Uno dei film più attesi della nuova stagione cinematografica, Blade Runner 2049, in uscita nelle sale a ottobre, porta con sé un grosso fardello, quello cioè di non deludere le aspettative di tutti coloro (e sono tanti) che hanno decretato lo status di cult/capolavoro fantascientifico della pellicola originale dal titolo omonimo (correva l’anno 1982). I pericoli sono tanti. Dando uno sguardo al trailer si capisce che il film è di qualità, non soltanto per il ritmo ma anche grazie alle scenografie e una fotografia mozzafiato, nonché alla musica che ricorda da vicino la colonna sonora del lungometraggio del 1982. Il primo pericolo che BR 2049 corre è in effetti proprio quello di somigliare troppo all’originale in quanto a trama e dettagli tecnici, rischiando di diventarne un clone (accostamento che potrebbe portare il lettore a pensare a un gioco di parole, visto il tema del film). Le similitudini tuttavia in questo caso potrebbero essere razionalizzate e pienamente giustificate se si pensa che in fondo si tratta di un seguito, per cui le ambientazioni, le musiche, i ritmi ecc. devono necessariamente rispecchiare le atmosfere del primo capitolo.

Il secondo rischio che il film corre è invece l’opposto di quello appena esplicato, e cioè quello di trovarsi davanti a una pellicola che dell’originale non ha niente. Una pellicola adattata ai nostri tempi e pensata per il grande pubblico (di oggi), con dei ritmi ossessivamente frenetici, dialoghi troppo logorroici e dispersivi e una fotografia in digitale che presenta delle (mono)tonalità di grigi che spesso tolgono ogni piacere in chi guarda a causa della mancanza di intensità. Ma dalle anteprime non sembra che questo sia il caso. Il film riporterà quasi sicuramente in vita la magia del primo episodio: una pellicola, come allora, fuori dal tempo, arricchita da un cast indubbiamente di alto livello e una regia, quella del canadese Denis Villeneuve, che ha già avuto in passato dei riconoscimenti importantissimi per un cineasta; riconoscimenti non solo come direttore ma anche per gli aspetti tecnici, tra i quali spiccano la scenografia, la fotografia e il montaggio, nonché la corsa alla Palma d’oro al Festival di Cannes con Sicario nel 2015. Secondo indiscrezioni pare addirittura che parte del cast abbia accettato la scritturazione per il nuovo Blade Runner per poter collaborare col cineasta canadese: roba da andarne fieri.

A proposito del cast, oltre al consolidato Ryan Gosling nel ruolo da protagonista troviamo Harrison Ford (che non ha bisogno di presentazioni), già presente come protagonista nella pellicola del 1982 e Robin Wright, attrice dal grande talento (chi ha seguito la serie House of Cards – Gli intrighi del potere sa cosa intendo). In un ruolo di supporto troviamo Edward James Olmos (presente già nel primo film della serie), che gli spettatori cresciuti negli anni ottanta probabilmente ricorderanno come il tenente Martin Castillo nella serie televisiva Miami Vice. Presenza quella di Olmos nel cinema quasi impercettibile ma quanto mai essenziale grazie al timbro quasi zen delle sue interpretazioni. Il Blade Runner del 1982 è stato un film che ha segnato un’epoca in quanto unico nel suo genere. Lontana dai sensazionalismi e dalle trame di facile presa tipici di molte pellicole di fantascienza dell’epoca, la pellicola di Ridley Scott toccava tasti abbastanza profondi e rappresentava una sorta di orgia visiva per gli occhi dello spettatore. Essa inoltre toccava diversi generi (dalla fantascienza al neo-noir, al poliziesco), stravolgendone i canoni e creando nuovi codici, con una maestria che solo i cineasti fuoriclasse sono in grado di creare.

Aspettiamo allora con ansia di scoprire se Ridley Scott, per questa nuova versione in veste non di regista ma di produttore, sarà ancora una volta in grado di sorprendere.

 

Marco Orrù