Chi ha fatto della lettura un vizio, chi vive di libri e per i i libri, chi non appena ha denaro ne acquista di nuovi, chi li maneggia dalla mattina alla sera, chi li riordina continuamente senza mai sentirsi soddisfatto o anche chi ne comincia uno a settimana arrestandosi sempre a metà del primo capitolo, avrà almeno una volta tentato di stilare delle classifiche, ossessionato da mode, tendenze e tassonomie proprio come accade a Nick Hornby, che non sapendo più dove mettere i propri libri, aveva pensato bene di regalare ad amici e conoscenti i cosiddetti «libri trascurabili» e di tenere per sé quelli «essenziali», i quali non avrebbero dovuto superare il numero cento. A metterlo in crisi sarà Il nipote di Rameau Diderot, un libro che non ricordava fosse tanto bello. Ma chi sacrificare al suo posto sullo scaffale – perché guai a pensare di tenere in casa il centunesimo, mai nella vita creare un precedente – Finzioni di Borges? L’aneddoto in questione, passato alla storia come «i cento libri dell’umanità», apre il nuovo splendido libro di Alessandro Piperno, Il manifesto del libero lettore, otto scrittori di cui non so fare a meno. Ed è significativo perché mette in luce il punto di partenza e di arrivo dell’opera: «i libri sono strumenti di piacere, come la droga, l’alcol, il sesso, non il fine ultimo della vita». Non al lettore di professione si rivolge l’autore, ma a quello che Virginia Woolf chiamava «il lettore comune», quello che se un libro non gli va a genio lo chiude senza crucciarsene, quello che non contestualizza il brano né si occupa di critica letteraria, proprio perché «la sola classificazione che lo interessa è quella che separa i romanzi che producono endorfina da quelli che fanno venire l’emicrania», quello che Alessandro Piperno ribattezza «libero lettore». In parole povere un «dilettante» che legge «per diletto».

Pubblicato da Mondadori, lo scorso settembre, il libro propone otto riflessioni su indiscussi protagonisti della letteratura moderna e contemporanea: Tolstoj, Flaubert, Stendhal, Austen, Dickens, Proust, Svevo e Nabokov. Si tratta di classici? L’autore non ha dubbi: certamente sì, perché per dirla con le parole di Italo Calvino «un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso» ed è innegabile che libri quali David Copperfield, La Certosa di Parma o Lolita abbiano vinto il tempo, come se avessero bevuto un prezioso elisir di lunga vita, per cui ad ogni lettura sanno regalare emozioni nuove, rivelando al pubblico qualcosa di diverso, di inaspettato, di eterno. Ed è forse quest’oscillazione tra particolare e universale a rendere opere come queste dei viaggi  incredibili. Piperno, docente universitario, ma anche scrittore, tenta di entrare nella testa di otto giganti del nostro tempo «per trovare un difetto, nella speranza di scoprire se dietro tanta bellezza si nasconda una mano non troppo dissimile dalla nostra», come il vecchio signore, protagonista di Antichi Maestri di Thomas Bernhard, che ogni due giorni si sedeva nella Sala Bordone della Pinacoteca di Vienna per contemplare un celebre quadro di Tintoretto. Così l’autore sa raccontare della straordinaria capacità di Tolstoj di introdurre i propri personaggi – esempio calzante è Anna Karenina, capolavoro della letteratura russa –  l’«eterno romanticismo degli inizi» che anima Julien Sorel o Fabrizio del Dongo, nati dalla penna svelta quanto a tratti imprecisa di Stendhal, o del doppio nodo che lega la personalità di Svevo alla sua creatura, Zeno Cosini, attraverso il quale questi si vendica delle tiepide accoglienze letterarie delle opere  sue pubblicate ben 25 anni prima, Senilità e Una Vita, che tanto faranno colpo su James Joyce. E ancora Piperno ci fa capire che il mondo sostanzialmente si divide in chi ama Madame Bovary, perché assieme a lei sa sognare, e in chi la detesta, non apprezzandone egoismo, superficialità e frivolezze. Il capitolo a mio avviso più riuscito è quello dedicato a Marcel Proust, che a detta di Piperno, ha toccato nella Recherche uno dei vertici della letteratura universale.

«Sono passati parecchi anni da allora. La parete delle scale lungo la quale vidi salire il riflesso della candela non esiste più da molto tempo. Anche dentro di me tante cose sono andate distrutte che credevo dovessero durare per sempre, e altre nuove ne sono sorte facendo nascere nuove pene e gioie che quella sera non avrei potuto prevedere, così come quelle d’allora mi è ormai difficile capire. E da molto tempo a mio padre non è più possibile dire alla mamma: Vai col piccolo. Quelle ore mi sono ormai inacessibili. Ma da un po’ di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere davanti a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con la mamma. In realtà, essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta adesso più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore della città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera.»

Come commentare un passo del genere? Per l’autore sarebbe come «entrare in chiesa senza togliersi il cappello, o in una sinagoga senza metterselo». Perché qui, come altrove, la letteratura sa essere umana più che mai, facendo i conti con la furia spietata del tempo, che non ha compassione di niente e nessuno. Non voglio rivelare di più: Il manifesto del libero lettore è consigliato a quanti una vita senza libri non saprebbero proprio immaginarla. Sconsigliato a chi ha trovato noioso un saggio come Sei passeggiate nei boschi narrativi di Umberto Eco, pubblicato nel ’94, perché, inutile negarlo, il libro di Piperno viaggia sulla stessa lunghezza d’onda. Potrebbe essere una sfida per quanti vogliono divertirsi a riconoscere le tante inferenze presenti nel libro, tanto non resteranno a bocca asciutta, l’autore ha pensato bene, infatti, di far inserire in chiusura le biografie dei personaggi citati nel prologo, chiarendo ogni dubbio. Così non c’è rischio che Don Abbondio finisca in Guerra e Pace e Natasha Rostova ne I Promessi Sposi. Tutto al proprio posto, tutto meravigliosamente perfetto. Un libro questo di Piperno che oltre a celebrare la letteratura ci svela anche alcuni trucchi dell’orologiaio che dietro il grande orologio si nasconde.

 

Titolo: Il manifesto del libero lettore

Autore: Alessandro Piperno

Casa Editrice: Mondadori

Prezzo: 18 euro

Anno: 2017

 

 

Cristina La Bella