• Titolo: Il cinema della felicità
  • Autore: Mauricio Gomyde
  • Collana: narratori moderni
  • Editore: Garzanti libri
  • Data di pubblicazione: agosto 2017
  • Pagine: 253

 

 Pedro è un’anomalia. Il cinema è il miracolo, lo strumento attraverso il quale la SS. Trinità concede la salvezza all’umanità.

Martedì sera, San Paolo, cineforum di periferia, il subcultural. Il giovane curatore con il settanta percento di vista periferica scampato alla promessa del buio perenne, manda un film, spera che qualcuno sulle poltrone semivuote trovi lì la sua redenzione ed è così che “L’attimo fuggente” diventa il suo invito a cogliere le occasioni della vita, a sapersi giocare la possibilità di stravolgere il proprio destino a dispetto dell’ordinarietà; “Forrest Gump” un invito alla speranza e alla tenacia con la solida promessa che la vita saprà ripagare e compensare ogni pena; “Hollywood ending” la dimostrazione che persino con la più buia delle limitazioni si può fare cinema perchè, paradossalmente, il cinema è più anima che occhi. Quella di Pedro è una fede cieca che riserva al mondo il più amorevole degli sguardi e che lo porta al suo “cinema felicità”.

Ogni martedì e ogni giovedì il giovane si reca alla VIP, la videoteca che cura e nella quale gli è possibile cambiare la vita di qualcuno con un film e un pacco di pop corn in omaggio. Ma qualcosa va storto, Pedro a terra con la testa fra le mani e il fuoco che distrugge il suo miglior repertorio di film, cerca di tenersi integro ma è tardi, gli equilibri sono alterati. L’iniziale magia si è sanata di crepe al punto di rompersi, disfatta; in un solo giorno la vita ha perso il suo incanto e il sogno di essere il Woody Allen o l’Al Pacino delle periferie distrutto. La bellezza delle fioraie cieche di Charlie Chaplin la più amara delle promesse. Niente arte, niente poesia.

Alla ricerca di risposte Pedro intraprende un viaggio con Fit, Mayla, i fedelissimi amici e Christal, la ragazza che ha creato un ponte tra archeologia e arte con la quale vuole festeggiare ogni capodanno della sua vita. Un viaggio che lo porterà a vedere persino oltre quanto fisicamente possibile e a posare lo sguardo su aspetti molteplici della sua vita di cui non era nemmeno a conoscenza. Ed infine gli occhi, il senso di tutto, il viaggio decreterà la cura o la condanna.

Il cinema della felicità è un libro fresco che, seppur con toni delicati e frizzanti, affronta la disperazione e quesiti esistenziali profondi offrendo una formidabile arma di salvezza a tutti coloro che perdono la parte migliore dei propri occhi. Con il più semplice, leggero e fluente dei linguaggi, “Il cinema della felicità” è di sicuro il libro giusto per tutti coloro che sono alla riscoperta della bellezza e della meraviglia del mondo: è la chiave per ripartire con occhi nuovi, la combinazione degli ingredienti perfetti per le nuove vite

«Sono un regista. Il lavoro di un regista è far credere alle persone quello che è quasi impossibile da dimostrare. E uscire dal cinema con l’illusione che la vita sia perfetta. Io lo chiamo “Cinema felicità”.»

Mauricio Gomyde, scrittore e musicista brasiliano è diventato ben presto uno degli autori più apprezzati e contesi del nostro  panorama letterario, affermandosi come un vero e proprio fenomeno  per la sua capacità di immediatezza. Definito il regista delle parole, colui che compie il miracolo di far credere alla persone ciò che è quasi impossibile da dimostrare e che ci offre uno dei ruoli più ambiti, quello da protagonista, nel più bello dei film: la vita.

Buona visione.

 

Claudia Ceccani