Proprio in questi giorni la celebre azienda produttrice di cappelli di Alessandria, la Borsalino, ha dichiarato fallimento dopo ben 160 anni di attività, segnando la vera e propria fine di un’era nel campo della moda, e non solo. Giuseppe Borsalino, che a Parigi aveva ottenuto la qualifica di Mastro Cappellaio, ne era stato il fondatore nel lontano 1857, e pochi anni dopo aveva avuto la giusta intuizione in grado di portare l’antica casa al livello di una vera e propria industria. Da lì a un successo mondiale il passo fu beve. Indossati dalle celebrità, desiderati da tutti, i cappelli Borsalino hanno rappresentato e rappresentano un vanto tutto italiano, per il loro inconfondibile stile e per l’altissima qualità della manifattura.

Circa cinquanta diversi passaggi produttivi, che vedono l’alternarsi dell’uso di macchine a interventi manuali, e una media di otto settimane di lavorazione per la produzione di un singolo copricapo rendono ogni prodotto Borsalino un cappello unico, un oggetto magico in cui si fondono due epoche, in cui convivono felicemente l’artigianalità del passato e la modernità dell’industria. Il Borsalino per eccellenza poi, ossia il cappello maschile in feltro incavato nella sua lunghezza sotto la corona il cui vero nome sarebbe Fedora, è una vera e propria icona mondiale. Non stupisce, infatti, che il suo ascendente successo dagli anni ’20 del Novecento lo abbia addirittura portato a essere scelto quale titolo di un film del 1970: una celebre pellicola firmata da Jacques Deray con l’allora giovanissimo e bellissimo Alain Delon nei panni di uno spregiudicato malavitoso di Marsiglia. Ma il lungometraggio francese non è l’unico che contribuì alla fortuna del Borsalino, divenuto negli anni sempre più noto: chi non ricorda il cappello di Harrison Ford in “Indiana Jones”? O quelli di John Belushi e Robert Englund nel film “The Blues Brothers”? Talvolta associato al personaggio del gangster, talvolta a quello dell’investigatore privato (forse perché gli unici realmente in grado di possederne uno) il Borsalino ha percorso i suoi 160 anni di vita solcando una strada privilegiata, tra pellicole, copertine, red carpet e star di Hollywood del calibro di Johnny Depp, Nicole Kidman, Leonardo di Caprio e Michael Jackson. Senza dubbio la respinta richiesta di concordato avanzata dalla Haeres Equita srl, società dell’imprenditore svizzero Camperio, che gestisce l’azienda dopo l’affitto del ramo, ha decretato il fallimento dell’azienda alessandrina, ma non la fine del Borsalino. Il frutto del lavoro di Giuseppe e Teresio Borsalino continuerà certamente a essere un’icona, un emblema dello stile e della moda italiana, e di quel Made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Se vi trovate ad Alessandria e volete saperne di più sull’azienda Borsalino visitate il Museo del Cappello Borsalino!

Giulia Mastropietro