Secondo l’Encyclopædia Britannica, un romanzo si definisce storico quando «ambientato in una determinata epoca» intende «trasmetterne lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli realistici e con un’aderenza, talvolta apparente, ai fatti documentati. La Società angloamericana aggiunge che «per essere ritenuto storico, un romanzo deve essere stato scritto almeno cinquanta anni dopo gli eventi descritti o da un autore che all’epoca di tali eventi non era ancora nato». Carla Marcone, scrittrice partenopea, che nel 2006 ha pubblicato sempre con la casa editrice Scrittura & Scritture il libro Fiori di carta, sa rispondere pienamente ad entrambi: il suo ultimo romanzo Teresa Filangieri. Una duchessa contro un mondo di uominiambientato nell’ottocento narra, infatti, il coraggio di una donna che merita di essere ricordata.

«Teresa nacque nel 1826, nell’ultima stanza di una casa popolata dai fantasmi della scienza e della guerra. […] Sebbene la nascita della bambina fosse stata un’amara delusione per il generale Carlo, che ancora imberbe aveva combattuto al fianco di Napoleone, col tempo imparò ad accettare e poi ad amare quella figlia.»

A lungo il padre considera Teresa uno scherzo, un dispetto della natura, poi si lascia conquistare dal temperamento da amazzone di lei, che irritava non poco l’austera nonna Carolina, a cui dispiaceva la sciatteria e il modo sgraziato con cui la nipote portava a spasso il suo corpo. Nonna Carolina rappresenta la tradizione, quella mentalità del passato che vuole che la donna stia al suo posto tra fazzoletti da ricamare e merletti da cucire.

«Una volta Teresa […] le si presentò davanti vestita di tutto punto con un abito da pomeriggio di taffettà azzurro, reso alla moda da un corpetto aderente e da una gonna a campana raccolta in pieghe, sicura di potersi pavoneggiare in una profusione di complimenti, e invece se ne tornò in camera sua invitata a riflettere. Nonna Carolina, dopo un sonoro e inaspettato schiaffo, le fece notare che indossava stivali da cavallerizza, inadeguati all’abito e pure infangati, così disse, ma sgarbatamente. Quel giorno, e poi per sempre, non trovò lo sguardo complice di sua madre, che non la seguì, non la consolò, non giustificò la durezza della vecchia con la prematura vedovanza e con quella figlia morta bambina e conservata in una scatola. E capì che doveva crescere, e che non poteva permettersi di essere superficiale, che doveva imparare a nascondere l’orgoglio, la rabbia, e qualunque altro sentimento che non fosse appropriato».

Un’adolescenza soffocata: bisognava imparare a tacere, sopportare, a parlare solo se interrogate dal proprio padre e, quando questi non c’era, dal marito, un uomo non voluto naturalmente, non amato, scelto da qualcun altro che di libertà non voleva saperne. A Teresa tocca come consorte il duca di Roccapiemonte Vincenzo Ravaschieri-Fieschi, ma la sua non sarà una vita come tante altre, non si accontenterà di essere una moglie docile e servile. Ben presto la giovane scoprirà la disubbidienza, poi la maternità, in ultimo il dolore più grande che una donna possa provare. La guerra e il colera del 1866 armano la sua anima. In un mondo messo in piedi dagli uomini per gli uomini, Teresa va al di là delle convenzioni sociali, lotta per realizzare un ospedale pediatrico per malattie infettive, il primo in Italia, dedicandolo alla figlia Lina, scomparsa, appena adolescente, nel 1862. Un progetto ambizioso per ridare luce alla sua città, Napoli, dove «vivere è una ricompensa e morire un privilegio», in cui i bambini poveri sono abbandonati a sé stessi, le orfane, le figlie di nessuno, costrette a prostituirsi per pochi soldi o a divenir monache senza vocazione, e gli uomini complici silenziosi di una realtà che si sfascia sotto i loro occhi. È la Napoli  degradata che ci ha raccontato con maestria Anna Maria Ortese in un suo celebre libro del ’53, ma pure quella «carta sporca» di cui parlava Pino Daniele in una splendida canzone. Teresa non ci sta ad abbassare la testa, il «suo cuore intrepido di donna» la spinge ad attraversare i vicoli lerci, a bussare alle porte dei bassi dei quartieri più bui, a curare le ferite di chi è stanco di lusinghe e promesse.

«Che donna è una donna che non tenta di rendere il mondo migliore?»

Pubblicato da Scrittura&ScrittureTeresa Filangieri. Una duchessa contro un mondo di uomini è un libro più che mai attuale, che sa raccontare con delicata violenza cosa voglia dire essere donna in un universo prettamente maschile. Il romanzo è ambientato più di un secolo fa, eppure la questione pare più urgente di prima. Con uno stile dal gusto antico, che sa reggere il confronto con romanzi storici del passato, in cui qua e là si trovano espressioni dialettali che danno colore alla pagina, quali trummetelle, ammuina, chivemmuort, Carla Marcone recupera dalle pieghe del tempo una storia italiana piena di speranza, umanità e passione. 

«Napoli, addì 4 novembre dell’anno 1880. Oggi sarà inaugurato l’ospedale Lina. Il mio sogno è compiuto. Mi sento ebbra di felicità, come se sposassi la mia bambina. […] Non abbiamo sempre confidato e sperato? Il cuore grande dei napoletani me ne darà ragione. […] Sono vecchia ormai e vivo tra le memorie di un lontano passato e un presente che non è più mio e che mi sfugge dinanzi, ma non smetterò di lottare per un futuro migliore, né smetterò mai di crederci».

Titolo: Teresa Filangieri. Una duchessa contro un mondo di uomini 

Autore: Carla Marcone 

Editore: Scrittura&Scritture

Anno: 2017

Pagine: 158. 

 

 

Cristina La Bella