In una società sempre più multietnica, dove si vogliono costruire ponti e non muri, la figura del mediatore culturale è un punto d’incontro fondamentale tra l’immigrato e il Paese di accoglienza. Mediare significa appunto, interagire, essere un mezzo, un canale di integrazione tra culture diverse. È comunque un compito difficile, un ruolo spesso sottovalutato nella sua importanza, e non sempre compreso, che richiede non solo competenze linguistiche, ma anche capacità relazionali non indifferenti. Di queste figure usufruiscono già alcuni centri di accoglienza, cooperative, scuole e strutture sanitarie. In quest’articolo illustrerò a grandi linee in cosa consiste l’attività di mediatore culturale in ambito scolastico e sanitario.

Il mediatore culturale a scuola. Le istituzioni devono far fronte a sempre nuove esigenze e alla necessità di rapportarsi a un nuovo tipo di utenza, cioè, in questo caso, appunto,  gli immigrati. La scuola, in particolare, svolge un compito cruciale; ha un ruolo chiave nell’approccio con gli stranieri, la cui presenza nel nostro territorio richiede nuove competenze e nuovi approcci metodologici, per rispondere ai cambiamenti sempre più rapidi nella società. Il mediatore culturale lavora in ambito scolastico sia nei confronti del minore, sia della famiglia immigrata, che nei confronti degli insegnanti e degli operatori. Questa figura si cala nel contesto educativo e sociale, valorizzando la diversità, presentando informazioni e percorsi didattici riguardanti le culture di altri Paesi. Deve facilitare la comunicazione tra l’insegnante e il bambino. Attraverso i contatti con la famiglia ricostruisce la sua storia, spiega le regole della scuola al piccolo, concorda un piano di attività didattiche specifiche con i docenti, prepara materiali che possono essere utili alla struttura educativa, aiuta a verificare il livello di partenza dal punto di vista didattico. Ovviamente cura i rapporti tra scuola e famiglia, interpretando le necessità delle comunità straniere, gestisce attività extrascolastiche per bambini italiani e stranieri. Un compito importante è soprattutto aiutare sia il bambino che i genitori a gestire l’ansia dell’arrivo nel nuovo Paese, e costituisce, fondamentalmente, il primo contatto con le famiglie immigrate, per le quali la scolarizzazione dei figli è un importante passo nel percorso di integrazione.

Questa figura di mediatore tra scuola società, famiglie e bambini è spesso indispensabile per evitare fraintendimenti che sorgono tra una cultura e l’altra. Il mediatore cerca di tirare fuori le famiglie dalla tendenza a fossilizzarsi nella loro cultura e allo stesso tempo fa sì che questa venga riconosciuta e valorizzata, attua l’intermediazione linguistica per facilitare la  comunicazione, allo stesso tempo cerca di spiegare la cultura dell’alunno immigrato al resto della classe, il suo aiuto è ovviamente strategico ed è fondamentale che coinvolga l’intera classe, in modo che ciascun bambino scopra nuove culture. In questo modo si crea un’occasione di crescita, e un’occasione di imparare a relazionarsi con la diversità da parte degli alunni del Paese di accoglienza. L’obiettivo, naturalmente, non è certo quello di far prevalere una cultura sull’altra, ma far coesistere pacificamente più culture. Il mediatore deve avere perciò una formazione specifica, un grande senso di consapevolezza e responsabilità nei confronti del proprio ruolo, della sua delicatezza e dell’etica connessa ad esso. Dovrà essere in grado di favorire il dialogo tra le famiglie e la scuola, per gli espletamenti burocratici dovrà saper tradurre i documenti, i programmi scolastici, comprendere i programmi disciplinari, altresì dovrà essere in grado di spiegare la cultura e il funzionamento della scuola alle famiglie immigrate. Il ruolo del mediatore va considerato in un’ottica più ampia di un coinvolgimento di una pluralità di soggetti che lavorano insieme sinergicamente. Tutti coloro che lavorano all’interno della scuola devono operare per il bene degli studenti, stranieri e non, e stimolare una costante riflessione sull’integrazione scolastica.

Le difficoltà. Il mediatore si trova spesso solo ad affrontare tutte le problematiche e ad espletare i propri compiti, spesso manca un vero e proprio raccordo tra scuola, servizi comunali, ecc. e perciò mancano punti di riferimento, ma talvolta manca una formazione di base adeguata. Infatti, spesso, manca una definizione chiara  della figura del mediatore culturale, che però è attivo da tempo, e va via via strutturandosi. Molte regioni hanno già uno standard formativo, ma le certificazioni acquisiscono valore solo in riferimento agli specifici contesti regionali, quindi non spendibili  in tutto il territorio nazionale.

Il mediatore culturale in ambito sanitario. Il diritto all’assistenza sanitaria è garantito a tutti i cittadini extracomunitari residenti nel nostro Paese e quindi deve essere accessibile attraverso la conoscenza dei servizi delle strutture sanitarie. L’immigrato si trova a dover nuovamente apprendere un nuovo sistema sanitario, è quindi fondamentale instaurare una corretta comunicazione per il paziente, è perciò indispensabile la presenza del mediatore. Una volta che operatori sanitari e paziente hanno dato il consenso alla presenza di questa figura, la prima cosa da fare è rassicurare il paziente che la visita è coperta dal segreto professionale, perciò è ovvio e scontato che sia necessario instaurare un clima di fiducia. La riservatezza è una condizione fondamentale, in particolare se il mediatore conosce il paziente, perché la conoscenza di segreti potrebbe causare all’immigrato problemi nella sua comunità di appartenenza. In quest’ottica, non sempre l’appartenenza allo stesso Paese di origine può facilitare la comunicazione fra utente e mediatore, in quanto potrebbe creare un ricordo di modelli di comportamento del Paese di origine già messi da parte nella nuova realtà: pensiamo, ad esempio, alla donna immigrata che vuole interrompere una gravidanza, o a un problema di alcolismo per un islamico. In questi casi la presenza di un mediatore di uguale appartenenza potrebbe causare ansia, rifiuto e chiusura. Perciò il mediatore deve essere neutrale, mettere da parte qualsiasi pregiudizio, opinione personale o spirito di parte. Oltre alla comunicazione verbale, deve saper interpretare anche quello che viene “detto” attraverso i gesti, rassicurare il paziente e fornire il necessario supporto nelle difficoltà. L’introduzione di questa figura ha notevolmente migliorato la qualità dei servizi sanitari, e dove il personale sanitario è stato adeguatamente informato su quanto le barriere comunicative possono aumentare i problemi, è risultato favorevole alla fruizione di questo servizio e i pazienti che si sono avvalsi di un interprete hanno seguito maggiormente le prescrizioni mediche e la prevenzione. Quindi è auspicabile che si porti avanti una sensibilizzazione del personale sanitario sul ruolo di primaria importanza del mediatore culturale, per migliorare l’interazione tra operatore e paziente.

In conclusione, il mediatore culturale è una figura del futuro, che incontra ancora tante difficoltà nel delinearsi, ma il futuro  è sempre più prossimo in una società sempre più multietnica, e si sta comprendendo sempre di più l’urgenza di questo servizio nei diversi contesti.

 

Cecilia Piras