Chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”.

“La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all`articolo 609 bis sono commessi:

1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici;

2) con l`uso di armi o di sostanze alcoliche narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa;

3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;

4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;

5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l`ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.

La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci”.

Citano così rispettivamente parte dell’ Articolo 609 bis e l’intero articolo 609 ter del Codice Penale; eppure nel mondo – secondo i calcoli del Massachusetts Institute of Technology (MIT) – ogni 98 secondi una persona è vittima di violenza e di abuso sessuale, e ogni sedici ore circa invece, relativamente agli Stati Uniti, una donna viene uccisa dal suo ex o attuale partner. L’Organizzazione delle Nazioni Unite considera l’abuso sessuale e la molestia come alcune delle violazioni dei diritti umani più comuni al mondo. Assolutamente condannabile quella giustificazione dell’abuso e della violenza secondo cui è la donna a dover prestare molta attenzione agli orari di uscita e di rientro e ai vestiti che indossa. Pare quasi che si intensifichi la tendenza a discolpare, nella società attuale, quelle che sono le molestie degli uomini ai danni delle donne, talvolta rapite, talvolta costrette, talvolta puramente terrorizzate. “La verità è che qualcosa esplode nella coppia e brucia l’amore, lo capovolge, lo profana fino all’estremo. Rivela che quella relazione non era fondata sulla meraviglia e sulla cura l’uno dell’altra; ma sulla costante, radicale pretesa di assimilazione e di possesso da parte dell’uomo sulla donna. Il potere maschile resta intrecciato all’ordine sociale e continua a lavorare «nell’oscurità dei corpi»: squilibra i rapporti e i ruoli, presidia la cultura e il linguaggio, cerca di riaffermarsi nelle scuole e nelle famiglie”  – scrive Barbara Stefanelli nel novembre 2012 sul “Corriere della Sera” . Poche quelle donne che reagiscono in difesa dei loro diritti, denunciando l’atto di violenza sessuale di cui sono state vittime; molte invece coloro che si celano nel silenzio, dando un’ulteriore possibilità all’uomo, convinto di possedere una superiorità che non gli appartiene e di poter nel contempo suscitare timore negli animi delle donne, di proseguire.

Pare però che proprio dal Massachusetts Institute of Technology di Boston che si occupa proprio di esaminare i metodi per prevenire la violenza e l’abuso sessuale, provenga un particolare progetto, definito Intrepid. Un team di ingegneri ha realizzato di dispositivo indossabile che ha come obiettivo principale quello di fornire soccorso e assistenza immediata a chiunque sia vittima di abusi sessuali. Esaminando con cura  i dati forniti dalle forze dell’ordine e dalle vittime delle violenze, Manisha Mohan, studentessa del secondo anno presso il Living Mobile del già citato MIT, e gli ingegneri che l’hanno affiancata nel progetto hanno ideato un sensore adesivo da collocare dentro la biancheria che pare essere in grado di intuire in quale preciso istante una persona venga spogliata contro la propria volontà. Il sensore è collegato al cellulare di chi lo indossa mediante un’applicazione, e quando rileva movimenti sospetti, ad esempio uno strappo forzato della biancheria intima, invia alla vittima una notifica in cui chiede se essa acconsenta realmente a quanto stia accadendo. Qualora non vi sia una risposta della vittima entro un arco di tempo che vada dai 25 ai 30 secondi, il sistema farebbe in primis scattare un allarme, e in secundis invierebbe, dopo altri cinque secondi, le coordinate GPS del luogo in cui si starebbe verificando il probabile atto di violenza  a una serie di contatti preimpostati dall’utente; verrebbero anche effettuate, nel caso in cui non vi fosse una tempestiva risposta da parte della persona interessata, chiamate automatiche ai numeri di telefono dei contatti stessi con registrazioni dell’audio ambientale, che costituirebbero importanti prove per la denuncia del condannabile atto. Il dispositivo funziona senza necessità di interventi attivi, e garantisce sicurezza anche a bambini disabili e a persone immobilizzate o in stato di incoscienza poiché sotto effetto di droghe o sedativi. Grazie a tale invenzione è pertanto possibile allertare con immediatezza le forze dell’ordine, e la rapidità aiuta, in contesti simili, ad evitare tremende conseguenze. Ulteriore conferma questa del fatto che gli studenti rappresentino il vero futuro e che le menti giovanili siano fonte inesauribile di innovazione e creatività. Quello di Intrepid è un progetto attualmente seguito da molti utenti che sembrano fornire in tempo reale i loro feedback.

“Gli utenti hanno valutato l’appeal di abbigliamento, la funzionalità, la sensibilità culturale e forniscono un feedback sul loro senso generale di sicurezza indossando l’abbigliamento intelligente. Dimostriamo a noi stessi la praticità del nostro design discreto con gli studi di utenti che sostengono il nostro sviluppo tecnologico.
Riteniamo che il nostro approccio tecnico possa contribuire a migliorare la sicurezza degli utenti e prevenire l’assalto sessuale” –
traduzione questa di quanto leggibile sul sito ufficiale del MIT.

Non si può che attendere con ansia la concreta realizzazione di questo interessante e salvifico progetto, che certamente fornirebbe un grosso contributo all’annientamento della violenza sessuale nel mondo.

Davide Cerrato