«Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni».

Così scriveva Francis Scott Fitzgerald e mi pare che l’ultimo libro di Francesco Martillotto, docente di Lettere, esperto di lingua e letteratura, sia nato e si nutra proprio di questo. Perché la lettura è linfa vitale, cibo per la mente. “Percorsi Letterari”, vincitore del Premio Saggistica Poetikanten, è una raccolta di dieci saggi dedicati a grandi scrittori italiani (l’unico degli stranieri presenti è Hermann Hesse). Alcuni di essi erano già stati pubblicati altrove, su alcune riviste, ma è piacevole ritrovarli tutti insieme. Il libro si legge tutto d’un fiato, semmai può capitare di tornare indietro seguendo le mosse del cavallo negli scacchi, proprio perché è un volume che offre diversi spunti di riflessione. Nello specifico ogni articolo affronta una tematica diversa legata ad un autore: così troviamo in apertura L’«arte feminil» di Armida nella Gerusalemme Liberata tra letteratura e fortuna figurativa che pone l’attenzione su quelle ottave del poema di Torquato Tasso troppo «lascive» e sensuali; una riflessione sulla lingua dei Poemi Risorgimentali di Giovanni Pascoli; più avanti l’analisi di alcune liriche quali Chi sono? dell’indimenticabile saltimbanco Aldo Palazzeschi o Spesso il male di vivere ho incontrato del sommo poeta Eugenio Montale. Come pure non mancano delle letture scrupolose di porzioni di testo più ampie, come Mediterraneo, la terza sezione degli Ossi di seppia dello stesso Montale o Nel magma, la raccolta di Mario Luzi, che meglio rappresenta quella che lo studioso Stefano Verdino definì «una vera e propria rivoluzione copernicana», ossia il passaggio dal linguaggio ermetico ad una forma espressiva più prosastica.

L’ultima parte di “Percorsi Letterari” è dedicata a due grandi affabulatori del Novecento: gli amici Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante, la sola scrittrice femminile tra l’altro su cui si è soffermato Francesco Martillotto nel volume. Entrambi vengono riletti alla luce della questione linguistica, che ha visto coinvolto nella seconda metà del secolo breve Pier Paolo Pasolini, che non solo ha scritto Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959) ricorrendo al dialetto, divenendo così il cantore delle borgate e delle periferie, che ben ha rappresentato in pellicole come Mamma Roma, ma che pure ha lottato contro l’avvento della televisione, l’omologazione, il ricorso a prestiti stranieri, il vuoto politico e morale che sintetizzò in quel pezzo pubblicato nel ’75 su Il Corriere della sera, oggi incluso negli Scritti Corsari, che sarebbe passato alla storia come «la scomparsa delle lucciole»; come pure Elsa Morante, penna controcorrente in un’epoca di sperimentalismi, si pensi soltanto a La storia, pubblicato nel ’74, parente più prossimo di romanzi tradizionali come Il Gattopardo (1958) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa o Il giardino dei Finzi Contini (1962) di Giorgio Bassani, che alle opere d’avanguardia del Gruppo ’63. Sempre lontana dalle mode la Morante aveva pubblicato nel 1948 Menzogna e sortilegio, estraneo agli orizzonti del neorealismo, più vicino ad una «singolare fiaba, una rappresentazione compiaciuta e magica di un mondo privo di agganci con il reale, tanto fascinoso quanto chiuso e fuori del tempo», come si legge nel volume.

Francesco Martillotto, che si è aggiudicato alcuni prestigiosi premi, tra cui il Casentino nel 2014 e La Ginestra di Firenze nel 2016, in un momento molto delicato per la critica letteraria, ma di decisiva ripresa per il mercato editoriale, ha realizzato una delle massime ambizioni per chi si occupa di letteratura: suscitare in chi legge curiosità e stimolo per nuove ricerche. Chissà che da questi «percorsi» non prendano il via altri viaggi all’insegna della poesia e della narrativa.

Editore: Poetikanten
Anno edizione: 2017
Pagine: 100 p.

 

Cristina La Bella