TITOLO: La maschera della Morte Rossa (The masque of Read Dead)

PRIMA EDIZIONE: 1842

AUTORE: Edgar Allan Poe (1809-1849) nasce a Boston da Elizabeth Arnold e David Poe, entrambi attori. Dopo la fuga del padre e la morte della madre, fu affidato alla famiglia Allan di Richmond e si trasferì in Gran Bretagna dove visse fino al 1820. Tornato in Virginia qui frequentò in un primo tempo l’università; poi si arruolò nell’esercito dove rimase fino al 1829. L’anno successivo si iscrisse a West Point e ne venne espulso quello dopo; dal 1831 prima a New York successivamente a Baltimora e Filadelfia, si dedicò alla carriera di scrittore. Negli ultimi anni di vita, in seguito alla morte della moglie, Virginia Clemm sua cugina, sposata nel ’42 quando lei aveva 13 anni e lui 26; Poe visse in povertà, abusando di alcool e droghe (oppio). Il 3 ottobre 1849 fu trovato per le strade di Baltimora in stato confusionale, ricoverato, morì il 7 Ottobre 1949.

SINOSSI: Una pestilenza, la Morte Rossa, sta lentamente spopolando le terre del principe Prospero; così egli si rifugia in uno dei tanti pazzi in suo possesso, assieme ad un migliaio di amici e cortigiani tra i più spensierati ed allegri. A loro viene offerto ogni genere di divertimento e comodità con il divieto assoluto di contatti con l’esterno per evitare il contagio. Giunto il quinto mese di segregazione, Prospero animo gaudente ed esteta, organizza un ballo in maschera per combattere la noia. Sette stanze sono allestite, ognun di colore diverso: azzurro, porpora, verde, arancione, bianco, viola, nero. Nell’ultima un orologio di ebano nero  batte ogni ora; e le vetrate sono del color del sangue. La festa è nel pieno svolgimento quando tra gli invitati si aggira una figura con un sudario macchiato di sangue e sul volto  una maschera raffigurante un cadavere. Il principe, decide di smascherare il misterioso personaggio e lo insegue attraverso le sette stanze; giunto in quella nera avvicinandosi allo sconosciuto cade fulminato dalla morte. Gli astanti afferrato il sudario scoprono che al di sotto  non vi è nessuno, se non la Morte Rossa, giunta a reclamare anche gli ultimi sopravvissuti ed il loro principe. In breve il silenzio cade sull’edificio, ormai buio e desolato.

RECENSIONE: La maschera della Morte Rossa inclusa nella raccolta Racconti del Terrore  contiene gli elementi tipici dello stile gotico. I temi della morte, della decomposizione e dell’inevitabile scorrere del tempo sono cari e ricorrenti nelle opere di Poe; così come la cura nelle  le descrizioni, sempre ricche di particolari. Attraverso le sue parole sembra di vedere la successione vertiginosa delle stanze dietro ogni curva, la luce dei bracieri attraverso le vetrate che ricopre  come un manto gli ambienti di ciascuna stanza:

Nessuna luce di nessun genere vi era che emanasse da lampada o candela entro la fuga di stanze, ma nei corridoi che ne accompagnavano i serpeggiamenti era appoggiato, di contro a ciascuna finestra, un pesante tripode, reggente un braciere acceso, il cui fuoco proiettava i suoi raggi attraverso il vetro istoriato da cui la stanza era in tal modo vividamente illuminata”.

Il suono dell’orologio d’ebano, “un suono distinto, scrosciante, profondo e superlativamente musicale, ma di note tanto singolari e di tale energia che, ad ogni ora, i musici dell’orchestra erano obbligati d’interrompere un istante i loro accordi” sembra vibrare nella mente di chi legge. A ben vedere nessuna immagine terrificante si cela dietro l’inquietante maschera che si aggira per i saloni, eppure il terrore che incute è reale: “e sentirono come soffocarsi da un terrore senza nome: quando si accorsero, che sotto il lenzuolo e la maschera cadaverica, che essi stringevano con sì violenta energia, non esisteva sostanza di forma alcuna”. Forse è la consapevolezza che, per quanto ci sforziamo di sfuggire anche solo  con il pensiero alla morte, essa ci raggiunge senza farsi annunciare “ come un ladro nella notte”?

Infine ci sembra quasi di avvertire in stridente contrasto con il movimento, le immagini ed suoni di cui è pervasa la prima parte del racconto, il silenzio denso e pesante del palazzo ormai vuoto: “E la vita della pendola d’ebano si estinse con quella dell’ultimo dei baldorianti. E le fiamme dei tripodi si spensero. E l’Oscurità, la Decomposizione e la Morte rossa regnarono indisturbate su tutto”. Personalmente trovo una curiosa similitudine tra il Principe Prospero con i suoi cortigiani e i miei contemporanei: il timore della morte viene esorcizzato dalla ricerca del divertimento e del piacere; il tempo che celato sotto le maschere ( a volte grottesche) della chirurgia estetica e gli abiti di un età che non ci appartiene. Ma il grande orologio d’ebano della vita scorre inevitabilmente, strappando anche a noi un brivido quando udiamo i suoi rintocchi davanti ad un volto rugoso, alla perdita di una persona cara, o semplicemente guardando il nostro riflesso nello specchio.

Arianna Puri