Sinossi: Sigillano silenzi, sanciscono alleanze, impartiscono assoluzioni e infliggono condanne, i baci feroci. Baci impressi a stampo sulle labbra per legare anima con anima, il destino tuo è il mio, e per tutti il destino è la legge del mare, dove cacciare è soltanto il momento che precede l’essere preda. La paranza dei Bambini ha conquistato il potere, controlla le piazze di spaccio a Forcella, ma da sola non può comandare. Per scalzare le vecchie famiglie di Camorra e tenersi il centro storico, Nicolas ’o Maraja deve creare una confederazione con ’o White e la paranza dei Capelloni. Per non trasformarsi da predatori in prede, i bambini devono restare uniti. Ed è tutt’altro che facile. Ogni paranzino, infatti, insegue la sua missione: Nicolas vuole diventare il re della città, ma ha anche un fratello da vendicare; Drago’ porta un cognome potente, difficile da onorare; Dentino, pazzo di dolore, è uscito dal gruppo di fuoco e ora vuole eliminare ’o Maraja; Biscottino ha un segreto da custodire per salvarsi la vita; Stavodicendo non è scappato abbastanza lontano; Drone, Pesce Moscio, Tucano, Briato’ e Lollipop sono fedeli a Nicolas, però sognano una paranza tutta loro…

RECENSIONE: Nicolas O’Maraja è tornato e stavolta è ancora più spietato. Animato dalla voglia di vendetta e dalla brama di potere marcia verso ciò che per lui non è più solo un “sogno”, ma una meta raggiungibile: prendersi Forcella e divenirne il sovrano. È un generale calcolatore e impietoso, che con la prepotenza e la sfrontatezza della gioventù non si fa scrupolo a sfidare “I vecchi”, i capoclan che a Napoli comandano da anni. Un boss non può ammazzare un ragazzino, perché se lo facesse ammetterebbe che il suo potere è così scarso da poter essere messo in crisi dal primo che capita. Sarebbe come ammettere di averne paura – “Pensa che figur”e merda”- e questo rappresenterebbe un’immediata sconfitta. È in questa situazione di stallo che si insinuano i “bambini”, cuccioli di belve che uccidono con sorprendente freddezza.

Il Bambino non è bambino, a Napoli. Il bambino è criaturo. «Teng’a creatura», dice la madre e salta la fila allo sportello o lascia l’auto davanti all’asilo, gridando al vigile di turno. Detta le regole, la creatura(…) Le creature sono vicine al Creato. Gli appartengono come il cielo sfacciatamente azzurro(…) Per questo, a Napoli, le creature sono sacre. Tutti i bambini del mondo si credono immortali. Qualunque neonato appare ai genitori come un libro dalle pagine bianche su cui il futuro vergherà una storia che sperano migliore della loro. Le creature di Napoli, però, quel tempo non ce l’hanno.

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Poche volte mi è capitato di amare un protagonista come mi è successo con Nicolas. Vuoi che sia ispirato ad una persona reale, vuoi che sia invece tutto un prodotto della penna di Saviano, fatto sta che personalmente lo trovo il suo personaggio migliore. Pur trattandosi di un delinquente, il suo carisma è così forte che non può fare a meno di coinvolgerti. È uno stratega che sogna in grande, il cui unico limite è il cielo. La sua ascesa mi ha ricordato – con le dovute differenze –  La fattoria degli animali di Orwell. Finché c’è da iniziare la rivoluzione i maiali convincono gli altri animali che il padrone è crudele e che tutti hanno gli stessi diritti. I maiali fanno leva sulla lotta di classe come Nicolas fa leva sulla necessità che Forcella non venga gestita da qualcuno di esterno, ma rimanga a loro “perché è giusto così”. Una volta fatta la rivoluzione però, ogni amicizia diviene sacrificabile perché nessuno è più indispensabile. I maiali diventano padroni e padrone diviene inevitabilmente anche Nicolas, che non si fida di nessuno, che fa e disfa alleanze. Che comincia ad avere sospetti e paranoie che gli mangiano l’anima come un verme mangia una mela iniziando a consumarla dall’interno. I vermi, infatti, così come i veri traditori si vedono solo alla fine. Perché se è vero che esistono i baci feroci è altrettanto vero che esistono i baci di Giuda.

Inoltre, le creature saranno anche intoccabili, ma prima o poi crescono e allora perdono quell’immunità. O’Maraja, Icaro moderno, è un sovrano che ha potere ma non ha ancora il titolo. Quello lo rincorre come una mina impazzita, lo brama come Icaro desiderava raggiungere il sole, dimenticando che i desideri sono sempre un’arma a doppio taglio, perché ti spingono a fare sempre di più, ma ti offuscano il cervello sino ad alterarne la capacità di giudizio. Ed è proprio in quei momenti che si diventa, inconsciamente, più deboli. Icaro si avvicinò troppo al sole e le sue ali di pece si sciolsero facendolo precipitare. O’Maraja compie lo stesso errore, dimenticandosi che solo gli angeli e gli uccelli volano davvero.

Come ci si sente, Maraja, a diventare Re di Napoli?

La narrazione procede a ritmo serratissimo, in un susseguirsi di eventi che trascinano il lettore in un vortice di violenza che lascia senza fiato. Roberto Saviano non permette mezze misure: o si ama o si odia. Non puoi confondere la sua scrittura con quella di un altro autore. So che molti non saranno d’accordo con questa mia affermazione, ma credo che nelle sue parole, seppur romanzate, emerga perfettamente il dolore per ciò che succede nella città partenopea. Sempre a mio parere, credo anche che affermare che i suoi romanzi siano un modo per infangare Napoli sia come nascondersi dietro un dito: conosciamo tutti le bellezze della città partenopea, sappiamo che – come in ogni parte del mondo – ci vivono TANTISSIME persone oneste che ogni giorno si battono per sconfiggere la camorra, ma sappiamo anche che questa non solo continua ad esistere, ma ha sempre nuove leve tra le sue fila.

Martina Mattone