TITOLO: La bellezza della solitudine

AUTORE: Donatella di Cicco Naldini

EDIZIONI: Guaraldi

ANNO: 2017

PAGINE: 94

 

 

SINOSSI: La solitudine può essere considerata sotto vari aspetti: di frequente come momento di disagio, dal quale si vorrebbe sempre fuggire, ma esiste anche quella sperimentata come positiva, capovolgendo i caratteri propri della sua negatività, con la consapevolezza di una realtà che sappiamo essere inevitabile. Si tratta di percorrere un cammino che inizia dall’infanzia e procede per tutta la vita. Un viaggio proficuo attraverso il dialogo con sé stessi, alla ricerca di una vera identità, una sana autostima, in armonia con il mondo che ci circonda. Anche soli, ma non dispersi nella solitudine. Soli, ma liberi e aperti alla vita.

RECENSIONE: La bellezza della solitudine, un titolo che può far sorridere per il contrasto che racchiude. Da quando questa condizione fisica o stato emotivo può essere definito bello? Non siamo noi, come ricorda l’autrice, esseri sociali e dunque portati naturalmente a condividere la nostra esistenza? Donatella di Cicco Naldini ci conduce in un viaggio tra scrittori, artisti, filosofi (Rilke, Miller, Marquez, Coehlo, Michelangelo, Thoreau) e personaggi della sua vita privata, che hanno una visione diversa della solitudine. Essa è fonte creativa, strumento di incontro con Dio, mezzo di potenziamento delle proprie capacità. Inoltre esiste da sempre e ancor oggi nonostante il web ci permetta di comunicare costantemente anche a chilometri di distanza, accade spesso di sentirsi soli. Perché se quella fisica si elimina uscendo, frequentando spazi comuni come palestre, associazioni, locali… Lo stato emotivo può essere sperimentato anche ad una festa o manifestazione, circondati da moltissime persone. La bellezza della solitudine non è un libro di «auto aiuto» banale, ma si basa su concetti della tradizione filosofica e psicologica, come le teorie di Winnicott (pediatra e psicoanalista inglese) sullo sviluppo del sé: apprendere ad “essere soli”, cioè indipendenti dall’infanzia è la base per una personalità sicura.

“Ciò che uno ha per se stesso, ciò che lo accompagna nella solitudine e che nessuno può dargli o sottrargli, è molto più essenziale di tutto ciò che possiede o ciò che egli rappresenta agli occhi degli altri.” (A. Schopenhauer)

Quando si è soli con i propri pensieri non si può evitare di essere consapevoli del nostro mondo interiore, di cui non accettiamo tutto. Così per sfuggire a questo ricerchiamo la confusione, la folla, la presenza di un altro. Autostima, capacità di riflessione, paura dell’intimità, empatia, sogni sono solo alcuni dei temi affrontati con un linguaggio semplice e chiaro che permette anche ai “non esperti” di comprendere i vantaggi di saper star bene senza nessuno vicino. Naturalmente l’estraniarsi da ciò che ci circonda non è da intendersi come invito ad isolarsi, ma a non temere momenti che sono presenti nella vita di ciascuno. Aver la capacità di sfruttare tali pause trasformandole in opportunità di crescita e cambiamento non può che giovarci. L’accettazione della solitudine è anche la base del rapporto a due, costruito per desiderio e non necessità, senza dipendenza. Nel finale vengono presentati personaggi che nella loro storia hanno convissuto con essa: Anna Maria, il bambino F., il sub. Le ultime battute consistono in una domanda: troverà l’autrice assieme ad ognuno di noi un luogo, ovvero un modo per sperimentare lo stare soli come pausa necessaria dal mondo, nel suo significato più positivo? La bellezza della solitudine è un libro profondo, ma accessibile per chi ha desiderio di approfondire questo tema. Buona lettura!

 

Arianna Puri