«Nei primi giorni dell’autunno dei miei quattordici anni, come se presagissi qualcosa, il mondo mi sembrava risplendere di un colore preciso. Sarà stato il marrone brillante delle castagne e il giallo vivo del loro interno, o l’odore di legno secco dei funghi maitake appena tirati fuori dal sacchetto di carta, o forse il verde e il giallo della zucca, la sua pienezza. […] Quando la pioggia spazzava via la sporcizia dalla strada, l’aria tersa si sollevava come qualcosa di appena nato, e come un essere animato si metteva a vibrare. E tutt’intorno si diffonde il profumo dell’osmanto, quel freddo che pizzica un po’ il naso, l’odore della terra bagnata. Che splendore, pensavo, sembra che il mondo intero renda omaggio all’autunno».

Comincia così “High e Dry – Primo amore”, il romanzo di Banana Yoshimoto pubblicato nell’ormai lontano 2011. Della Yoshimoto, scrittrice famosa e celebrata in tutto il mondo per libri come “Kitchen”, “Sonno profondo”, “L’amante di Hachiko” o “Il coperchio del mare”, non avevo mai letto nulla. Complice la casualità, unita alla curiosità per lo pseudonimo dell’autrice tanto androgino quanto buffo, ho comperato “High e Dry”. Soldi ben spesi devo dire. Un romanzo che si legge in poco tempo, leggero e a tratti poetico. Immediato il richiamo alla canzone omonima dei RadioHead del ’95, di cui il libro conserva il gusto. L’atmosfera autunnale ricorda quella dei manga giapponesi che hanno accompagnato la nostra adolescenza, perché leggendo queste pagine non si può non pensare a Kiss me Licia o a Marmalade Boy – Piccoli problemi di cuore. La protagonista del libro, Yuko, ha infatti soltanto quattordici anni, non è più una bambina, ma non è ancora donna, proprio come Yaeko Mitamura – per noi italiani la piccola Licia divisa tra Mirko e Satomi – e Miki Koishikawa, la sedicenne innamorata del biondo Yū, per il quale ogni ragazzina degli anni ’90 andava pazza. La pioggia che batte ai vetri della finestra della nostra Yuko è la medesima: è il primo amore. Avvolta come in sogno, la vicenda viene raccontata dalla protagonista stessa, che dotata di straordinaria sensibilità, segue sin da bambina un corso di pittura. Figlia unica, cresciuta in mezzo agli adulti, senza amici troppo intimi, Yuko finisce per innamorarsi del suo maestro di disegno, il venticinquenne Kyu. Niente di più banale, penserete. Beh, se cercate il colpo di scena, non è un libro che fa per voi. Il romanzo, però, scava nell’animo del lettore e senza troppe pretese. Yuko sa prendere il buono e il brutto dalla realtà, amplificando talvolta ogni esperienza, è in grado di cogliere ogni vibrazione attorno a sé, pare capace quasi di «vedere» più degli altri e di «leggere» nel cuore degli altri, come se questi fossero di vetro. Kyu, il maestro che ha quasi il doppio dei suoi anni, sembra esserle in questo assai vicino e le insegna  ad assegnare ad ogni colore uno stato d’animo.

«Se osservi bene le cose che pensi, ognuna ha un colore preciso, no? E se anche non dovesse averlo, dovresti riuscire a sostituire ogni cosa con un colore, no? Perché non provi a dipingere così, una dopo l’altra?».

Esercizio abusato se vogliamo, che ricorda Le vocali del poeta francese Rimbaut tra l’altro, ma che pare funzionare, difatti, durante una delle tante lezioni Yuko e Kyu assistono ad un evento insolito: dal fusto di una pianta fuoriescono degli strani omini verdi (gli stessi che la madre di Kyu, anche lei artista, racconterà di aver visto anni prima ed è questa una delle scene più belle del libro). È l’elemento magico che irrompe nel quotidiano, ma è anche l’episodio che darà il via alla frequentazione tra il maestro e la giovane allieva. Il romanzo si snoda tra le aspettative, le paure e i sogni della protagonista, che vive con malessere l’assenza del padre, venditore d’antiquariato che è spesso in trasferta in America, e con dolcezza il legame con la madre, moderna e anticonformista, la quale come unico lusso si concede ogni giorno una dose massiccia di gelato.

«Mamma, non sei triste? – A questa mia domanda ogni tanto lei rispondeva: La vita è lunga, e ci son anche momenti così!».

È velatamente un romanzo triste, ma da respirare a pieni polmoni, del resto che c’è di meglio della giovinezza? Delle prime volte? Quando la vita pare promettere più che chiedere, quando tutto sembra appartenerti? Tra la difficoltà di diventare grandi, la scoperta dei propri sentimenti e il desiderio di trovare un posto nel mondo, Yuko ci racconta la sua storia, senza stancarsi di tenerci per mano con tenerezza.

«Ogni sera andavo a dormire senza spegnere il cellulare. La mattina seguente vedevo che non c’erano state chiamate e mi rattristavo. L’umore si faceva nero, e cominciava un’altra giornata di attesa. Attesa di qualcosa che non arrivava mai. Nelle giornate di attesa, fuori dalla finestra è sempre buio».

Consigliato a chi non cerca una lettura impegnativa, a chi vuol conoscere o riscoprire Banana Yoshimoto, vero caso letterario internazionale, a chi vuole lasciarsi cullare per 108 pagine dalla nostalgia.

Titolo: High e Dry Primo Amore

Autrice: Banana Yoshimoto

Traduttrice: Gala Maria Follaco

Editore: Feltrinelli

Anno: 2011

 

Cristina La Bella