Film del 1950, “47 morto che parla” è una pellicola guidata da Carlo Ludovico Bragaglia, tratta dall’omonima commedia teatrale del celebre Ettore Pretolini, anche se il personaggio principale è molto distante da quello descritto nell’originale. Il titolo della pellicola è legato a Napoli, città per antonomasia scaramantica. Secondo la tradizionale smorfia il «numero 47» starebbe ad indicare il “morto” mentre “morto che parla” sarebbe rappresentato dal 48. Il film segue una storia molto semplice, dove al centro della scena regna sovrano Totò, l’amatissimo attore partenopeo. Girato in bianco e in nero, il lavoro era ed è tuttora uno dei più amati titoli della commedia italiana. La storia è semplice: il protagonista interpretato da Totò è il barone Peletti, un personaggio decisamente attaccato al denaro (che sembra aver preso spunto dall’”avaro” di Molière, piuttosto che dalle opere di Pretolini), che eredita dal padre una scatola con monete preziose e altri gioielli. Nel testamento del genitore, parte del tesoro sarebbe stato destinato ad una scuola del paesino napoletano in cui vivevano, e l’altra sarebbe andata al nipote Abiatico. Da qui ha inizio una serie di escamotage da parte del barone per evitare che tale tesoro cada all’interno di mani non sue. La scuola, che ha la necessità di essere costruita subito, spinge gli amministratori comunali a mettere in atto una messinscena. Con l’aiuto di una compagnia teatrale, essi fanno credere al barone di essere morto e di trovarsi nell’aldilà. Peletti, in preda al panico, sarà costretto a rivelare dove nasconde tutti i suoi preziosi. Scoperto lo scherzo, anche il barone vorrà vendicarsi. Seguono splendide scene da non svelare, proprio perché ritenute le più divertenti di tutto il film. Insomma “47 morto che parla” è un cult del nostro cinema, un film da non perdere.

CURIOSITÀ: Le battute presenti nei dialoghi sono entrate nel nostro linguaggio quotidiano colloquiale, si ricordi la famosa “…e io pago” del barone Peletti, usata spesso per indicare lo sperperamento del denaro di un ricco. Nella scena in cui Totò si alza in volo con la mongolfiera, si nota che il cielo non è altro che un telone mosso dal vento. Le riprese iniziarono nell’autunno del ’50 e il film fu girato quasi interamente negli studi della Titanus della Farnesina, mentre la scena dell’inferno finto, si svolse alla solfatara di Pozzuoli, che si prestò alla perfezione per rappresentare centinaia di bocche fumanti gas sulfureo.

ERRORI: Verso la fine, durante il discorso del sindaco, questi dice che il barone è morto per tre volte, poi quando Peletti torna vivo, il primo cittadino dice: «questa è la sua terza vita». In realtà, avrebbe dovuto dire «la sua quarta vita», è evidentemente un errore di battuta. Inoltre, sempre sul finale, il dottore ammette che lo scherzo è stato fatto dal sindaco, in realtà è stato il farmacista ad organizzare tutto.

Programmazione: In onda su sky, canale cinema classic, sabato ore 13:45, venerdì 4:25, ma anche disponibile su “on demand”.Per chi non avesse sky il rifugio perfetto resta: https://www.youtube.com/watch?v=S8JdwcDkwlI.

Simona Abbate Sidoti