• Autore: Ian McEwan
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Uscita Italiana: Marzo 2017
  • Pagine: 173

Sinossi: Una donna, Trudy, suo marito John Cairncross, editore e poeta, e l’amante di lei, Claude, agente immobiliare senza troppi scrupoli. Un triangolo destinato a concludersi nel sangue quando Trudy e Claude decidono di uccidere John, per impadronirsi della sua prestigiosa e decadente casa di famiglia. L’unico testimone del loro crimine è il narratore della storia, il bambino che Trudy sta per mettere al mondo; che non può vedere eppure è in grado di sentire ogni cosa. Attraverso le sue sensazioni, le sue ipotesi e i suoi dubbi scopriamo che Claude è il fratello di John; comprendiamo i dettagli del delitto e soprattutto i passi falsi dei due complici. Perché anche il crimine che sembra perfetto rivela qualche crepa. E sarà proprio quel testimone improbabile che, come un detective o un novello Amleto, si farà giustizia facendo emergere il dettaglio che incastra gli assassini.

Recensione: Classe 1948, Ian McEwan è considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei, autori di capolavori dal valore letterario riconosciuto. Il guscio è il suo ultimo romanzo (il quattordicesimo) è non c’è dubbio che sia altrettanto geniale, interessante e “strano”: la storia infatti viene narrata da un feto  che ragiona su diverse questioni (recepite attraverso i podcast ascoltati dalla madre) in maniera intelligente, mentre assiste inconsapevole allo svolgersi e al precipitare nella violenza degli eventi esterni.

Ciò nonostante, il feto ama la madre già incondizionatamente e decide di venire al mondo nel momento più imprevedibile ma sicuramente memorabile! Quando gli è stato chiesto sul perché di questa particolare scelta narrativa l’autore ha spiegato che: “Avevo solo bisogno di andare per un momento da un’altra parte, via da quello che si potrebbe chiamare un tentativo di mettere in piedi in modo verosimile un mondo riconoscibile a tutti. Questo è un passo nella completa libertà – se di libertà si tratta – di una fantasia.” Una sorta di prova, quindi, di fuoriuscita licenziosa, che tocca momenti di ironia, di assurdità quasi ma in ogni caso ben riuscita, dimostrando ancora una volta la maestria stilistica dell’autore, che ripropone anche qui alcuni temi già visti, tra cui la vulnerabilità dei piccoli e l’imprevedibilità della vita. Il richiamo ad Amleto anticipato nella sinossi non è privo di riferimenti: ce ne sono diversi (come alcuni nomi “parlanti” dei personaggi), non solo all’opera ma anche alla restante produzione di Shakespeare. La critica ha accolto molto positivamente il romanzo, ora invece è il vostro turno di dare un resoconto in seguito a un’attenta e coinvolgente lettura!

Angelica Corà