Eleganza, raffinatezza, passione: questi sono i tre aggettivi che meglio descrivono l‘arte di Giovanni Boldini, pittore italiano nato a Ferrara nel 1842 ma con il cuore legato a Parigi (città dove ha trascorso la maggior parte della sua vita). Roma celebra questo artista del Risorgimento italiano ed esponente della Belle Époque con una mostra presso il Complesso del Vittoriano  a Roma fino al 16 luglio 2017: un’importante raccolta dei più grandi capolavori di Boldini che comprende sia dipinti su tela, olii su tavola  e anche una piccola sezione di incisioni e disegni su carta. Nonostante la sua vena artistica si sviluppi in contemporanea alla nascita dell’impressionismo, Boldini non ha mai aderito a questa corrente. La sua pittura è molto elegante e la donna è il soggetto principale delle sue opere; non a caso egli è un vero e proprio amatore della bellezza femminile che viene risaltata in ogni ritratto che ha eseguito; nessun dettaglio veniva lasciato al caso: dall’inclinazione della gamba, alla posa delle mani fino alle pieghe  dei meravigliosi vestiti che le modelle indossavano, che per quanto erano ben realizzati sembravano veri e pare quasi di poterli palpare con gli occhi e captarne la ricchezza dei tessuti. Anche la bocca ha spesso un’espressione particolare, a volte semichiusa e ciò rimarca quella sensualità velata e molto femminile tipica delle nobildonne dei primi del ‘900.  Il percorso della mostra parte dalle prime opere in cui si denota ancora la mano giovane del Boldini per poi proseguire con dipinti che via via mostrano la vera indole del pittore ossia quella di svelare e imprimere sulla tela la bellezza femminile delle Signore dell’alta società che egli definiva ‘fragili icone’.

Uno dei primi quadri esposti è L’Amazzone ( 1878), dove ciò che colpisce è la naturalezza della cavallerizza e la possenza dell’animale che sembra quasi che esca dal quadro per quanto è ben realizzato. Tra i dipinti presenti quello che colpisce di più è senza dubbio l’opera Ritratto di Donna Franca Florio (1901-1924), uno dei lavori più belli del maestro che consacra Boldini alla Belle Époque. Questo dipinto all’inizio è stato criticato e rifiutato dal marito Ignazio Florio perché ritenuto troppo scandaloso e malizioso e per questo ne fu vietata la vendita. Ma anni dopo, proprio su richiesta della stessa Donna Franca, Boldini decise  rimettere mano al dipinto e modificarlo tanto che venne terminato solo nel 1924.  Un altro dipinto che sprigiona seduzione è Donna elegante seduta (Gabrielle De Rusty) dove la vera protagonista è la sua schiena  nuda e candida, o anche  il quadro Mademoiselle De Nemidoff (1908) ritratta in piedi con un meraviglioso abito nero adornato con rose sul petto e strati di velo che accarezzano le spalle. Ha degli occhi davvero penetranti che stuzzicano l’osservatore che rimane ipnotizzato anche dalle labbra accese da un rosso vermiglio molto audace. La bellezza di questa mostra sta proprio nella bellezza in se, dei tanti volti femminili  che hanno qualcosa da dire, sussurrare con le diverse espressioni e con certi sguardi che parlano da soli. Suscitano al contempo un senso di malinconia e rilassatezza nel guardarle: anche se appartengono a un’epoca passata, Giovanni Boldini è stato in grado di catturarne l’essenza e imprimerla sulla tela rendendole in parte vive ancor oggi.

È una mostra ben strutturata ed organizzata dal gruppo Arthemisia in collaborazione con Assessorato alla Crescita  culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e AIAC (Associazione Italiana Arte e Cultura) ed è stata curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi.

Francesca Tantillo