Domenica 22 ottobre 2017, si è tenuto in Lombardia e in Veneto il referendum consultivo per l’autonomia. In entrambe le regioni, quasi la totalità dei votanti (95% in Lombardia e 98% in Veneto) ha espresso parere favorevole nei confronti di una possibile indipendenza, la cui eventuale attuazione non sarà comunque immediata (sarebbe infatti necessaria una richiesta al governo e l’approvazione a maggioranza assoluta da Camera e Senato).

Non molto pubblicizzata dai media prima dello scorso fine settimana, questa votazione necessita di alcune importanti considerazioni, data soprattutto la significativa novità che la ha caratterizzata, ovvero il fatto che in Lombardia sia stato per la prima volta introdotto il voto elettronico. Dopo le 23 di domenica sera, orario di chiusura dei seggi, i principali mezzi di informazione hanno seguito, raccontando anche in diretta, l’analisi dei risultati. In Veneto, lo spoglio delle schede e quindi il conteggio degli esiti si è svolto piuttosto velocemente, mentre in Lombardia sono state annunciate percentuali precise solo ben venti ore dopo il termine delle votazioni. Vediamo come sono andate esattamente le cose e quali sono state le cause di questo ritardo. In Lombardia, all’interno di ogni cabina elettorale, era presente un tablet (voting machine), tramite cui l’elettore aveva la possibilità di esprimere la propria preferenza (sì/no/scheda bianca), dopo l’attivazione del dispositivo stesso da parte del presidente di seggio o di uno degli scrutatori. Tale sistema ha consentito pertanto ad ogni votante di svolgere l’operazione in pochi secondi e con più comodità rispetto al sistema cartaceo; un’apparente velocizzazione dei tempi si è avuta anche subito dopo la conclusione delle votazioni, in quanto è bastato stampare i risultati tramite le apparecchiature e non si è dovuto contare manualmente scheda per scheda (è stato necessario solamente controllare che il numero dei votanti riportato dai tablet corrispondesse a quello registrato dagli scrutatori nel corso della giornata).

Il voto elettronico, in un secondo momento, si è però rivelato non efficace e produttivo come sembrava. Ad ogni voting machine era collegata una chiavetta usb, il cui scopo era contenere memoria digitale del voto. Tutte le chiavette sono state spedite agli uffici comunali di riferimento, dopo le ore 23, dove ne sarebbe stata fatta una verifica del contenuto; tale procedura ha rallentato notevolmente le operazioni, comportando tempi di attesa lunghissimi (ecco spiegate le sopra citate 20 ore) soprattutto a Milano, città in cui i seggi sono oltre 1000 e quindi i dispositivi da analizzare hanno superato quota 3000. Il nuovo sistema di voto, pertanto, non ha costituito un’evoluzione delle procedure elettorali anche perché si sono verificati numerosi disguidi nel corso dell’installazione dei dispositivi elettronici (la verifica del corretto funzionamento avrebbe dovuto essere fatta invece almeno nella settimana precedente). Dati i risultati, è pertanto da considerare eccessiva anche la spesa che la regione Lombardia ha affrontato per l’introduzione di questa novità (ben 50 milioni di euro, di cui 22 solo per l’acquisto dei tablet, che avrebbero potuto essere impiegati in contesti diversi e per la risoluzione di problemi più urgenti). Per quanto riguarda invece le conseguenze di questo referendum? A livello economico, se il risultato venisse attuato e la richiesta approvata, aumenterebbero le risorse a disposizione delle due regioni e diminuirebbe la differenza tra quanto versato dai due territori come tasse ed i servizi effettivamente ricevuti. Una scelta piuttosto ragionevole, a patto che non ci siano sprechi e che la solidarietà verso gli altri territori non manchi.

 

Marika Sauria