Arriva a Roma, al Chiostro del Bramante, la presentazione delle opere più innovative e caratteristiche dell’artista Jean – Michel Basquiat. Emblema dell’arte contemporanea, la sua produzione risale agli anni Ottanta, quando si impose completamente sulla scena americana. Nato a New York nel 1960, da padre haitiano e madre statunitense con origini portoricane, l’artista lascia la sua impronta artistica in un arco di tempo breve, tra il 1981 e il 1987, diventando uno degli esponenti maggiori della pop art dei nostri tempi. Dopo una lunga e travagliata esistenza, morì a soli ventisette anni. I suoi lavori, appartenenti alla Mugrabi Collection, una delle collezioni di arte contemporanea più imponenti al mondo, saranno esposti nella capitale italiana fino al 2 luglio e sono curati da Gianni Mercurio, con la speciale collaborazione di Mirella Panepinto. La mostra percorrerà tutta la breve produzione dell’artista, attraversando le fasi più importanti della sua carriera. Jean disegna quasi per bisogno, per uscire dalla vita turbolenta e i suoi graffiti iniziali vedranno la luce, infatti, sui muri delle più famose vie di New York, divenendo strumento di espressione della propria frustrazione interiore, mezzo per una vera e propria denuncia sociale. Inconsciamente si farà promotore della critica al razzismo, con i suoi graffiti esprimenti rabbia riuscirà ad imporsi, facilitando ai futuri artisti di colore la strada per il successo. La sua determinazione e la sua lotta diventano incisioni sul muro. Sarà proprio questa la prima fase della mostra: disegni in cui le parole si fanno vive, divenendo sfondo ma anche nucleo del lavoro stesso, sprigionando l’energia che egli aveva nel generarle.

È questo il primo periodo della sua arte, quello in cui esprime tutto sé stesso, dichiarando al mondo la propria esistenza con disegni astratti e quasi infantili, con colori accesi, una fase in cui usa pareti al posto di tele, portando il background e la strada al centro della scena. Si firma con l’acronimo SAMO, come sono soliti fare i writers. Si assiste poi a un’evoluzione della sua creatività, coincidente con il secondo periodo della sua produzione, quando Jean decide di introdurre nei suoi lavori scheletri e parole pennellate che mostrano la volontà di dare vita a una protesta sociale. In quegli anni darà vita a una mostra proprio in Italia, a Modena, nel 1981, per farsi conoscere. Nella sua arte confluisce tutto: la musica, la strada, disegni primordiali e infantili, i graffiti, la danza, il jazz, la letteratura, i fumetti e il suo simbolo, la corona a tre punte, segno che si presenta più volte all’interno dei suoi capolavori. Ci saranno poi opere risalenti al periodo successivo al 1982, quando l’artista darà vita alla sua produzione definita “Anatomy”, caratterizzata dalla ripetizione in maniera quasi ossessiva di scheletri e parti del corpo, derivata dalla lettura di un testo sull’anatomia umana, regalatogli dalla madre in seguito ad un incidente. L’ultima parte della mostra è quella dedicata alle collaborazioni, successive al 1983, in particolare quella già citata con Andy Warhol, il quale si accorse subito della sua grandezza e lo promosse fino a farlo diventare fenomeno mondiale, e Francesco Clemente.

Un viaggio attraverso olii acrilici, disegni, ceramiche, street art, serigrafie e molte collaborazioni con nomi importanti quali Andy Warhol. Un cammino lungo gli iniziali lavori primordiali fino al raggiungimento delle opere più innovative, che lo determinano come uno dei maggiori esponenti del neoespressionismo. Nonostante la sua breve vita, l’artista lascia traccia di sé grazie alla sua arte, che ancora tutt’ora lo eleva tra le novità più grandi dell’epoca contemporanea.

Simona Abbate Sidoti