Titolo: Costa San Giorgio. Irma Brandeis, un amore di Montale
Autore: Daniela Bernagozzi
Editore: De Ferrari
Anno di edizione: 2017
Pagine totali: 168
Prezzo: 14 euro

Sinossi: Irma Brandeis (1905-1990) fu la ‘persona storica’ su cui Eugenio Montale costruì Clizia: la ‘persona poetica’ più alta nella sua opera in versi, cui le altre figure femminili comparse, prima e dopo di lei, sono state inesorabilmente accostate, addirittura sovrapposte. Il prezioso lavoro compiuto da Paolo De Caro e, sulla sua scia, da tanti montalisti, e le voci sommesse di carte edite e inedite che dicono la loro da archivi pubblici e privati, hanno generato nuova linfa in questo scritto di Daniela Bernagozzi: pagine dense di vita e di cultura che ci avvicinano ancora di più a «I. B.» e alla storia di una donna colta e coraggiosa.

«E poi, perché giudicare l’amore tanto importante? Non c’erano altre cose nella vita? Il lavoro, l’amicizia… ne aveva avuto in abbondanza. L’intelligenza, il buongusto, la decenza nei rapporti sociali. La sua generazione aveva conosciuto una vocazione assoluta per la felicità. Dava per scontato che ad essa bisognava essere fedeli in modo totale. Ed era stata così infelice, invece, fra guerre e tracolli di vario genere. Lui aveva bisogno di una Beatrice, e lei di un uomo eccezionale per dare un senso alla sua esistenza di letteratura incompiuta. E se avessero sbagliato tutto e la loro fosse stata solo un’illusione reciproca? Il sentirsi grandi almeno in una passione non vissuta? Se l’avessero vissuta invece, cosa sarebbe successo?».
Recensione: Tutti sanno che Eugenio Montale ha avuto diverse muse nella sua vita, donne dotate di fascino e di caratteristiche tali da far breccia nel cuore del poeta, per più o meno tempo, e di ispirare la sua poesia, contribuendo in questo modo alla creazione di capolavori di scrittura assoluti a livello nazionale e internazionale: troviamo, infatti, Arletta (Anna degli Uberti), Mosca (Drusilla Tanzi), la Volpe (Maria Luisa Spaziani) e Clizia, la nuova Beatrice capace di portare la luce nel clima teso e difficile della guerra e dell’invasione nazista. Clizia altri non è che Irma Brandeis, una studentessa prima e poi insegnante americana di letteratura italiana: Montale ci dà conto della sua esistenza in maniera velata ma profonda; questo ci fa intendere quanto il rapporto intercorso tra i due sia stato passionale e significativo per la vita di entrambi. E proprio su tale legame si basa il libro di Daniela Bernagozzi, costruito in un’alternanza tra flashback e sguardi quasi fotografici e sull’esistenza di Irma ormai anziana, in una sorta di indagine dalla quale emergono retroscena e narrazioni (anche se molte romanzate) emozionanti che gettano nuova luce su una delle relazioni più intriganti e misteriose del Novecento italiano. L’incontro tra i due avviene un po’ per caso: Irma è giovane e innamorata dell’Italia, dove è solita trascorrere l’estate, e delle parole capaci di toccare il cuore, mantenendo comunque lo sguardo vigile sulla realtà e sulla mutabilità, ben conosciuta a causa delle esperienze precedenti, dei sentimenti; Montale, invece, è più maturo ed è legato a una donna (la Drusilla Tanzi sopracitata) che frequenta più per pietà e per sicurezza che per amore vero e proprio, incapace di trovare nuovi stimoli con il quale animare le sue composizioni e grazie alle quali trovare conforto in un clima come quello precedente alla seconda guerra mondiale. I due mondi e le relative certezze e insicurezze collidono in maniera imprevedibile ma vissuta sempre a pieno, capace di dare momenti di felicità indimenticabili quanto di creare situazioni di incomprensione che portano i due protagonisti a riflettere diverse volte sulle proprie scelte. E purtroppo, come diceva Shakespeare, “queste gioie violente hanno fini violente” e a causa di motivazioni varie, tra le quali la più prominente è l’indecisione di Montale nel lasciare Drusilla per trasferirsi in America con Irma, l’amore finisce, e di esso rimane solamente un ricordo che Irma non è in grado di scacciare e che si ritrova a rivivere anche a distanza d’anni negli attimi più impensabili. È stata un’esperienza meravigliosa o solo fonte di rimpianti? Montale ha più pensato a lei con la stessa intensità? E tutti quei riferimenti al loro vissuto nelle poesie dell’autore, che significato hanno e quale immagine di Clizia trasmettono? In un susseguirsi di eventi, sentimenti contrastanti, riflessioni profonde, riferimenti letterari e sorprese storiche, il libro scorre velocemente e semplicemente verso la fine, una fine paragonabile alla famosa bufera di Montale dalla quale Clizia viene portata via, seppur non definitivamente, e dalla quale l’autrice è in grado di trarre del materiale valido con cui far rivivere a tutti noi lettori una delle pagine più criptiche, ma non per questo meno affascinanti, della vita di Eugenio Montale.