The Crown è tornato! Una delle serie tv più acclamate del 2016 (e la cui produzione è stata la più costosa di sempre per Netflix) ha fatto il suo regale ritorno sulla piattaforma di streaming, con 10 episodi accolti tra molte aspettative: la seconda stagione sarà all’altezza della prima? La risposta per noi è assolutamente positiva. La serie riprende da esattamente dove si era interrotta la prima: ritroviamo la Regina Elisabetta II (magistralmente interpretata da Claire Foy) alle prese con i cambiamenti che, tra la metà degli anni ’50 e ’60, hanno sconvolto il mondo intero, monarchia inglese compresa. Il dramma ha inizio proprio tra le mura del palazzo, in quanto Elisabetta e Filippo (Matt Smith) avvertono il peso della distanza che si è creata tra loro a causa del comportamento spensierato di lui durante il tour per il Commonwealth, un’occasione preziosa per il re consorte di meditare sul loro rapporto e sulla sua figura, così eclissata rispetto alla moglie: la riconciliazione sarà possibile solo grazie alla forza morale di Elisabetta e ad alcuni compromessi che renderanno più “facile” la loro vita, soprattutto a livello di impieghi e responsabilità.

Ma la crisi sembra colpire da più fronti la regina, che inizia ad accusare il colpo e a meditare su quando una donna entri nella mezza-età: l’avvento del nuovo primo ministro Anthony Eden, la crisi del canale di Suez, le vicende in Ghana, le due gravidanze (la seconda delle quali costringe la regina al ritiro in Scozia per problemi di salute) e la fama della bella e intelligente Jackie Kennedy che ha stregato il mondo intero, tranne Elisabetta II, con cui la first lady americana instaura un rapporto di rivalità/amicizia fondato prima sull’orgoglio e poi sul rispetto reciproco…

A rendere grandiosa questa serie tv sono ancora una volta elementi “secondari” ma essenziali, a cominciare dagli altri protagonisti della Storia: il principe Filippo da semplice consorte della regina si fa più indipendente, ed è particolarmente interessante notare lo sviluppo del suo carattere grazie ad alcuni eventi (e scandali velati) e scoprire alcuni retroscena del suo passato, come l’infanzia segnata dall’appartenenza a una famiglia nazista e da una grave tragedia che lo porterà ad affrontare la vita con un rinnovato coraggio. Grazie a questi approfondimenti sulla sua vita, Filippo si pone a buon diritto al fianco di Elisabetta come personaggio principale, scosso da turbamenti, da ricordi che sembrano lontani ma che in realtà sono più attuali che mai e da obblighi e doveri da cui a volte vorrebbe evadere: l’unica eccezione è rappresentata dal suo impegno come padre, e in questa stagione ci viene aperto uno spiraglio sul suo complesso rapporto con il principe Carlo, della quale istruzione si occupa con fervore, quasi volesse fargli rivivere quel che è stato necessario per lui per diventare un uomo. Altro personaggio intrigante è la Principessa Margaret (Vanessa Kirby) che, incapace di trovare la felicità sentimentale ed esistenziale, si conferma come la personalità più ribelle, piccante e anticonvenzionale della serie: lei, provocante sia nelle parole che nelle azioni, che sembra non aspettarsi più niente dalla vita, riuscirà finalmente a trovare la serenità nel matrimonio con il fotografo Antony Armstrong-Jones (Matthew Goode). Questo non le impedirà comunque di dar sfogo al suo animo “moderno”, anzi! E ancora, la fotografia suggestiva, la ricostruzione accurata degli eventi, le scenografie accurate, gli abiti di scena incantevoli, le musiche, la gestualità e i dialoghi del cast, contribuiscono al successo di una serie che sembra avere in cantiere altre 4 stagioni, e che dalla prossima vedrà un cambio degli attori, i quali interpreteranno la famiglia reale inglese nella maturità: l’unica certezza al momento è che Olivia Colman sostiruirà Claire Foy, mentre non si sa ancora nulla sul resto dei sostituti.

Non ci resta che aspettare per scoprire con quale passione e umanità continuerà la storia di una delle regine più importanti in assoluto e, in parallelo, la Storia con la S maiuscola che porterà il mondo, o almeno, l’Inghilterra, ad essere quel che oggi con i nostri occhi.

 

Angelica Corà