Le Birkenstock, i cosiddetti ‘sandali dei tedeschi’, sono sempre state amate o odiate… non c’è una via di mezzo per queste scarpe dalla struttura così particolare che le ha sempre distinte da qualsiasi altro tipi di calzatura.  Negli ultimi decenni hanno spopolato in tutto il mondo sia per la loro comodità che per il rapporto qualità-prezzo. Ma in realtà la storia delle Birkenstock è molto antica e bisogna fare un salto indietro nel tempo al 1774, anno in cui il calzolaio tedesco Johann Adam Birkenstock si iscrive nel registro ecclesiastico della città di Lassia-Bergheim,  in Assia. Da quel momento in poi la famiglia Birkenstock si specializza nella produzione di queste calzature focalizzando sempre l’attenzione sulla salute del piede e, nel 1896 Konrad Birkenstock apre due botteghe a Francoforte diventando il primo a produrre e vendere le solette flessibili. La sua passione per l’ortopedia lo portano a tenere per ben 15 anni conferenze, tra Germania ed Austria, con specialisti del settore proprio per riuscire a stipulare la licenza per la produzione e vendita di scarpe su misura con il plantare.

Nel XX secolo la produzione industriale di calzature è ormai avviata e Konrad apre un grande stabilimento in Assia dove vengono realizzate delle solette in gomma molto flessibili che si adattano perfettamente a tutti i tipi di scarpe donando un notevole ‘comfort’, anzi  FUSSBETT (letto del piede), alla pianta. È proprio questo il messaggio che l’azienda ha sempre voluto mandare: le loro calzature avrebbero garantito al piede un notevole riposo. Non a caso le prime scatole avevano impresse un piede gigante poggiato su un letto e ancora oggi il plantare sagomato si chiama Soft Footbed. Negli anni 30’ Carl, il figlio di Konrad, prende in mano le redini dell’azienda e si focalizza sull’ortopedia introducendo dei corsi di formazione  che diventano molto famosi e seguiti in tutta la Germania.  Inoltre durante le sue convenction mostra gli effetti negativi che scarpe apportavano ai piedi, sottolineando invece come fosse necessario fare uno studio  sui plantari in modo da garantire la salute del piede. Da questo momento in poi il successo delle Birkenstock non si arresta e negli anni 60’ Karl, figlio di Carl, inventa un nuovo materiale per i plantari molto leggero ma resiliente costituito da una mescita di sughero e lattice; nel 1963 arriva il primo modello di sandalo che diventa uno dei più famosi al pubblico: le Madrid che hanno un plantare sagomato di sughero e un cinturino con fibbia  trasversale sul piede. Ovviamente all’inizio la funzione di queste calzature è prettamente  ortopedica mentre l’estetica viene messa in secondo piano.  Nonostante il ‘look’ così casual ma al contempo ‘spartano’ ad oggi i sandali Birkenstock  sono presenti nelle scarpiere di molti italiani; probabilmente perché sono comodissime e si possono macinare anche Km con esse, sia per la qualità e provenienza dei materiali: infatti le Birkenstock sono prodotte interamente in Germania.  I tre modelli che fanno innamorare e discutere di più sono le Arizona, Madrid e Gizeh: molte donne le amano o hanno imparato ad amarle proprio per la loro praticità ed è per questo che negli anni l’azienda ha introdotto nuovi colori e fantasie in modo da poter abbracciare un pubblico sempre più vasto. Oggi sono tanti gli stilisti che hanno reso omaggio a queste scarpe: Céline in una sfilata le ha proposte ricoperte di pelliccia, Givenchy  le ha ricreate in versione black&pink in cuoio, Gianmbattista Valli invece le ha dato un tocco rock ricoprendole di borchie. Ultima è Colette che ha realizzato una versione in pelle nera con pois blu in edizione limitata.

Anche se le Birkenstock hanno sempre generato pareri discordanti rimangono comunque delle scarpe con una lunga storia  fatta di passione, cultura e studio alle spalle che dura da più di 200 anni.

 

Francesca Tantillo