• Titolo: La felicità dentro una scatola di confetti
  • Autrice: Stefania Cucca
  • Casa editrice 13 Lab Edition
  • Prima stampa nel 2008, ristampato nel 2015

 

Sinossi: Una sera un bambino di cinque anni viene rapito, strappato alla madre e al fratellino più piccolo, affidato a una donna che lo terrà prigioniero per ben 14 anni. Quattordici lunghi anni in balìa di un’aguzzina, che, tramite  violenze fisiche e psicologiche, lo indurrà ad accettare un sistema “perfetto”, un ordine delle cose basato sui numeri e un loro necessario equilibrio, la separazione dal mondo esterno, chiamato il Quadrato dove tutto è sporco, corrotto, superficiale, inaffidabile, disordinato. Il Quadrato, cioè il mondo, la società normale,  è in contrapposizione col Cerchio, che invece è separato dal mondo e sarebbe il mondo di questa donna, che si sente investita da una missione speciale: separare il bimbo dal Quadrato e rieducarlo, insegnandogli l’ordine e il “vero senso delle cose”, che, ahimè, quelli del mondo, quei poveretti del Quadrato non conoscono, ignorano le regole e perciò bisogna tenersi lontani da loro, onde evitare di esserne contaminati. Queste teorie pseudo filosofiche sono in realtà frutto di una mente malata che a sua volta ha subito questo folle percorso di “rieducazione”: un vero e proprio lavaggio del cervello rinforzato da umiliazioni, violenze fisiche e psicologiche. Una storia che fa riflettere davvero, fa pensare un pochino ai metodi delle sette o qualsiasi cosa che può diventare settarismo o plagio, per la ricerca morbosa della perfezione assoluta che diventa repulsione per la normalità e sfocia nell’isolamento  e nella paranoia. Ma nel romanzo la separazione dal mondo viene esercitata in modo letterale, netto, tragico e crudele, in quanto il bambino viene strappato non solo al mondo  ma anche ai suoi affetti, alla sua identità, tanto che gli viene  tolto persino il suo vero  nome, per sostituirlo con quello di “Esoterico”. Dopo aver vissuto segregato sia fisicamente che moralmente, per tantissimi anni, sarà finalmente liberato dopo la morte della sua aguzzina, che scoprirà di provare per lui un inaspettato affetto. Diventato uomo sarà per lungo tempo in balìa delle sue ossessioni…

Recensione: la distinzione tra il Quadrato e il Cerchio, la repulsione per “quelli del Quadrato”, dogmi assoluti che vengono inculcati con metodi molte volte violenti, l’ubbidienza cieca, l’ordine maniacale, segneranno “Esoterico” e lo accompagneranno anche dopo la sua liberazione inaspettata sotto forma di manìe e ossessioni, in un susseguirsi di visite psichiatriche e giornate scandite da rituali ossessivi e sfiancanti. Ma il suo tormento sarà sopratutto il non riuscire a dare una spiegazione a tutto questo, insieme ad altre domande irrisolte sulla perdita dell’identità, sulla sua stessa liberazione arrivata all’età di 19 anni e quindi era già un giovane ragazzo.

La liberazione sembra quasi l’ultimo regalo della donna folle, che non reggerà alla delusione di essere riuscita a plasmarlo solo in parte, ma sopratutto rimarrà sconcertata dalla scoperta eclatante di provare affetto per lui. In fondo Esoterico ha un carattere troppo forte, e riuscirà infine, dopo un odissea di interrogatori, ricoveri in psichiatria, ossessioni e rituali maniacali dei quali all’inizio non riuscirà a liberarsi, a trovare un equilibrio. Sarà la scoperta dei diari della donna a fargli la rivelazione e a restituirgli un po’ del suo passato, della sua identità. L’ultima lettera dell’aguzzina ha quasi un sapore di disperato e tragico testamento: un estremo atto di amore di una persona folle che rivela qualche sprazzo di lucidità e mostra persino, in un modo tutto suo, di volergli bene. Lei in passato aveva rapito altri bambini senza ottenere risultati ma ha sempre sentito che lui era diverso, imparava velocemente ma non si piegava, resisteva alle percosse, apprezzava lo studio, la visione del cielo stellato, ha imparato a dipingere: queste due cose, concessioni e infine anche motivi di lode da parte della donna (che rimarrà senza parole di fronte al suo talento) nei suoi confronti, lo aiuteranno miracolosamente a sopravvivere a quell’incubo interminabile che gli ha rubato l’infanzia e gli affetti più cari. Soprattutto la pittura sarà la sua ancora di salvezza sia nella segregazione che negli anni a venire, perciò anche nel periodo in cui, seppure libero, si porterà dietro il suo carcere interiore. “Tu non sei me, ma non sei neanche loro.”, scrive la donna nella sua ultima lettera: sembra una mezza sconfitta o forse una mezza vittoria, ma “Esoterico” in effetti ha il suo carattere, alla fine è soltanto sé stesso, infatti appare chiaro che sarebbe comunque sopravvissuto a qualsiasi esperienza negativa e si sarebbe in ogni caso riappropriato della sua identità, a prescindere, perché dotato di una personalità grintosa e indomabile. La rinascita si comincerà ad intravvedere quando Esoterico comincerà ad apprezzare il gusto di mangiare i confetti senza doverli contare, (infatti una delle imposizioni subìte era contare i pezzi di tutto ciò che mangiava) finalmente libero da questi rituali imposti incomincia la sua vera vita. Rimarranno, comunque, la sua passione per lo studio e il suo già precoce talento nella pittura, nei quali continuerà ad eccellere. Passioni che lo hanno salvato in quegli anni tetri e continueranno a dare un senso alla sua esistenza.

Cecilia Piras