“Nonostante una lunga vita piena di difficoltà di tutti i generi, alla fine mi considero un privilegiato per il fatto di essere un artista

Così si espresse Alberto Moravia sulla propria esistenza: tra gli scrittori italiani più famosi del XX secolo, Moravia ha conosciuto nel corso della sua esistenza il successo, l’amore, il brivido dell’avventura ma anche tanto dolore. Nato 110 anni fa a Roma (il cognome originale è in realtà Pincherle, Moravia è invece quello della nonna paterna); il padre Carlo era di origine ebraica mentre la madre Teresa, detta Gina, era discendente di una famiglia immigrata dalla Dalmazia. A soli 9 anni si ammala di una tubercolosi ossea che lo porta frequentare con irregolarità la scuola; quando è costretto a casa compone versi in francese e in italiano, sviluppando una grande passione per la scrittura. Dopo il ricovero di un anno al sanatorio Codivilla, Alberto Moravia si occupa durante la convalescenza della prima stesura de “Gli indifferenti”, sul quale si concentrerà per i successivi tre anni e che pubblicherà poi presso la cada editrice Alpes di Milano, a proprie spese, nel 1929.

Negli anni successivi pubblica diversi racconti su riviste come “Pegaso”, “Prospettive” e “Interplanetario”; inoltre, collabora con le rivista “Oggi”, “Gazzetta del Popolo” e “Caratteri”. Viaggia molto, anche in qualità di inviato: Londra, America, Cina…  Una volta tornato a Roma nel 1937, si occupa di sceneggiature cinematografiche. Un anno prima, conosce Elsa Morante, con la quale va a convivere nel 1940 per poi sposarla nel 1941. A causa della sua origine ebraica, due suoi romanzi vengono inclusi nella lista dei libri di autori ebrei dalla “Commissione per la bonifica libraria” del Ministero della Cultura Popolare e gli viene successivamente impedito di scrivere sui giornali col suo nome; ciò nonostante pubblica diversi articoli utilizzando vari pseudonimi: Pseudo, Tobia Merlo, Lorenzo Diodati e Giovanni Trasone. Dopo l’8 settembre 1943, quando viene a sapere che il suo nome è sulla lista stilata dai nazisti delle persone da arrestare, Alberto Moravia fugge da Roma con Elsa Morante.

La sua collaborazione con diversi giornali, programmi radiofonici e riviste e la scrittura di articoli, romanzi, racconti e scenografie prosegue per tutto il corso della sua vita, proprio come il viaggiare intorno al mondo: compagni essenziali in questo tipo di esperienze sono Pier Paolo Pasolini, dal cui viaggio in India che affrontano insieme nasce “Un’idea dell’India” e Dacia Maraini (con la quale inizia una relazione nel 1959, dopo aver lasciato la moglie). Dopo l’assassinio del primo viene protetto da una scorta in seguito ad alcune minacce da parte di estremisti di destra, mentre con la seconda dà vita alla Compagnia del Porcospino nel teatro di via Belsiana a Roma (1966-68), per la quale scrive i testi teatrali.  Successivamente alla rottura con Dacia Maraini, Moravia instaura una relazione con Carmen Llera, che sposa poi nel 1986. Nel 1967 è presidente della XXVIII Mostra del Cinema di Venezia mentre dal 1979 al 1983 è membro della Commissione di selezione presso la medesima Mostra. Nel 1984 si presenta per le elezioni europee come indipendente nelle liste del Pci e diventa deputato al Parlamento Europeo (1984-1989). Nel 1985 vince il premio Personalità Europea. Alberto Moravia muore infine il 26 settembre 1990 nella sua casa di Roma. Grazie al suo innegabile talento, alle sue esperienze di vita e ai numerosi riconoscimenti ottenuti anche dopo la sua morte, Alberto Moravia è ancora oggi una delle personalità di maggior interesse della letteratura italiana, alla quale guardare con ammirazione e rispetto e che, siamo sicuri, continuerà ad essere considerato tale ancora a lungo negli anni a venire, speriamo addirittura, per sempre.

 

Angelica Corà