Sono Claudia e Claudia è il nome che mia madre avrebbe sempre voluto per me. In un modo tutto suo già mi aveva scelto, il miracolo dei destini. Sono nata in Colombia, a Medellin, da una madre che conosceva bene le strade e la sua fame e da qui è arrivato il suo grande atto di coraggio: darmi in adozione. Dopo un primo tempo passato in una famiglia di affido qualcuno ha deciso che ero troppo grande, che una casa non mi spettava e per questo io e mia sorella siamo state mandate in orfanotrofio. La disperazione di quella sradicazione non l’ho mai più dimenticata.

L’orfanotrofio è stata la casa di tutti noi figli di nessuno, ci facevamo compagnia nell’attesa di essere noi la scelta di una coppia che aveva avuto la sfortuna di non poter avere figli. La loro sfortuna però giocava a nostro favore, ci lisciavamo i capelli e cercavamo di farci belli per fare colpo su  mamma e papà. 12 agosto 2001. Eccoli, Marco e Raffaella su due sedie, tesi, avevano appena fatto il proprio viaggio della speranza per diventare madre e padre di due figlie di cui avevano solo visto una foto. Una chiamata in piena notte dalla Colombia, la nostra foto sotto il cuscino e il miracolo era avvenuto: seppur in continenti lontanissimi tra loro eravamo già figlie e genitori.

Io piangevo , avevo paura, non sapevo come si facesse la figlia. Ho imparato negli anni grazie alla pazienza dei miei genitori e li ringrazio ogni giorno di essere stati la bellissima variabile che mi ha salvato la vita. Non riuscivo a parlare bene o meglio, a comunicare la tempesta di emozioni che avevo nella testa fino a quando la mia mamma cominciò a scrivermi delle lettere. Io le scrivevo di risposta ed è in quelle lettere solo nostre che ho trovato il modo di stare con lei cuore a cuore, un amore potentissimo che mi portava via da ogni dolore e mi portava sulla giusta strada. La strada giusta erano le parole, il mio spazio, la mia autentica me.  Leggevo in continuazione, ero curiosa e i libri mi sfamavano. Scrivere mi aiutava a levigarmi , a darmi forma. A scuola sempre voti alti fino al secondo superiore. Un brutto malore e venni a sapere della rara sindrome di cui soffrivo. La stanchezza perenne e l’odore degli ospedali, dei referti medici mi portarono alla saturazione. Cominciai così a stare sempre con gli amici per strada, è cominciato così il viaggio con storie e vite al limite dell’inverosimile. Le strade erano casa nostra e lì noi e gli altri decidevamo la vita. Fino ad arrivare a realtà troppo estreme. Ho preso un quaderno a cui ho raccontato tutto e sono tornata con sforzo immane alla vita reale. Un saluto muto a quelle che erano state la mia famiglia e alle strade e quel viaggio finiva lì. Basta dolori così vivi. Avevo scelto la parte bella della vita. Un periodo di ripresa durato anni ed eccomi qui. Appassionata di giornalismo perché credo nella sua nobile causa di raccontare il mondo,  qualche esperienza  in qualche piccola testata sportiva dove mi occupavo degli inserti di cronaca estera (Sport cafè) e un po’ di pratica nel blog di una talentuosissima ragazza (Navel magazine) .

In tutto questo arriva “Voci di Fondo”, la possibilità di redenzione. Ho paura ma mi mancano le parole, metterle a disposizione di altri, offrirle. Voglio esserlo anche io una voce in questo piccolo angolo che permette una sana evasione dal rumore di tutti i giorni. Voglio scrivere e spero che questo sia il mio campo di formazione, voglio essere pronta quando andrò a Sarajevo a chiedere della guerra e raccontarla. Ecco, il mio sogno è quello di capire perché nonostante le atrocità ci sia qualcuno che vuole sopravvivere e riesce addirittura a trasformare dolori così acuti…in bellezza. Sembra quasi che tutto finisca con dolcezza, come un bacio sulla fronte.