AUTORE: Chiara Moscardelli

TITOLO: Volevo essere una gatta morta

EDIZIONI: Giunti, 2016 (prima edizione Einaudi, 2011)

PAGINE: 224

PREZZO: 6,90 euro

 

 

 

L’AUTRICE: Chiara Moscardelli è nata a Roma, ha 38 anni e lavora a Milano come addetta stampa. Ha scritto Volevo essere una gatta morta pubblicato da Einaudi nel 2011, poi in versione tascabile da Giunti nel 2016. Successivamente sono arrivati La vita non è un film ma a volte ci somiglia (Einaudi, 2013), Quando meno te lo aspetti (Giunti,2015),Volevo solo andare a letto presto (Giunti, 2016).

SINOSSI: C’è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse non aveva fretta di venire al mondo perché aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata. Che sarebbe rimasta sempre in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al quello della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta.“La gatta morta è una categoria poco conosciuta, nascosta, silenziosa ma micidiale. Ha pochi pensieri, chiari, semplici… Ha una vita serena perché ha un unico scopo: il matrimonio. A diciotto anni ha le idee chiare su tutto ed è in grado di realizzare una cena completa per otto persone con sedici portate. Voi non ne siete capaci? Imparate alla svelta.A venti ha deciso quale sarà l’uomo che sposerà. Magari non è un uomo in carne e ossa ma è comunque la categoria a cui appartiene che inizia a prendere di mira: l’avvocato, l’architetto, il notaio, il dottore. Le qualifiche sono importanti”. Chiara l’ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi.

RECENSIONE: Donne NON gatte morte del mondo unitevi! Perchè non solo la protagonista Chiara, ma tutte noi ci saremo confrontate con tale esemplare femminile. Odiata certo, ma quanto ci sarebbe piaciuto nascere e vivere come lei, visti i risultati. Volevo nascere gatta morta non è un libro recentissimo, ma il fatto che Giunti abbia pensato nel 2016 ad un’ edizione tascabile, è un indizio che il romanzo sia stato gradito (Chiara Moscardelli dopo questo esordio  ne ha  pubblicati altri tre!). Un libro frizzante quando non si desiderano letture impegnate, anche se in alcune parti  le vicende descritte forse appaiono paradossali. È un’autobiografia romanzata in cui la protagonista, stesso nome dell’autrice, è l’opposto della gatta morta; lo si capisce dall’inizio del libro, quando racconta la sua ennesima avventura in ospedale. Il romanzo rientra nel genere  “chicken literature” (letteratura per pollastrelle), come Il diario di Bridget Jones o I love shopping, e  Chiara Moscardelli non sfigura di certo di fronte ad Helen Fielding o Sophie Kinsella. Il secondo capitolo “Quando una nasce podalica” è un bellissimo viaggio negli anni ottanta dove si parla di cose conosciute da chi ha sui quaranta anni: le crostatine al cioccolato del Mulino Bianco, il gioco della bottiglia, della scopa e della sedia, della campana. L’epoca delle figurine e delle musicassette con il mangianastri, di Madonna e “Flashdance”, di “Candy Candy” e “Dolce Remì”. In pratica un tuffo nel passato: ricordarsi di come eravamo, quando la tua unica preoccupazione consisteva nel mangiare tutti i gusti della piramide dei tramezzini, qualora non fossi tra i fortunati invitati a ballare durante le feste. Successivamente seguiremo Chiara durante le tappe di  una vita comune per ogni ragazza, poiché anche se con risvolti tragicomici ed esilaranti, anche per lei ci saranno il percorso di studi fino alla laurea, le riunioni con gli amici per vedere il programma preferito (Twin Peaks), i viaggi (il famoso interrail), la ricerca del lavoro, una casa propria, le esperienze amorose. Ogni  capitolo strapperà una risata come in Le mutande ghepardate o Questione di sedere. Punto fermo nella sua esistenza sarà Francesco, l’amore mai corrisposto, quello che più volte darà l’illusione che qualcosa è cambiato: “A volte incontri un uomo che ti piace e allora ce la metti tutta per cercare di conquistarlo. Ti mostri una donna completa, che sa ascoltare. Lo lasci libero di fare le sue scelte, spesso dolorose per te, cerchi di capirlo, di assecondare il suo ego… Sei una buona confidente, una complice, un’amica. E stai sbagliando, su tutta la linea. Infatti all’improvviso lui si innamora, ma mai di te.”

Anche io non mi considero una gatta morta, quindi è stato facile identificarmi con i ragionamenti e sentimenti della nostra protagonista. Penso che molte di noi troverebbero piacevole questo libro, poiché anche se in maniera caricaturale, sono narrati episodi che ben conosciamo (tranne la visita all’ospedale dopo l’incidente, ma qualche scena “ fantozziana” l’abbiamo vissuta tutti). Volevo essere una gatta morta un romanzo di cui abbiamo bisogno per ridere, soprattutto di noi stesse, sull’autobus, mentre aspettiamo in uno studio medico, nella nostra stanza. Il finale ci regala una sorpresa: a ben pensare solo in tale modo possiamo sperare che le gatte morte non l’abbiano vinta del tutto … Buona lettura!

Arianna Puri

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