•  TITOLO: “Consigli pratici per uccidere mia suocera”
  • AUTORE: Giulio Perrone.
  • EDITORE: Rizzoli
  • PAGINE: 256.
  • PREZZO: 18 euro.
  • ANNO: febbraio 2017.

 

 

SINOSSI: Leo, dopo aver lasciato Marta, con la quale era sposato, va a vivere con la sua nuova compagna,  Annalisa, molto più giovane di lui. All’inizio sembra essere felice di questa scelta, ma poi entra in crisi. Rivede Marta e i due cominciano ad incontrarsi di nascosto. Nasce una situazione  dove i ruoli si rovesciano: l’ex moglie diventa l’amante clandestina e, viceversa,  la nuova compagna, che prima era l’amante, ora è la donna che lo aspetta a casa ed è ignara di quest’intrigo. La vita di Leo si svolge così: tra l’equilibrismo di questi due rapporti, dei quali sembra non potere fare a meno, un datore di lavoro bizzarro che lo ossessiona chiedendogli di trovare un’idea geniale su come ammazzare sua suocera e …”dulcis in fundo”, un padre, prima sconosciuto, comparso improvvisamente. Un padre atipico, che si caccia continuamente nei pasticci e che naturalmente creerà non pochi problemi al nostro protagonista.

RECENSIONE: Un’esistenza tormentata, sempre sul filo del rasoio. L’uomo che si trova tra due fuochi e non sa decidere tra una donna e l’altra. Questo è il protagonista del libro Consigli pratici per uccidere mia suocera. Leo si sente sdoppiato tra la determinata e concreta Marta (che alla fine si rivela una donna di gran cuore) e l’acerba e poetica Annalisa, (anche lei, come si scoprirà dopo, molto forte e decisa). Due rapporti che sembrano completarsi a vicenda e che sembrano appagarlo, ma allo stesso tempo gli fanno provare la paura di  “investire” troppo sia nell’uno che nell’altro. Andando più a fondo, tuttavia, come riesce a fargli capire la dottoressa Statuti, la sua psicologa, questo suo fuggire dalle responsabilità, nasconde la paura di sentirsi inadeguato, di non essere all’altezza delle situazioni. Ed è la paura di provare delle emozioni più profonde, che stranamente viene mascherata dalla ricerca di emozioni proibite per scappare dal grigiore della quotidianità, la necessità di non impegnarsi troppo e il batticuore degli incontri clandestini. È solo la grande abilità dell’autore che ci fa provare empatìa nei confronti di questo personaggio, che altrimenti, secondo me, saremmo inclini a vedere come il solito becero maschio profittatore, il classico fedifrago che non può fare a meno di tenere due piedi in una scarpa. Ma è proprio questa capacità dello scrittore che ci fa scorgere Leo come di fronte ad uno specchio, quello specchio dove vede riflessi i suoi turbamenti, per cui ha paura di “vedersi”, di guardarsi dentro, perché teme di dover affrontare se stesso. Ed ecco che cerca continuamente conferme e sicurezza nel barcamenarsi tra due donne e nella convinzione di amarle entrambe.

Nonostante tutto, riesce molto simpatica anche la figura del padre, completamente fuori dagli schemi: un fanciullesco filibustiere dalla vita piuttosto rocambolesca, che non a caso viene chiamato anche dallo stesso Leo col soprannome di Dustin, dal nome dell’attore al quale avrebbe fatto da controfigura, che possiede la genialità nel raccontare storie, ma purtroppo anche la dote più unica che rara di cacciarsi continuamente nei guai. Guai ai quali Leo stesso si sente in dovere di rimediare, nei quali in qualche occasione viene coinvolto: un altro scambio di ruoli, dove la figura del padre è tutt’altro che protettiva. A completare il quadro, il datore di lavoro, che in una sorta di ricatto da boss dittatoriale, ordina ai dipendenti della sua casa editrice, tra i quali Leo, di trovare in brevissimo tempo un’idea originale per il suo  prossimo romanzo, futuro best-seller, su come ammazzare sua suocera: da questa frase scaturisce il titolo intelligentemente ironico. Quest’idea diventerà un mantra ossessivo che scandirà le giornate di Leo, un’idea che incombe come una spada di Damocle, in quanto probabile e necessaria condizione della conservazione del posto di lavoro. Una frase tragicomica, che in fondo aiuta il lettore a sdrammatizzare la suspence di certi momenti, specie nella situazione incresciosa dove Leo si trova ad interagire con un losco personaggio, a causa di presunti debiti di gioco contratti da Dustin. Questa frase, pronunciata in un simile contesto, proprio perché fuori luogo sembra far svanire tutta l’angoscia per i problemi legati all’ambiente lavorativo e allo stesso tempo alleggerisce, anche solo per un attimo,  la tensione del  colloquio tutt’altro che piacevole con l’equivoco e poco tenero individuo. Un racconto delicato senza essere per questo sdolcinato, che non decanta i sentimenti, ma li fa scoprire spesso nei gesti giornalieri, dove alla fine si scopre l’importanza della figura scombinata e pittoresca di Dustin. Infatti, sarà solo dopo aver rivalutato il rapporto col padre che Leo riuscirà a ricostruire i tasselli della sua esistenza.

 «In un istante sento quest’uomo immensamente vicino. Forse è questo che capita quando si cresce? Sentire le stesse sfide, le stesse paure … »

Ma sarà soprattutto grazie al coraggio di riprendere in mano la sua vita, sia lavorativa che sentimentale, che Leo riuscirà a ritrovare sé stesso, in un finale inaspettato. Trovo questa storia deliziosa e molto positivamente provocatoria, addirittura terapeutica per chi vive certe situazioni e crede di non trovare una via d’uscita.

O credete, per caso, che certe cose accadano solo nei romanzi? No … Ma solo leggendolo potrete capire!

Cecilia Piras