Trovato per caso in una libreria di Roma, Diavoli custodi, pubblicato da Feltrinelli lo scorso settembre, si è rivelata una lettura piacevole, leggera, deliziosa. Benché poco impegnativo, il libro, frutto della straordinaria collaborazione tra Erri De Luca, scrittore napoletano che non ha bisogno di presentazioni, e di Alessandro Mendini, architetto, artista e designer di fama internazionale, vuole creare un ponte tra l’infanzia e l’età adulta, l’arte e la letteratura, l’immagine e la parola. 

«L’immagine e la scrittura quando vanno insieme si affrontano. L’immagine, che ha più vasta platea, dispone la scrittura a sua didascalia. La scrittura invece vuole che l’immagine sia a sua illustrazione. In questa occasione sono sospese le ostilità».

Qui l’immagine ha la precedenza, da essa infatti deriva il testo – fatta eccezione per l’ultimo raccontino, a cui invece segue il disegno – come era accaduto già in passato del resto, si pensi  alla brillante collaborazione tra Gianni Rodari e Bruno Munari, come anche al caso singolare de Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, in cui decisivo è stato il ruolo del disegnatore John Tenniel. Senza contare le opere più recenti di autori come Tonino Guerra, Luigi Malerba o il cileno Luis Sepulveda. Così partendo quasi per gioco dai disegni di un bambino dislessico caro ad entrambi, il piccolo Pietro di cui vengono proposti gli schizzi in apertura, Diavoli custodi diventa un modo come un altro per riflettere su quei mostri contemporanei che senza tregua ci tormentano, ci fiatano sul collo da adulti, risalendoci millimetro per millimetro.

«Alessandro Mendini si coinvolge negli incubi accurati del bambino, li compara ai suoi e rivolge a se stesso la punta di matita con la quale ha ridisegnato gli oggetti del mondo».

Perché se da bambini bastava accendere la luce per scoprire che il mostro tanto temuto era soltanto un incubo notturno, o rintanarsi sotto le coperte per sentirsi al sicuro, da grandi la faccenda è ben diversa. Proprio perché «i mostri sono i diavoli custodi dell’infanzia, nessun angelo può tenerli a bada». Trentasei brevi racconti, o meglio riflessioni su carta, accompagnati da altrettanti disegni a colori e in bianco e nero, che messi insieme non sono soltanto un campionario di «mostruosità terrestri», ma il tentativo di affrontare i nemici del nostro tempo. Così si parla delle calamità naturali contro cui l’uomo è impotente, come per esempio il terremoto, protagonista del primo disegno e brano, che non lascia dietro di sé altro che «crepe che corrono», «stanze abbandonate» e «orologi fermi»; della guerra, quella di Bosnia per citarne una, assieme «alle sue mine antiuomo, che erano anche mine antibambino» o dell’indifferenza, posta nel racconto conclusivo, ritenuta una fiera peggiore della miseria, della vanità e della cattiveria. Nè mancano ritratti amaramente ironici, come quello del proprio sesso maschile che assomiglia «a un pipistrello a testa in giù» o dell’«animale arlecchino» che corrisponderebbe allo stesso Erri De Luca, che mettendosi a nudo racconta della «sua vita randagia di operaio», delle prepotenze del suo capo arrogante, della capacità di ammirare le persone di valore, ma di imparare dalle altre, quelle che credono di essere eterne, superiori in tutto e per tutto, sempre un gradino più in alto.

«Ero consapevole di non sapere niente di come fare un film, ma credevo di non poterlo fare peggio della maggioranza dei film che vedevo. I cattivi film mi hanno dato il coraggio di tentare di fare un film». Questa frase di Stanley Kubrick riferisce di un’esperienza utile che non conosco. I libri di scarsa qualità non mi hanno incoraggiato a scrivere perché non ho saputo leggerli. Al primo disgusto li abbandonavo. Diverso è quello che mi è successo con i vari casi personali in cui mi sono imbattuto. […] Ogni persona che non ho stimato, che ho perciò urtato e scansato, mi ha insegnato qualcosa di nuovo su di me. Mi ha aggiornato sulle differenze.

La carta vincente di Diavoli custodi – in cui non mancano riferimenti biblici né letterari – è certamente la delicatezza con cui qua e là si parla degli artisti, degli scrittori per lo più, del loro compito nel mondo. Così viene fuori che l’«artista è chi riporta in superficie la vita che gli scorre sotto traccia», che le parole, una volta scritte hanno vita propria, indipendente, svincolata dalla biografia dell’autore stesso.

«So delle mie (parole) che sono state portate in una barca a vela sull’oceano, in cima a un monastero, da un missionario in Guatemala, da un alpinista al Polo Sud e a un campo base in Himalaya. Sono state bruciate in un incendio, messe da un prigioniero davanti ai suoi occhi per togliersi di torno muri e sbarre. Hanno accompagnato nozze e funerali ai quali non ho partecipato. La loro carta ha assorbito vino,  lacrime, caffè. Hanno inaugurato il bacio numero uno di una coppia e sono state accompagnate da una musica. Alcune hanno ispirato l’arte cinematografica. Altre sono state incriminate e insieme siamo entrati nell’aula in tribunale».

Cosa vuole essere dunque questo libro? Un modo per raccontare le separazioni, gli strappi, le delusioni, ma anche l’amore, che è il motore dell’esistenza stessa. Poche pagine per dire: «Guardate avanti!». Lo scrive Erri De Luca all’inizio di non essersi mai voltato, di non aver mai guardato in viso i propri mostri, e lo ha ripetuto con più forza in un raccontino successivo: «Nego a me stesso il sentimento della nostalgia. Non ho desiderio di tornare indietro in nessuna stazione precedente e su nessuna cima. […] Ognuno scende da un abbraccio, da un’età, da un viaggio. Ecco qui il primo passo, a testa bassa, per non inciampare». E il primo passo di Diavoli custodi è questo: accettare di essere fragili. Perché non esiste coraggio che non sia stato prima paura.

«Non abbiamo debellato questi mostri, li abbiamo denunciati davanti all’assemblea di noi stessi. Continueranno a ballare la samba nelle nostre veglie, a procurare apnee nei nostri sonni. Questo libro non è una terapia, non costringe  allo sfratto i mostri residenti. Affronta la loro anatomia, illustrata e scritta».

 

Titolo: Diavoli custodi

Autori: Erri De Luca e Alessandro Mendini

Anno: settembre 2017

Editore: Feltrinelli

Pagine: 92.

 

 

Cristina La Bella