«Il grillo del marchese sempre zompa, chi zompa allegramente bene campa!»

Domani sera alle 21 su Iris andrà in onda – per l’ennesima volta direte voi, ma i capolavori è sempre uno spasso rivederli – uno dei film più belli di Mario Monicelli: Il Marchese del Grillo. Uscito nel 1981, in un anno di magra per il cinema italiano, la commedia racconta le vicende di Onofrio del Grillo, duca di Bracciano, guardia nobile e cameriere segreto di sua Santità Pio VII. Il marchese – interpretato magistralmente da Alberto Sordi – è il tipico rappresentante della nobiltà romana dei primi dell’Ottocento. Scapestrato e decisamente sopra le righe, Onofrio Del Grillo, che vive beatamente in un castello, coccolato dai tanti servitori e soprattutto dalle serve, di tanto in tanto se ne va in giro a combinar guai nella capitale, mischiandosi alla plebe. Così lo si ritrova in un’osteria a smascherare un baro – indimenticabile la battuta «Ah… mi dispiace. Ma io so’ io… e voi non siete un cazzo!», ripresa dal sonetto Li soprani der Monno vecchio di Giuseppe Gioacchino Belli – a frequentare i teatri, dove per la prima volta nel ruolo di un donna, dopo l’arrivo dei costumi francesi, a recitare non ci sono più solo eunuchi, ma anche attrici; o a prendere in giro un povero commerciante, facendogli credere di aver fatto sparire la sua bottega. La scena certamente più emblematica resta però, senza dubbio, lo scherzo ai danni del povero ebanista ebreo Aronne Piperno.

Amministratore: Aronne Piperno l’ebanista, ha finito il suo lavoro e sarebbe giusto pagarlo.  Marchese del Grillo: Sarebbe giusto dici?
Amministratore: Credo di sì, signor Marchese.
Marchese del Grillo: E allora facciamo giustizia…

Ed è proprio per la decisione tragicomica di non pagarlo che il marchese amareggiato, dopo aver inscenato un processo che dà disgraziatamente ragione a lui e torto al povero Piperno, al quale spettava un compenso per il lavoro svolto, deciderà di far suonare a morto le campane di tutta Roma, suscitando l’ira dello stesso papa. Tutto questo per dimostrare che al mondo «è morta la giustizia» e che chi ha denaro e titoli non può aver torto, ma sempre ragione. Un film che vuole raccontare con leggerezza le contraddizioni di un paese che non riesce a prendersi sul serio. Attraverso Onofrio Del Grillo, un dandy ante litteram, infatti, entriamo in un mondo cristallizzato, a tratti fiabesco, dominato dai vizi e capricci della nobiltà romana ottocentesca. Un capolavoro attuale più che mai, che vale la pena rivedere.

ERRORI: Di bloopers nel film ce ne sono diversi. Tralasciando le inesattezze storiche, cerchiamo di elencarne alcuni: ad esempio quando vengono fatte suonare le campane a morto di tutte le chiese di Roma, in una delle vedute in campo lungo si vede passare in lontananza un aereo, senza contare che nelle inquadrature dall’alto, talvolta, si vedono chiaramente antenne e ricevitori sui tetti; il personaggio di papa Pio VII è interpretato da Paolo Stoppa, che parla con spiccato accento romanesco, cosa alquanto improbabile perchè papa Pio VII era un Chiaramonti nato e vissuto a Cesena in Romagna; e ancora il gruzzoletto sul tavolo che Gasperino, il sostituto del marchese, sta contando aumenta e diminuisce in continuazione.

CURIOSITA’:  La colonna sonora del film, che porta la firma di Nicola Piovani, è ispirata alle overture del maestro Rossini; Secondo le fonti il marchese del Grillo sarebbe realmente esistito, tuttavia nulla di preciso si sa di questo nobile che amava fare scherzi per Roma. La dimora del Marchese è ambientato a Palazzo Pfanner a Lucca, mentre la scena sulla terrazza, tuttavia, è girata nella loggia della Casa dei Cavalieri di Rodi, riconoscibile dalle due porte dell’appartamento Barbo, dagli affreschi e da una rapida inquadratura verso il Campidoglio. La sequenza, nella quale il Marchese lancia dapprima delle pigne, poi delle monete roventi a dei mendicanti, è stata girata nella Galleria Pannini di Villa Grazioli a Grottaferrata. Il camino, in cui Onofrio arroventa le monete è finto; è stato difatti, aggiunto per le riprese addossandolo alla parete affrescata. La scena dell’arrivo in carrozza del marchese e dell’ufficiale francese nel casolare è stata girata, invece, nelle campagne adiacenti Tarquinia. La piccola strega del film è una ragazzina di origine rom, priva davvero di capelli per una patologia dermatologica, che la troupe aveva conosciuto per strada a Cinecittà. Il teatro – quello di Amelia in Umbria – è lo stesso del film Pinocchio di Luigi Comencini, altro successo girato quasi dieci anni prima.

  • Programmazione: sabato 28 ottobre, ore 21, su Iris.

Cristina La Bella