Ogni giorno continuano ad aumentare le voci e le denunce di molestie sessuali e violenze vere e  proprie. Se ne parla tanto, forse fin troppo o forse mai abbastanza, se inevitabilmente ci si ritrova ad essere persone discriminate e vittime predestinate di meccanismi mentali tali da farci essere prede assolute di sesso. Anche io ho scritto tanto di violenza, sessuale e non, con il cuore rivolto verso tutte quelle persone, donne soprattutto, che sono le vittime di queste notizie che prima di tutto sono azioni brutali.  Adesso, invece, vorrei poter dire da donna che nonostante tutto, in alcuni contesti e in alcuni momenti, si può dire di no, c’è possibilità, supportata ovviamente dalla volontà, di poter dire un no secco e deciso (a nostro discapito magari, ma dire di no e uscirne illese a volte è possibile!).

Non molto tempo fa mi trovavo a Roma per delle presentazioni letterarie, uno noto editore della zona, complici conoscenze in comune e il fatto che mi avesse già precedentemente letta, mi aveva contatta e saputo del mio arrivo a Roma mi promise di esserci per la presentazione. Io ero alquanto titubante, e come ogni esordiente timida che si rispetti, anche un po’ incredula. Questo noto editore invece venne e tra i presenti creò abbastanza clamore, specie quando si capì che era venuto proprio per me.  Ne seguì un buffet in cui, anche volendo, presa da altre persone, non riuscii più di tanto a parlare con lui.  Intanto, le chiacchere su questo personaggio del settore si susseguivano e tutti mi riportavano le loro opinioni: chi giurava fosse realmente un uomo di prestigio e chi invece mi metteva in guardia sul fatto che fosse noto anche per il suo debole al gentil sesso.  Mi invitò a cena e rifiutai, oltretutto ero già impegnata con amici.  Dopo il mio no si disperse a parlare con diverse persone. Avevo già deciso di non affidarmi per lavoro a lui, ma prima di andarmene questi mi chiese un testo da leggere. Nella borsa avevo due scelte: un testo giusto e corretto, e uno un po’ più blando e debole. Gli diedi il secondo, convinta sempre più del suo essere ambiguo. La mattina seguente mi chiama e mi invita per un caffè, generico, non per un appuntamento in casa editrice, ma per un semplice caffè insieme per Roma. Ovviamente, oltre i miei impegni precedenti, rifiutai per principio.  Da quel momento lui per me fu sparito del tutto.

Perché questo racconto di vita personale che potrebbe anche non interessare molto? Per sottolineare appunto che anche noi come donne possiamo scegliere di elevarci verso la scelta giusta, di darci noi per prime il rispetto e l’immagine ferrea che meritiamo di avere, oltre il fascino che possiamo avere in dotazione per natura. Questa persona continua ad essere nota e famosa, e pubblica con successo, e può essere che andando a quel caffè potesse non succedere nulla di male e che anzi, lui potesse essere perfino interessato realmente alle mie parole, in fondo quando mi contattò non sapeva nemmeno che aspetto avessi.  Forse a Roma quel giorno, dicendo sì, avrei ottenuto ancora più successo e fama. Eppure non c’è l’ho fatta ad accettare la forma sbagliata, non sono riuscita a contemplare mentalmente che la mia immagine, la mia gradevolezza e la mia propensione ad essere seducente per forza, potesse fare parte del pacchetto per un eventuale successo. Si parla di prostituzione quando effettivamente viene dato denaro per un corpo, ma credo che ci siano anche altri livelli di prostituzione, quegli accordi taciuti, come l’esempio sopracitato, in cui per andare bene devi vendere in qualche modo anche il tuo modo di fare, rappresentare la seduzione in modo tale che essa sia sempre esposta in vetrina, pronta ad essere venduta al miglior acquirente. Tra gli altri episodi che mi sono successi, un altro riguardo una testata giornalistica. Anche in questo sono stata apprezzata per alcuni miei traguardi di scrittura ed essendo alla mia prima esperienza mi sembrò un buon obbiettivo anche solo per incominciare, ma passato il momento euforia, ho cominciato ad analizzare gli atteggiamenti di redazione e collaboratori.   Al di là del fatto che essendo nuova nel settore, non ho avuto nessun tipo di indirizzamento, la cosa che mi colpì fu il fatto che mi era stato detto di tutto tranne che di giornalismo, si era parlato di inviti a cena, feste, eventi, ma quasi mai di lavoro.  Presi la mia decisione di non collaborare quando vidi nel web una foto del direttore che sorreggeva sorridente la coscia nuda e in bella vista di una sua collaboratrice, sposata, con figli e non di certo giovanissima. Persino due ventenni non mi avrebbero fatto un bell’effetto professionale, visti così, ma vedendoli, ormai adulti, ancor di più mi sono chiesta  che cosa avrei fatto io lì con loro. Sono scelte morali e personali, ognuno, nel proprio essere consenziente, sceglie di vendersi come vuole. Il punto è che quando si mette in commercio un prodotto non ci si può stupire che poi ci sia un mercato che lo chiede. Se come donne accettiamo di avere questa specie di prostituzione di immagine, non ci si può sgomentare se continua ad esserci qualcuno che ci propone di ricoprire tale ruolo.

Una violenza non è mai cercata, voluta o istigata, e bene ripeterlo sempre, ma spesso come donne accettiamo regole di comportamento immorali pur di ottenere tornaconto personali.
Io sono qui come signora nessuno, ci tengo a dirlo, non ho ancora pubblicato con case editrici di successo e non sono una giornalista, la differenza sta nel fatto che ho scelto di non esserlo e non diventarlo anche attraverso quei contesti, perché dire no è possibile, è possibile evitare alcune molestie e alcune violenze, ciò che rimane difficile è dire no alla discriminazione, perché questa avviene sempre e comunque e con chiunque, e spesso ci comporta delle rinunce costosissime verso la nostra persona. Però la vera scelta rimane questa: dire no agli altri facendoci discriminare o dire di sì e discriminarci da soli? Difficile, spesso impossibile, trovare la risposta adeguata per salvaguardarci come persone e come  professionisti.

 

Marta Borroni