È noto che la stagione estiva non sia esattamente la più florida per le produzioni cinematografiche, facendo gioco forte i concerti, i party in piscina, il sole e l’ombrellone. Chi comunque non vuole rinunciare alle poltrone in sala si deve accontentare di facce sconosciute sugli schermi e trame dolciastre, che solleticano il desiderio di riscoprire l’amore idilliaco da film per i teen statunitensi, oppure di freschi horror che certamente riescono a dissuadere la mente dal pensiero del caldo atroce per un paio d’ore (in casi particolarmente fortunati).

Da giovedì 17 agosto però è comparso in sala il volto, anche se contuso e sanguinante, del premio Oscar Charlize Theron, protagonista del nuovo action movie Atomica Bionda, diretto da David Leitch. Alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa, Leitch dimostra però di avere un bagaglio esperienziale tale da non deludere per quanto riguarda tutto ciò che necessariamente debba esserci in un buon film d’azione, probabilmente grazie alla sua professione da attore (Ocean’s Eleven nel 2001, V per Vendetta nel 2005 e The Bourne Legacy nel 2012) e al suo precedente John Wick (2014). Oltre a ciò però quel che solitamente non viene sempre esplicitato è che David Leitch ha una storica carriera da stuntman, facendo di lui uno dei più richiesti sui set hollywoodiani.

Tutto ciò per presentare la sua nuova pellicola Atomica Bionda e per evitare che il titolo forse non troppo allettante allontani il pubblico da due ore di buon intrattenimento.

Il film prende vita dall’adattamento della graphic novel The coldest city (2012) realizzata da Anthony Johnston e Sam Hart, che vede come protagonista Lorraine Broughton, una brillante ed attraente spia britannica in territorio tedesco prima della caduta del muro di Berlino, incaricata di scovare un agente doppiogiochista dell’MI6 (Secret Intelligence Service). Nella pellicola è presente anche James McAvoy nei panni di David Percival, collega berlinese della Broughton. Entrambi gli attori protagonisti hanno dovuto trascorrere un periodo di allenamento intensivo prima di essere pronti a performare davanti alle macchine da presa: la Theron è stata preparata da un team di otto personal trainer rimettendoci anche un paio di denti e McAvoy ha girato tutte le scene con una mano rotta, scomodo inconveniente che si è portato dietro dal recentissimo Split.

Il personaggio di Lorraine pare perfettamente nelle corde dell’attrice sudafricana che già aveva dimostrato la sua versatilità in ruoli d’azione in Mad Max: Fury Road. In questo caso però il risultato così magnetico e riuscito è dato da una controparte elegante e seducente che rappresenta la reale arma con la quale Lorraine è in grado di manipolare e abbagliare uomini (e donne, ebbene sì) incauti. Oltre alla fotografia che staglia il profilo del volto glaciale e il fisico sinuoso della Theron, che dunque non poteva che essere da elogiare, anche la colonna sonora fa molto passando dai Duran Duran ai Queen, dai Depeche Mode a David Bowie, ricordando le scene più riuscite di Laurence Anyways (2012) di Dolan sulle note di Fade To Grey e The Funeral Party.

Forse in parte questa eroina ripropone il modello della femme fatale guerrigliera, tuttavia concorre con altre pellicole quali Kill Bill e Tomb Raider ad erodere la distanza numerica tra protagonisti maschili e femminili nei movie hollywoodiani, differenza da poco nuovamente confermata da uno studio della University of Southern California.

Correte nel primo cinema disponibile, affiancate al virile Vesper Martini, «agitato, non mescolato» di Bond lo Stoli on the rocks di Lorraine e vedrete che non ve ne pentirete!

Beatrice Bravi