Roma. Edoardo è un giovane non ancora trentenne, consapevole della propria omosessualità così come della ferma idea di non volerne parlare alla famiglia. Anche sua sorella Margherita, con la quale è legatissimo nonostante le differenze caratteriali, ne è all’oscuro. La routine quotidiana di Edoardo, che si racconta al lettore in prima persona, subisce una scossa in coincidenza con due eventi inaspettati: l’assunzione come addetto all’ufficio marketing e commerciale del Bioparco di Roma e la conoscenza con Gabriele. Bello fisicamente e caratterialmente, cattura da subito l’attenzione di Edoardo, che ne è immediatamente attratto. Peccato che Gabriele sia quanto di più irraggiungibile (almeno all’apparenza) possa esserci per lui, dal momento che si tratta del nuovo fidanzato di sua sorella. Se Gabriele ricambi o meno l’attrazione per Edoardo dovrete scoprirlo da soli. A far da contorno – e ciò non vuol dire che si tratti di personaggi descritti superficialmente o poco interessanti – il microcosmo del Bioparco e quello della famiglia di Edoardo. In mezzo a foche, pinguini, canguri e struzzi colorati, c’è un padre tanto amato, ma sempre assente, che vive una doppia vita, una madre casalinga che finge di non capire, due amici troppo intraprendenti e una movimentata trasferta di due mesi allo zoo di Dublino.

Perché leggere L’ultimo salto del Canguro? Semplice, ve lo svelo analizzando quelli che per me sono stati i suoi tre punti di forza.

  • L’omosessualità. Pur avendo come protagonista un ragazzo omosessuale ciò non diviene un argomento né spettacolarizzato, né banalizzato né elevato a motivo di dissertazione filosofica. L’omosessualità di Edoardo, che affronta la sessualità con spregiudicatezza ma con assoluta serenità, evitando in questo modo una teatralizzazione del proprio orientamento sessuale che avrebbe finito per rendere il personaggio ridicolo e di poco conto. A Paolo Vanacore va quindi il merito di aver utilizzato un argomento tuttora delicato ( e spesso abusato) trattandolo con la giusta dose di ironia.
  • I parallelismi tra uomini e animali. Trovo che l’antropologia possa essere una delle scienze migliori per comprendere la società contemporanea e seppure Vanacore non si ponga come saggista, inserisce in questo breve romanzo dei parallelismi tra i rapporti – erotici e sociali – umani e quelli animali che, oltre ad essere interessanti e a strappare qualche risata, sfociano in una critica – nemmeno troppo velata – verso le convenzioni sociali umane e più in generale verso l’idea stessa dei rapporti umani.
  • Il linguaggio. I lettori si dividono in estremi: coloro che giudicano un libro dalla trama e coloro che invece danno maggiormente risalto allo stile. Non c’è un orientamento giusto o sbagliato perché per entrambi entra in gioco una grande dose di soggettività. Personalmente, nella quasi totalità dei casi tendo a schierarmi nella seconda categoria. L’ultimo salto del canguro non ha una trama che vi rimarrà impressa nella memoria per mesi, ma ha uno stile che conquista. Il registro è colloquiale, le frasi brevi, il linguaggio semplice e privo di eccessive ampollosità tecniche. Ne esce fuori una lettura piacevole, che non disdegna argomenti socialmente contemporanei (oltre all’omosessualità, allargando lo sguardo si ritrova il tema della famiglia, del giudizio della società, dell’apparenza e delle menzogne ad essa conseguenti) ma che li filtra in una maniera tale che alla fine diviene una storia rilassante, persino romantica. A modo suo.

 

Martina Mattone

Scheda libro

  • Titolo: L’ultimo salto del Canguro
  • Autore: Paolo Vanacore
  • Editore: Castelvecchi
  • Anno di pubblicazione: 2017
  • Numero di pagine: 80