Erasmus: tutto ciò che c’è da sapere su quest’esperienza unica

Un anno fa, in questo preciso momento, ero a Hull, una città della East Riding Of Yorkshire, in Inghilterra, a svolgere il mio Erasmus di 9 mesi. Mi piace raccontarlo perché magari chi legge deve partire o magari ha una mezza idea e, chissà, quello che scrivo può essere di aiuto per qualcuno.

Premetto come prima cosa che scegliere di partire per un Erasmus non è del tutto semplice come può sembrare. In termini sia economici che affettivi. Ho ricevuto mail di ragazze che chiedevano consigli su come fosse la vita in mobilità ma che poi, alla fine, mi hanno risposto  dicendo che non se la sentivano di partire per così tanto tempo. Il periodo di mobilità infatti dipende dalle università, ad esempio io che studio lingue a Bergamo potevo scegliere le destinazioni ma il periodo era già prefissato, quindi non potevo scegliere a mio piacimento, e questo può essere un ostacolo. Almeno per quanto riguarda la mia università (e vi consiglio di informarvi prima di tutto su questo aspetto) erano generalmente o da 6 mesi o 9 mesi. E si accettavano così come erano. Capisco perfettamente chi decide di non partire. Avere in testa l’idea che per 9 mesi si starà fuori casa, anche se poi si può sempre tornare, non è semplice. Io ad esempio solo a Natale e Pasqua sono tornata a casa. Insomma, partire con il presupposto di stare via così tanto può spaventare, soprattutto se è la prima esperienza fuori casa, in un altro paese poi. Per me è stata proprio la primissima “avventura” (dovevate vedermi quando , alla mia prima lavatrice, ho mandato la foto a mia mamma chiedendo che programma usare).

Cercate di scegliere una meta che non sia “a caso”, ma possa offrirvi maggiori possibilità di crescita universitaria e personale; in questo modo sarà più facile adattarvi. Ad esempio, nonostante studiare in Inghilterra era una cosa che avevo sempre voluto fare, non ho realizzato effettivamente la durata del mio soggiorno finché non sono arrivata lì. Quando sono stata selezionata sembrava una cosa astratta e quasi irreale; solo quando ho preso l’aereo, il tutto iniziava a concretizzarsi. L’inizio potrebbe non essere facile, i primi tre mesi lontani da casa sembravano infiniti, Natale non arrivava più. Ma dopo sono passati, oserei dire anche troppo velocemente, perché adesso pagherei oro per tornare all’anno scorso. A gennaio avevo fatto l’abitudine alla casa, alle coinquiline con cui ho comunque stretto un profondo rapporto di amicizia e a tutte quelle persone che hanno fatto parte della mia vita durante l’erasmus. Infatti al momento della partenza sono arrivata quasi a piangere. Chi è tornato da una bella esperienza come la mia, che sia di pochi mesi o anni, capisce bene.

Consiglio scomodo ma veritiero: non fatevi prendere dalla pigrizia e non lasciatevi troppo andare alla “bella vita”. La voglia di fare festa c’è e deve esserci, ma cercate di sfruttare l’Erasmus anche e soprattutto per il motivo per cui è stato concepito e cioè l’università. Frequentate i corsi (in questo modo avrete l’occasione anche di perfezionare realmente la lingua), approfittate delle biblioteche e di qualche progetto extra scolastico.

Altro aspetto cui ho fatto cenno è la parte economica. Tasto dolente. Allora la borsa di studio passa denaro, che comunque dalla mia personale esperienza posso affermare non sufficiente, infatti in questo sono stata fortunata ad avere il supporto dei miei genitori. Certo, se siete in difficoltà ma volete partire più di ogni altra cosa al mondo, si possono fare richieste per (comunque pochi) soldi extra, una soluzione si trova sempre. Ad esempio, dove sono stata io ho scelto di prendere una casa in affitto che comunque non riuscivo a pagare con i soli soldi dell’erasmus, considerando poi che avevo l’affitto per un anno. Poi dipende in che posto andate e quindi dal costo della vita. Nel nord dell’Inghilterra non era molto costoso vivere e gli studenti hanno sconti ovunque. Ovviamente più si sceglie una grande città o una capitale e più si spende.

In definitiva, valutati i pro e i contro, l’Erasmus è un’esperienza che consiglio veramente a tutti e credo, anzi, che le Università italiane dovrebbero investire e promuovere ulteriormente questo progetto, in modo tale da coinvolgere sempre più studenti!

Melania Rinaldi