“L’essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia.”

– Night Shift “A volte ritornano”

Dal 19 Ottobre il film IT sta riscuotendo un enorme successo. L’accoglienza del pubblico dipende molto dall’ opera letteraria scritta da Stephen King nel 1986, ispirata ad una a fiaba norvegese “The Three Billy Goats Gruff”. Pubblicata per la prima volta a metà dell’800, narra la storia di tre capre chiamate ad attraversare un ponte sotto cui vive un malvagio troll. Questo divora chiunque cerchi di passare, ma esse  lo battono con l’astuzia. “Ho trasformato il ponte in una città intera – ha raccontato King – e ho provato a immaginare cosa accadesse lì sotto…”.  Come nacque Pennywise? All’inizio aveva l’intenzione di  scrivere un libro molto lungo nel quale fossero presenti tutti i mostri concepibili dalla mente umana: il lupo mannaro, il vampiro, la mummia, etc. In seguito optò per una creatura che li impersonasse tutti:

“Che cosa spaventa i bambini più di ogni altra cosa al mondo? E la risposta è stata: un clown!”.

Stephen  Edwin King nasce il 21 Settembre 1947 a Portland; allevato dalla sola madre, che decise di ritirarlo dagli studi nei  primi anni  in quanto  gracile e di salute cagionevole (oggi è alto 1.93!), iniziò a comporre  da giovanissimo con grande successo. Tornato a scuola, era solito vendere i propri racconti ai compagni per  un  dollaro; scoperto, i professori sequestrarono tutto assieme al denaro. La  prima storia completa trattò di quattro animali a bordo di una macchina magica guidata da un coniglio. Sempre a questo periodo risale la sua passione per H.P. Lovecraft, Edgar Allan Poe e Richard Matheson. La sua vena creativa potrebbe essere stata influenzata da un episodio dell’infanzia: assistette alla morte di un suo coetaneo, travolto da un treno; ma oggi ricorre poco e niente dell’accaduto. Il primo film che vide fu Bambi: “Mi ha portato mia madre e mi sono innamorato del cinema, della sala buia, di quella situazione così magica. Con Bambi Walt Disney ha spaventato molte più persone di quanto abbia fatto io. Ricordo quel cucciolo di daino intrappolato nell’incendio della foresta: ero terrorizzato, ma allo stesso tempo divertito. Non so come spiegarlo.” King ha dichiarato di avere avuto grossi problemi di alcolismo e tossicodipendenza: ritiene Misery  un libro sulla cocaina e afferma di non ricordarsi di aver scritto interamente Cujo, la cui stesura è avvenuta sotto l’effetto di droghe, ma spera vivamente di averlo fatto. The Tommyknockers (Le creature nel buio) e Dreamcatcher (L’acchiappasogni) sarebbero i peggiori libri  della sua carriera; mentre giudica il  migliore  Lisey’s Story ( La storia di Lisey).

“Lo sento come un libro importante perché è sul matrimonio, e non ne avevo mai parlato. Volevo raccontare due cose: una è il mondo segreto che si costruisce all’interno di un matrimonio; e l’altra è che anche in questo mondo intimo c’è sempre qualcosa dell’altro che non si conosce”.

L’opera, con cui esordì, Carrie (1974), non piacque molto al suo autore, finendo  nel cestino della carta straccia; fortunatamente sua moglie Tabitha lo recuperò! La storia di Shining, pubblicato nel 1977, doveva essere ambientata in un parco giochi; ma soggiornando allo Stanley Hotel (albergo che si dice infestato) a ridosso della chiusura invernale, capì che sarebbe stato la location ideale. Il titolo  prende spunto da una canzone di John Lennon, Instant Karma! Mentre  Jack Torrance sarebbe ispirato  a se stesso. Nel 2013  ha scritto il seguito del romanzo, Doctor Sleep. Troviamo un Danny ormai adulto che è ancora alle prese con le visioni soprannaturali dovute alla sua “luccicanza”. In The Girl Who Loved Tom Gordon (La bambina che amava Tom Gordon) la protagonista non a caso è una fan del lanciatore dei Boston Red Sox, di cui è tifoso appassionato lo stesso King. Nel 1999 rischiò di morire travolto da un minivan senza controllo, se la cavò con un ricoverò di tre settimane e una lunga convalescenza; in  seguito acquistò il mezzo per 1600 dollari allo scopo di distruggerlo con le sue mani, ma  i suoi avvocati lo convinsero a desistere. Il prolifico maestro  del brivido iniziò la sua carriera in un periodo in cui si usava la macchina da scrivere, oggi utilizza un computer e ha scritto testi appositamente per la lettura digitale, per il Kindle o il suo sito internet personale. Nonostante questo non possiede uno smartphone, neanche un modello datato di cellulare (in Cell narra di un’apocalisse zombi in cui un virus  è veicolato dal segnale dei telefonini). King ha dichiarato di scrivere 362 giorni all’anno, riposando solo il 4 di luglio, Natale e per il suo compleanno; successivamente  in  On Writing ammise  di non far passare un solo giorno senza che mettere mano al manoscritto del momento. Quando nel 2008 le autorità del Massachussets proposero una legge contro la vendita di videogiochi violenti ai minori, affermò che questi ultimi erano solo un capro espiatorio; ritiene infatti che la violenza  in essi era il riflesso  di quella ben più grave e reale della società americana. Non ha mai amato i militari: in un discorso ad alcuni studenti delle superiori, incoraggiandoli a leggere e ad ampliare le loro conoscenze e prospettive, ha citato l’U.S. Army come esempio di “discarica per ignoranti”.

Richard Bachmann è lo pseudonimo più conosciuto,  ma ne usa  anche un altro,  John Swithen. A proposito di nomi d’arte: Joe Hill, affermato scrittore di horror, è  Joseph Hillstrom King, figlio di Stephen. Smascherato nel 2007, da allora  i due  si aiutano a vicenda. Secondo una dichiarazione, il finale di 11.22.63  fu suggerito da Joe ed  eventuali romanzi incompiuti al momento della morte potrebbero essere completati dallo stesso Hill. Anche  il fratello Owen ha deciso di continuare la tradizione di famiglia, infatti ha collaborato alla stesura di Sleeping Beauties, che uscirà in Italia il 21 Novembre. Stephen King ha tre grandi paure: il cancro, la bomba atomica e la possibilità di svegliarsi una mattina e scoprirsi impotente. Intervistato sul futuro dell’umanità dichiara: ”Il male è dentro di noi. Più passano gli anni, più mi convinco che il diavolo non esiste. Siamo noi il diavolo. E, se non risolviamo questo problema, prima o poi, finiremo per ammazzarci l’un l’altro”. Qualora fosse, sicuramente troverà l’ispirazione per un nuovo romanzo.

 

Arianna Puri