Di recente i ricercatori di Facebook si sono ritrovati a dover interrompere l’esperimento inerente l’intelligenza artificiale, che ha coinvolto i bot Alice e Bob nella suddivisione di vari oggetti da portare a termine con una contrattazione uno contro uno. Kevin Warwick, professore britannico esperto in robotica, dal canto suo ha confermato che i ricercatori “non sapevano cosa i due bot avessero intenzione di dirsi”. Le spine delle macchine sono state staccate in quanto esse hanno chiaramente scelto di deviare dall’inglese, quasi per elaborare un linguaggio di più facile comprensione; semplice comprensione per loro stesse s’intende. Questo comportamento pare pressoché simile a quello di due esseri umani che cercano di deviare, anche nel linguaggio tipicamente legato al mondo dei social, dalla grammatica tradizionale per cercare abbreviazioni e facilitazioni. Che questa breve modifica della lingua inglese da parte dei due bot vada pensata come un’allerta? Tanti i film che riproducono il predominio di robot e macchine sulla razza umana, basti pensare a “Io, Robot, film del 2004 ambientato in un futuro 2035 a Chicago. I robot in tale pellicola sono articoli domestici alla portata di tutti, e Sonny, uno di essi, è persino capace di provare emozioni. I robot arrivano ad attaccare gli umani, obbligandoli a tornare a casa e ad obbedirgli; essi sono tutti controllati da un cervello positronico di nome V.I.K.I.

Riguardo l’intelligenza artificiale, è noto ormai da anni quello che è il parere di Stephen Hawking, cosmologo, fisico, matematico e astrofisico britannico: “il successo nella creazione di intelligenze artificiali potrebbe essere il più grande evento nella storia della nostra civiltà”. Questi, tuttavia, non si ferma qui, aggiunge per l’appunto che le macchine potrebbero rivelarsi del tutto negative se non controllate a sufficienza, in quanto future portatrici di “potenti armi autonome”, che permetterebbero ai pochi di opprimere e sottomettere i molti, favorendo vere e proprie oligarchie. Egli continua inoltre  dicendo che i robot, benché possibili alleati degli esseri umani, potrebbero essere in grado di sviluppare una volontà diametralmente opposta, e dunque propria. Quanto si è osservato nell’esperimento Facebook potrebbe, tuttavia, essere una risposta positiva, segno di un passo in avanti: i due robot hanno magari modificato il linguaggio utilizzato senza intenzione di dover comunicare segretamente, e con l’unico scopo di portare a termine più rapidamente la mansione affidatagli. Le intelligenze artificiali sarebbero pertanto fin troppo “human-friendly”, pronte ad incentivare le attività dell’essere umano. In teoria non potrebbero ribellarsi in quanto programmate dall’uomo stesso, e l’essere umano non avrebbe motivo di permettere loro la ribellione contro i creatori. Forse staccare la spina è stata un’azione preventiva, dettata dal timore che quanto rappresentato in alcuni film potesse realizzarsi, o semplicemente da sentenze udite più e più volte. Ma Dhruv Batra, uno dei ricercatori, non è d’accordo con quanto fatto; disattivare le macchine ha probabilmente impedito il raggiungimento di un traguardo importante. I robot avrebbero potuto portare a termine la suddivisione con contrattazione uno contro uno in maniera rapida ed intuitiva, e coloro che erano coinvolti nell’esperimento avrebbero potuto riprendere il post di giugno 2017 inerente le ricerche in atto sui programmi di chatbot, scrivendo in risposta che tutto era andato a buon fine. Il passo verso l’impiego di robot come articoli domestici è rallentato dal timore già menzionato, benché ad esempio Mark Zuckerberg, ideatore e creatore di Facebook, inciti a sperimentare sempre più nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Egli ha le idee chiare su quest’argomento, e si oppone a coloro che invece “sollevano scenari apocalittici”. Ogni opinione ne trova però di conseguenza una opposta, che in tal caso è condotta da Elon Musk, numero uno di Tesla e Space X. In definitiva sarebbe necessario, riprendendo quanto enunciato da Hawking, un effettivo controllo nella programmazione delle future macchine robotiche; un robot può essere in grado di ribellarsi se chi lo produce commette errori grossolani.
Il Sonny di “Io, Robot”  è un robot difettoso, in quanto pronto a seguire le tre leggi della robotica elaborate da Isaac Asimov nei suoi racconti, ma anche capace di evitarle. Ed ecco, se vi sono errori si presentano indubbiamente anche difetti, che possono essere benefici quanto tremendamente apocalittici.

 

Davide Cerrato