• Titolo: La strada del ritorno è sempre più corta
  • Autore: Valentina Farinaccio
  • Editore: Mondadori
  • Anno di pubblicazione: 2016
  • Numero di pagine: 216

 

Sinossi: L’estate in cui Vera ha cinque anni è una girandola di avventure. Vera è sfacciata e sognatrice: gioca a nascondino con l’amico immaginario Ringo Starr e da grande vuole fare la camionista, come il nonno, per scoprire dove finiscono tutte le strade del mondo. Oltre ai capelli rossi – della stessa tinta con cui i bambini colorano i cuori –, ha ereditato dal papà libraio la passione per le storie: riempie pile di fogli di una scrittura immaginaria per raccontare favole di calzini parlanti e piante grasse dimagrite. Quella dei suoi cinque anni è anche l’ultima estate che trascorre insieme al padre Giordano. Oggi Vera ha trent’anni, ed è una celebrità della tv: inventa oroscopi irriverenti e graffianti, specie per i nati dello Scorpione, segno zodiacale dell’ex fidanzato che l’ha appena lasciata, mettendola di colpo davanti a tutte le sue fragilità. Perché Vera è cresciuta senza un genitore, ed è come se fosse a metà: ha avuto in dotazione un solo braccio e un solo orecchio, una sola gamba e un solo occhio, e ha riempito tutto quel vuoto di sarcasmo e finta imperturbabilità. Di suo padre non sa nulla: la madre Lia, credendo di proteggerla e di proteggersi, ha preferito dimenticare. Ma quando riceve un centinaio di pagine scritte da Giordano durante gli ultimi mesi di vita e che parlano proprio di lei, dell’eccentrica Lia che si è ribellata alle leggi ancestrali della provincialissima Campobasso, e della nonna Santa, che ha consacrato la propria vita ai figli, Vera è investita da una sfida: il libro è senza finale. Lei adora gli inizi e odia la responsabilità della fine, eppure è la sola che potrebbe completarlo, è un’occasione unica per incontrare tra le pagine quel padre mancato, e per capire cosa accadde quell’estate in cui tutto è cambiato.

Recensione:

 

…Voglio vedere tutto quello che lei non ha il coraggio di rivedere. Perché io ho deciso che devo ricordare, una volta per tutte. Ma devo ricordare da vicino, mentre lei, in questi anni così lontani, non ha fatto altro che prendere le distanze. Da suo marito, dal suo passato. E anche da me.

È l’ironia della sorte ad unire le strade di Giordano e Lia, un aspirante scrittore ed una costumista di scena nati e cresciuti a Campobasso. I due si incontrano in un teatro di Roma e lei lo riconosce “al volo nel modo in cui si riconoscono, nella grande città, le facce di uno stesso paese”. Come talvolta accade in questi casi, i due si innamorano e, dopo il matrimonio, tornano a stabilirsi nella loro città. Lì nasce la figlia Vera e lì conducono la loro esistenza più o meno tranquilla i cui equilibri saranno, però, irreversibilmente compromessi dall’impietosa malattia e dalla morte di Giordano. Madre e figlia, in modo diverso l’una dall’altra, si ritroveranno costrette a ricominciare. Diventata donna, Vera viene messa a conoscenza di una particolare eredità: un romanzo incompiuto, scritto dal padre, cui dovrà dare un finale. Dopo non poche esitazioni, decide di affrontare di petto il passato. Lia, invece, sembra quasi averne paura. Perché? Quali sono i conti in sospeso con quell’ultima estate insieme a Giordano?

La lettura di questo libro suggerisce l’immagine di un gineceo: parla di donne e colloca le loro storie ed i loro pensieri al centro della scena. A prevalere è, infatti, il punto di vista delle tre donne che, nella breve esistenza di Giordano, hanno rivestito un ruolo essenziale: la madre Santa, Lia e Vera. Tre donne ugualmente diverse e complicate. Santa incarna perfettamente lo stereotipo della “suocera” autoritaria, attaccata alle convenzioni e morbosamente gelosa del figlio. Per tutta la vita percepisce quella nuora, ribelle e tanto lontana da lei, come un’estranea e una pericolosa rivale. Non fa nulla per nascondere la sua ostilità e, da parte sua, Lia si guarda bene dal sottomettersi alle manie di quel petulante personaggio che, per amore del marito, accetta come un’imposizione. Lei è altro da quell’ambiente così ridicolmente fondato sull’effimera apparenza. E alla fine arriva Vera, la figlia orfana che tenta di occultare le sue insicurezze dietro uno strato di spavalderia. La figlia che, avendo visto “tutto”, non dovrebbe più lasciarsi spaventare da nulla…in teoria!

Perché ognuno di voi dovrebbe leggere questo libro o almeno desiderare di farlo? Perché è una lettura piacevole. Non sto scherzando! Al di là del legittimo dolore e dell’angoscia descritti in alcuni momenti, è un romanzo scorrevole da leggere “senza pause”. Vi affezionerete così tanto ai personaggi da non volerli più lasciare, arrivando a provare una straordinaria empatia nei loro confronti. Perché? Perché Valentina, in queste pagine, racconta storie vere, concrete e, spesso, vicinissime a noi. Quelle storie silenziose che, in una piccola città come Campobasso, vengono quasi amplificate. Tra le righe, infine, è possibile scorgere un importante messaggio e, per tradurlo, possiamo prendere in prestito una citazione da Il re Leone: «Dal passato puoi scappare… oppure imparare qualcosa»

Roberta Caccavale