“I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway”.Cantava nel suo “Incontro” Guccini e correva l’anno 1972. 45 anni di ribaltamenti sociali e innovazioni tecnologiche che hanno superato qualsiasi fantasia. Adesso, quasi 50 anni dopo, cosa rimane di quei miti, cos’è che ancora tutti noi vogliamo e sogniamo?

I miti di oggi, in un miscuglio tra tradizione e contemporaneo, si dividono tra casa di proprietà, smarthphone e social network e soprattutto dell’intramontabile posto fisso. Infine, l’arte e il cinema non riescono più a farci sognare. Sono le stime del rapporto Censis – sul rapporto sociale del paese- dove  parlando anche solo dell’Italia, sembra che la situazione non sia poi così radicalmente cambiata dai lontani anni’50-’60. Il primo mito contemporaneo è e rimane infatti il posto di lavoro fisso, messo sul podio dal 38,5% degli opinionisti, seguito  dai social con il 28 3%, la casa di proprietà al 26,2% e dal cellulare con un 25,7%.  Quattro posizioni primarie che rivendicano i valori tradizionali della sicurezza di casa e lavoro con l’innovazione della nostra vita attraverso il web, è ormai essenziale esserci in entrambi i contesti, e di esserci in uno stato di benessere. Un assembramento che crea non poco divario di paradossi, la riuscita sociale passa maggiormente attraverso la cura del corpo con il 22,7% e i selfie al 18,9% contro lo studio e la lettura che sono solo al 14,4% o all’acquisto dell’automobile con un risicato 10,2%. Cade in picchiata dall’immaginario storico e collettivo del passato, il sogno del cinema, che con il minimo del 2,1% si ritrova in fondo alla classifica. Le storie e le immagini, la famosa visione in technicolor non riescono più ad essere il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, sormontato da colosso di internet con il 26,6%.

La vita sociale attraverso il web è diventata la scala di valori, soprattutto fra i più giovani. Questo cambiamento di avvenimento accade perché ormai da internet possiamo fare qualsiasi cosa, dal guardare appunto un film, alla spesa, all’accedere al nostro conto bancario, non esistono più spazi geografici e fisici in cui si è legati ad un viaggio, internet diventa il luogo pubblico per eccellenza in cui svolgere le proprie abitudini.  L’arte si socializza, il mercato si indicizza nei canali prescelti e soprattutto ci stiamo googolizzando, ben il 54,2% delle persone fa ricerca in rete per trovare strade, località, esercizi commerciali. Diventa indispensabile anche la ricerca di informazioni su aziende, prodotti e servizi che abbiamo a portata di sguardo ovunque e in qualsiasi momento.  Il 37,7% fa uso quotidiano di e-commerce per le proprie commissioni, così come per la scelta delle vacanze o per lo svolgimento di alcune pratiche burocratiche.  Ciò che rimane invece ancora un po’ complicato per i servizi online è la prenotazione di visite mediche, lo fa solo l’8% degli utenti. Continua purtroppo la crisi della carta, sono sempre meno i libri e soprattutto i giornali letti in questo formato, il declino conferma il trend degli e-book, in aumento del 5,2% rispetto agli ultimi anni. Un italiano su due quindi, non è più abituato a leggere con un’attenzione propugnata di tempo sulla carta stampata, a darne una buona analisi e una consequenzialità di logica. Sono le donne in Italia, ben il 61,7%, a sostenere l’editoria, un dato in rosa che risolleva una media non certo promettente.

Lo spaccato di modi di vivere che ne viene fuori rimane attaccato alla tradizione solo su certe certezze che tutti continuano a volere, la casa e il lavoro. Ciò che invece muta sono i luoghi fuori da essi e il modo in cui essi, all’esterno, vengono condivisi e vissuti. Un macro e un micro di visioni proprie tra il nostro dentro e il nostro fuori. Non c’è più l’attitudine all’uscita, alla scoperta degli altri attraverso il viaggio, il moto di sé verso l’esterno, ma di contro siamo portati tantissimo a far arrivare tutto direttamente al nostro interno. Accade con le foto che postiamo, i retroscena che sveliamo –più o meno veritieri- della nostra vita e dagli acquisti che scegliamo su uno schermo per farli arrivare direttamente a noi senza intermediari di conoscenze altrui. Non siamo più disposti ad andare verso gli altri, che siano persone, luoghi o negozi, ma sembriamo volere a tutti i costi che gli altri arrivino a noi senza inutili preliminari, le nostre case, i nostri vestiti, i nostri segreti, possono essere in mondo visione senza bisogno di attesa e conoscenza. Vogliamo sicurezza, la casa nostra, il lavoro garantito, ma tutto il resto può essere diluito in attimi veloci e reimpostati, la certezza che sognare diventa difficile quando tutto ci viene già costantemente mostrato passo per passo, minuto per minuto. Il fascino del mistero è sparito, vogliamo sembrare veri, in un emisfero di filtri che invece mettono in scena un’illusione patinata ma troppo studiata per far sì che possa essere ancora sognata, come tempo fa, quando bastava un fotogramma a colori per far battere il cuore. Ora di colori ne abbiamo troppi, abbiamo troppi nomi, posti, prodotti, troppa competizione che crea una confusione di scelta pazzesca, l’avere tutto a portata di mano forse ci fa distogliere lo sguardo da quello che sarebbe più concreto e necessario. Forse è per questo che una volta spenti quelli che un tempo erano i riflettori e che oggi possono essere i social network, abbiamo bisogno di sapere che possediamo un lavoro in cui svolgere la propria professione, in cui avere quei soldi da spendere con un click, sicuri tra le mura di casa propria.

Forse non sappiamo più sognare perché tutto sembra diventato possibile pur restando difficile, e il mito oggi diventa sopravvivere a tutto quel caos di possibilità che non consacra più né la celebrità né la normalità.

Marta Borroni