• Titolo: Incontro col destino
  • Autore: Alina Grigorasel
  • Numero di pagine: 150
  • Anno di pubblicazione: 2017
  • Editore: Youcanprint

 

Sinossi: Angela è una giovane ragazza che decide di lasciare Marco dopo due anni di convivenza:  infatti col tempo lui è diventato geloso, possessivo, addirittura ossessivo, tanto da impedirle di uscire ,di avere una vita normale, fino ad imporle di vestirsi come vuole lui, quasi da “nonnetta” per paura che possa attirare gli sguardi degli altri. Dopo aver messo la parola fine a questo rapporto, Angela sembra serena, finchè Marco non cerca di ucciderla… Lo scampato pericolo, il miracolo dell’aver avuto una seconda possibilità sarà, per Angela, una grande occasione per riflettere.

Recensione. È un inno alla vita il  libro di questa giovane autrice, che nella freschezza della sua giovane età ci propone un racconto schietto, senza falsi pudori, molto diretto e privo di fronzoli. Angela, la protagonista, racconta in prima persona in una sorta di diario le sue vicende, riportandole spesso sotto forma di dialoghi in particolare con la sua migliore amica, con la mamma e con il suo nuovo ragazzo, e con questi dialoghi ci rivela la sua visione del mondo, la sua evoluzione attraverso il dolore, un’evoluzione che le darà una vita piena e completa attraverso una nuova consapevolezza.

In questo percorso ci sono dei punti cardine dai quali Angela parte per riprendere in mano la sua vita: l’amore, il perdono, la gratitudine per le gioie di tutti i giorni, per le piccole cose, anche le più insignificanti. Ma il punto chiave è l’amore per sé stessa. Questo è un tema di scottante attualità, del quale si sta sentendo parlare spesso, a causa dei sempre purtroppo più frequenti casi di femminicidio, o maltrattamenti nei confronti delle donne, che si verificano spesso nell’ambito della coppia. Molte volte le vittime si attaccano ai loro carnefici perché non hanno stima di sé stesse, oppure vengono annullate interiormente e a volte anche fisicamente, proprio da chi aveva fatto credere loro di amarle più di sé stesso.

Ma perché molte volte le donne diventano vittime, oggetti ? Perché non hanno rispetto di sé stesse? È molto interessante la spiegazione che dà Alina attraverso il romanzo: alle donne è stato insegnato che non possono fare a meno degli uomini, a cominciare dalle fiabe dove la principessa ha sempre bisogno del principe per essere salvata dalla strega cattiva, dal drago, ecc. (e appunto, quasi sempre la donna che riesce ad affermare la sua personalità è solo la strega o un personaggio negativo) dove le donne non bastano mai a sé stesse e non si realizzano senza un uomo, sia principe o cavaliere.

Bisognerebbe perciò partire da un’educazione diversa, dove non c’è disparità o supremazia tra i due sessi, partendo dall’autostima, insegnando che ognuno è speciale nella sua unicità, e sia maschi che femmine non devono cercare un compagno o una compagna solo per sentirsi apprezzati o stimati, altrimenti si può cadere nel tranello di un rapporto che non è autentico. Prima di amare un’altra persona bisogna amare sé stessi, altrimenti non è vero amore, ma una pura ricerca di conferme che può sfociare in qualcosa di negativo, come ad esempio la gelosia morbosa, o l’ accettazione passiva di maltrattamenti psicologici o fisici, un circolo vizioso da cui è difficile uscire, sia per la vittima che per il carnefice, il quale si porta appresso, senz’altro, cicatrici e sofferenze, che l’hanno segnato, anche se non giustificano il suo comportamento.

A questo punto subentra il tema del perdono, però  non è quel perdono “buonista” che può permettere a chi ti ha fatto del male di fartene ancora, ma un perdono che lascia andare, comprende, è empatico, non serba rancore anche se non giustifica certe azioni inaccettabili.

Non riuscendo a perdonare, invece, si rimane legati a chi ci ha fatto del male, perché il rancore ci impedisce di voltare pagina. E, in generale, il perdono fa bene a chi lo dà più che a chi lo riceve, infatti è stato dimostrato che chi riesce a perdonare non solo raggiunge la pace interiore, ma è meno soggetto a diversi tipi di disturbi anche dal punto di vista fisico. Sotto forma di discussioni che Angela intrattiene con le persone che la circondano, il lettore è reso partecipe delle sue nuove scoperte e riflessioni sull’esistenza, che poi verranno assimilate come percorsi interiori che a poco a poco la aiuteranno a curare le sue ferite. Sarà proprio questo suo nuovo modo di approcciarsi alla vita a darle la forza di affrontare tutto e di lasciarsi i traumi alle spalle.

In questo percorso Angela capirà (ed è su questo che l’autrice insiste) che ognuno è artefice del proprio destino, e che certe esperienze sono spesso create dal nostro modo di pensare, e così, dopo aver riflettuto sulla gratitudine per essere scampata per miracolo alla morte, analizza il suo incontro e il suo rapporto con Marco, si prende le sue responsabilità riconoscendo che nessuno può diventare carnefice se non trova una vittima che gli permette di diventarlo, e sarà solo allora che Angela scoprirà l’importanza del perdono, per chiudere quel triste capitolo della sua vita e poter andare incontro a una nuova vita e soprattutto vivere con serenità il rapporto con Fabio, il suo nuovo compagno.

Ma sarà anche il rovesciamento delle credenze da negative a positive, che sarà decisivo per il percorso di Angela e migliorerà il suo rapporto con la vita. La rinascita sarà graduale e si percepisce nei suoi resoconti quotidiani, soprattutto nel ringraziare tutti i giorni anche per le più piccole cose, per la vita che è un dono, perché in fondo se Angela è viva, c’è Qualcosa o Qualcuno che si può chiamare Dio, o Vita o Destino, a seconda delle convinzioni, ma che senz’altro la ama.

 Ogni capitolo è introdotto dalle affermazioni di Louise Hay sul pensiero positivo. E tutto si conclude con un grande GRAZIE dal più profondo del cuore.

Cecilia Piras