TITOLO:Francesca

AUTORE:Manuela Raffa

EDIZIONI: Piemme – Marzo 2017

PAGINE: 360

AUTRICE:  Manuela Raffa è nata a Milano nel 1979, dove vive. Si è laureata in scienze dell’educazione e al momento lavora presso la redazione di una società che si occupa dei test di ammissione alle università. Dalla sua passione per il fantasy è scaturita la saga Il Mondo senza Nome (Runde Taarn edizioni). Francesca segna il suo esordio nella narrativa storica.

SINOSSI:Siede la terra dove nata fui su la marina dove ’l Po discende per aver pace co’ seguaci sui.”

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,mi prese del costui piacer sì forte,che, come vedi, ancor non m’abbandona”.

Francesca da Polenta è una donna fuori dal comune. Per suo padre Guido, è l’ unica che valga quanto un uomo, l’unica in grado di tener testa ai suoi discorsi, l’unica il cui destino gli stia a cuore. Il bene del casato, però, vale più dei propri sentimenti: così a sedici anni, Francesca da Polenta cede il posto a Francesca da Rimini, sposa di Giovanni Malatesta. Una vita lontana dal mondo cavalleresco che ama, questo è ciò che si aspetta da quell’unione. Il fratello di suo marito Paolo non solo è affascinante, ma è curioso, colto, pieno di premure e di considerazione per le sue idee. È l’uomo che avrebbe voluto accanto. È l’uomo che amerà, per tutta la vita e a causa del quale la perderà.

RECENSIONE: Manuela Raffa attraverso uno studio approfondito e pochi documenti che sono consultabili, è riuscita a ricostruire la sua storia travagliata e appassionante, mostrandoci lati inediti di Francesca da Rimini. Il suo è un romanzo basato sulla storia e nato dopo un’attenta ricerca bibliografica. La donna che emerge è appassionata di libri (quando all’epoca le esponenti del sesso femminile non sapevano leggere e scrivere), capace di  opinioni politiche, arguta. La narrazione non si concentra  solo  sulla passione per Paolo, che è vissuta con tormento e senso di colpa. Infatti il marito Giovanni Malatesta, se pur difetta  per l’aspetto fisico; viene descritto come un buon marito,  che non limita il suo  amore per la lettura; e  pur rimanendo nella mentalità medievale concede a Francesca libertà di esprimere le sue idee, anche se naturalmente vengono accolte con condiscendenza. Nel libro lo stesso Giovanni narra il suo punto di vista: non è un mostro, ma un uomo che ha amato profondamente la moglie,  rimpianta  e mai dimenticata a molti anni dalla morte (infatti vi sono due epoche nel libro). Siamo stati abituati ad un Gianciotto ( così era sopranominato) meschino, lo scopriamo uomo coraggioso e giusto anche se sciancato, la cui colpa più grave è aver desiderato la sua sposa ad ogni costo; non curandosi della loro affinità, premendo sui desideri di potere del padre (ma chi a quei tempi si sposava per amore? Quali sono nei secoli scorsi i matrimoni tra nobili non basati solo su interessi politici e di casata?). Stranamente si è portati a comprendere questo marito tradito, o almeno a non a  condannarlo del tutto: l’autrice ha deciso che fosse l’unico a parlare in prima persona; dalle sue parole scopriamo il dolore, il rimpianto di non aver suscitato l’amore di Francesca. Giovanni Malatesta non è un assassino a sangue freddo, ma quasi un innamorato respinto (nella scena della scoperta degli amanti, si avverte l’amarezza di essere costretto a punire con la pena più severa  l’offesa. Francesca e Paolo doppiamente colpevoli verso un marito, verso un fratello: la loro è una passione senza controllo, eppure  non è solo lussuria (peccato che sconteranno nell’inferno dantesco), ma ha le caratteristiche di un’affinità elettiva, di un riconoscersi tra due anime, che da sempre si attendono e ricercano. Non avrebbero potuto ignorarala. Paolo non è il cavalier cortese, l’eroe senza paura: anche se viene descritto come Paolo il Bello seguendo la tradizione; Manuela Raffa si sofferma molto meno su  di lui che sulla coppia Malatesta; il fratello maggiore sembra paradossalmente  quasi avere più spessore. È smarrito di fronte ai sentimenti per la cognata, impaurito per il rischio corso ed anche nella morte sarà preda degli eventi. Paolo e Francesca sono spesso associati a Romeo e Giulietta, ma a differenza degli  amanti shakespeariani sono realmente esistiti nella seconda metà del ‘200. Come accade ancor oggi le famiglie importanti non amavano lavare i panni sporchi in pubblico:  la  vita di Francesca da Polenta, figlia di Guido Minore signore di Ravenna, che tradisce il marito Giovanni Malatesta con il fratello Paolo ( a sua volta sposato con Beatrice Orabile) è quasi un mistero (così come la morte non avvenuta a Gradara, come vuole la tradizione). Il solo narratore, di cui ci sono giunte testimonianze, coevo ai fatti è Dante che ha reso immortale il ricordo dei due sfortunati amanti. La stessa autrice rende omaggio al poeta fiorentino, inserendo le terzine a loro dedicate nel Canto V  dell’Inferno. Dante è anche il personaggio con cui si concluderà il libro. La sua è la versione più nota del dramma, forse idealizzata per compiacere Guido Da Polenta, nipote di Francesca, che lo ospitava a Ravenna. Manuela Raffa racconta che  l’idea del romanzo nacque vedendo un quadro dei due innamorati in cui Francesca teneva in mano un libro; certo il libro “ galeotto” dantesco. È molto strano però che Dante parli di una donna che legge, quando la cultura era preclusa alle esponenti del gentil sesso. Ancor più che sia lei a parlare nel Canto V; l’uomo tace e la donna parla, inammissibile per quei tempi. Forse allora Francesca era una donna fuori dall’ordinario, come altre prima e dopo di lei. La sorpresa è  stata leggere le fonti  su cui si è basata.

Ho fortemente voluto leggere Francesca, consapevole che si trattasse di un romanzo, e la dolcezza evocata nelle parole lette non corrispondesse alla realtà medioevale. Quasi certamente poco di quello che immaginiamo sarà accaduto, eppure l’autrice come dimostra nella postfazione ha saputo ricostruire verosimilmente la vicenda; non solo, è una protagonista innovativa quella nata dalla “penna” ( o pc) della Raffa anche solo come donna che amava leggere. Questo libro ricorda il potere dello scrittura e della lettura: non importa se i personaggi  non siano reali ( Romeo e Giulietta, Tristano ed Isotta, Lancillotto e Ginevra); o  molto diversi dall’idea che si ha su di loro ( Paolo e Francesca); per coloro che li hanno amati, dimenticando il mondo  mentre leggevano le loro storie, essi sono in qualche modo reali. Manuela Raffa lo dimostra nella sua opera, scritta con uno stile semplice, scorrevole, musicale, delicato ed incredibilmente dolce; come è il suono del nome della protagonista: Francesca.

Arianna Puri