TITOLO: Wintersong

AUTORE: S. JAE- JONES

EDIZIONI: Newton Compton

ANNO: 2017

PAGINE: 448

 

 

SINOSSI: L’inverno si avvicina, e il Re dei Goblin (Erlkönig) sta per partire alla ricerca della sua sposa. Sin da quando era una bambina, Elisabeth (Liesl)  ha sentito infiniti racconti su di lui e la sua corte. Ora ha diciotto anni, lavora nella locanda di famiglia e sente che tutti i sogni e le fantasticherie le stanno scivolando via dalle mani, come minuscoli granelli di sabbia. Quando sua sorella viene rapita, Liesl non ha altra scelta che mettersi in viaggio per tentare di salvarla. E così si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto, strano e affascinante, costretta ad affrontare una decisione fatale.

RECENSIONE: C’era una volta Labyrinth, film degli anni ’80 con David Bowie mascherato da Re dei Goblin (leggendarie creature maligne presenti nel folklore di alcuni paesi e nel fantasy) e infatuato di  Jennifer Connelly, alla ricerca del fratellino rapito  dai folletti per colpa di un suo desiderio. Questo mi è venuto in mente leggendo la sinossi di Wintersong. Il romanzo è ambientato  in Baviera, quando ancora la musica classica era la regina dei salotti e delle corti europee. Essa regna sovrana anche nel libro: il rapporto tra i due protagonisti è spesso paragonato all’intreccio del pianoforte (Liesl) e violino (Erlkönig) in un’unica melodia. Il re dei Goblin affascinante nelle sue contraddizioni: 

Ti diverti con giochi da bambini, e ti diverti ancora di più a vincere. Per un uomo così intensamente devoto, sei sorprendentemente meschino. Sei un gentiluomo, un virtuoso, uno studioso e un martire, e di queste maschere quella che mi piace di meno è quella del martire. Sei austero, sei pomposo, sei pretenzioso, sei sciocco”.

Nemico, innamorato, alleato di Liesl, quale sarà la sua vera natura? Riesce a far emergere la vera Elisabeth, e per la prima volta  si sentirà bella e desiderata. Sebbene spesso lasci trapelare la sua durezza, resta una figura tormentata, di cui non è possibile non rimanere affascinati. Vittima o carnefice? Forse entrambi. “Ora capivo cosa intendeva Constanze quando diceva che quelle giovani fanciulle dal destino segnato lo desideravano come si può desiderare di afferrare la fiamma di una candela o la nebbia. Era una bellezza che faceva male, ma era proprio il dolore a renderla splendida.” Sarà amore quello tra la giovane ed il suo carceriere? Oppure necessità a cui il Signore degli Inganni non può sottrarsi? Lei così banale, lui perfetto e carismatico. Forse proprio per questo desidera quello che la bellezza non può donare? La caratterizzazione dei personaggi è efficace a partire dalla descrizione fisica  fino all’ analisi psicologica e sociale. Attraverso un’evoluzione graduale, la protagonista rivelerà nuovi aspetti di sé: il desiderio di non rinunciare più a tutto quello che cela nel profondo per compiacere i genitori, dare spazio al fratello ed alla sorella. In un certo senso stiamo leggendo un romanzo catartico alla scoperta dei aspetti più nascosti, ma anche di dure realtà. In bilico tra il rimpianto per la vita passata e la rivendicazione di un riconoscimento mai avuto per le sue doti di musicista, Liesl sperimenterà paura, nostalgia, rabbia e trionfo; finalmente libera  di  lasciar scaturire la sua musica, non bollata come “sciocche pretese”. Il Sottosuolo sarà una gabbia o una casa? Erlkönig, un re o prigioniero? «Io sono solo prigioniero della mia corona». È il re a servire la corona, o la corona a servire il re? Il finale del romanzo forse lascerà con l’amaro in bocca, ma  non  è detta l’ultima parola; il seguito, Shadowsong , arriverà a breve (2018).

“Eternamente mia

Eternamente tuo

Eternamente nostri ”

(Ludwig Van Beethoven, Lettere all’amata immortale)

Così si conclude Wintersong, libro di  pura magia adatto ad un pubblico femminile giovane, amante delle vecchie storie davanti al caminetto. Quale che sia il destino di Liesl, non sarà più la stessa. Buona lettura!

 

Arianna Puri