Titolo: La stanza vuota

Autore: Noemi De Lisi

Casa editrice: Giuliano Ladolfi Editore

Pagine: 60

Pubblicazione: Marzo 2017

 

 

 

Presentazione: Lo scrittore e curatore editoriale Giulio Mozzi presenta Noemi De Lisi come una narratrice notevolmente dotata, portata nello specifico per la stesura di racconti che – nelle parole del curatore – sfiorano sovente la perfezione. “La stanza vuota” rappresenta la prima pubblicazione di versi in volume della giovane autrice palermitana: si tratta di una pubblicazione che ha un preciso significato all’interno del panorama letterario italiano, soprattutto se si considera la liricità – non convenzionale o talvolta assente nel senso convenzionale del termine – delle poesie che si incastrano in questo poemetto (o intreccio di tre poemetti, che dir si voglia).

Recensione: Finalista all’edizione 2017 del Premio Carducci, la silloge presenta dei riferimenti – tanto più preziosi quanto più inconsapevoli – alla psicoanalisi freudiana, applicata alle dinamiche familiari e al loro lato occulto, nevrotico, che immancabilmente si sviluppa nel tempo. I versi – lunghi tanto da far pensare ad una prosa interrotta da qualche a capo sparso – sono saturi di significato e di dolore sopito, scavano nella mente del lettore lasciandogli intendere quanto ogni singola parola abbia scavato le sue spirali nella mente dell’autrice (degno di nota: l’io lirico/narrante è maschile, anche se – morbosamente? – somigliante alla madre). Se, nella prima sezione, Io e mia madre, abbiamo a che fare con la saturazione della relazione tra l’Io e la propria figura materna, nella seconda parte della silloge, Io e Anna, invece, ci confrontiamo con il tema del doppio, con il costante spaesamento e capovolgimento del sé e dei rapporti di alterità (Chi è Anna? Chi è Io?). Inquietante, esasperante, morboso, saturante e a tratti ammaliante, sensuale, serrante, imprigionante, il verso lungo della poetessa è fatto per sfogare e trasmettere un’ossessione che non si risolve, nemmeno nella terza sezione della silloge, Noi. Una sofferenza senza rimedio anima tutte le liriche, tutti i ricordi.

 

Andrea Giardina