43 dipinti, 86 disegni, più di 100 mila prenotazioni: questi i numeri che compongono la mostra “Van Gogh. Tra il grano e il cielo” che si terrà dal 7 Ottobre all’8 Aprile presso la Basilica Palladiana di Vicenza. Organizzata da Linea d’Ombra e curata da Marco Goldin, l’esposizione racconta l’intero percorso artistico del noto pittore partendo “dai disegni di esordio assoluto al tempo del Borinage in Belgio nel 1880, quando svolgeva la funzione di predicatore laico per i minatori della zona, fino ai quadri conclusivi con i campi di grano realizzati a Auvers-sur-Oise nel luglio del 1890, pochi giorni prima di suicidarsi.”

Grazie al contributo del Kröller-Müller Museum in Olanda, che ha prestato centinaia di opere, e di alcuni quadri di autori, con i quali fare confronti durante il percorso (tra cui alcuni di Millet e della Scuola dell’Aia), si è così potuta allestire la più grande esposizione italiana di sempre dedicata a Van Gogh. L’intento di fondo è quello di ricostruire l’intera vicenda biografica dell’artista con particolare attenzione ai suoi stati d’animo, al suo tormento interiore e alla disperazione esistenziale, che ha contraddistinto gran parte della sua esistenza. Ad aiutare gli spettatori nelle varie tappe troviamo le lettere che Vincent inviava al fratello Theo, uno scrigno ricco e prezioso, dal quale trarre nozioni sulla vita e sulle opere realizzate. Una sorta di viaggio, dunque, che intende coinvolgere emotivamente e offrire nuovi spunti di conoscenza a tutti gli appassionati – e non – del pittore.

Grande spazio viene riservato ai disegni, forse meno conosciuti dal pubblico. Si tratta di un’occasione unica per ammirarli, dal momento che, oltre a costituire una tappa fondamentale nella formazione di Van Gogh, (in una lettera del 24 settembre 1880 scrive così al fratello: “Non potrò mai dirti quanto, nonostante il fatto che ogni giorno si presentino e si presenteranno nuove difficoltà, non potrò mai dirti quanto sia felice di aver ripreso il disegno. (…)  Si tratta per me di imparare a disegnare bene, a dominare sia la matita sia il carboncino sia il pennello, e una volta raggiunto questo farò delle buone cose, non importa dove.”) essi non sono mai messi in evidenza e sono visibili, talvolta, solo nelle esposizioni temporanee. Alla fine della visita, si spera che il pubblico rimanga impressionato dalla lunga e per niente piana formazione compiuta dal pittore per arrivare alla fama postuma come genio inimitabile, dotato di una profonda sensibilità che ci ricorda quanto la natura umana sia fragile di fronte alla vita, ma allo stesso tempo desiderosa di lottare per poter lasciare al mondo un’impronta indelebile ed eterna nel suo essere unica.

 

Angelica Corà