Dopo anni di attesa, è diventato legge il ddl Gelli. Il Parlamento, infatti, ha approvato tale provvedimento, che modifica la responsabilità medica, con l’obiettivo di ridurre le cause infondate per malasanità e, allo stesso tempo, proteggere dalle denunce ingiustificate per il personale sanitario, ridurre la prescrizione di esami inutili e fornire più garanzie di risarcimento per le vittime di errore medico.

Ma cosa cambia in concreto per cittadini e personale? Tra le novità maggiori c’è sicuramente la creazione del “Garante del diritto alla salute”, la cui funzione, Regioni e province autonome possono affidare all’Ufficio del difensore civico, disciplinandone la struttura organizzativa ed il supporto tecnico. Il Garante del diritto alla salute può essere consultato gratuitamente dai destinatari di prestazioni sanitarie per la segnalazione, anche anonima, di disfunzioni nel sistema dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria. Vengono acquisiti e verificati gli atti e in caso di fondatezza della segnalazione agisce a tutela del diritto leso. Viene poi contemplata l’istituzione in ogni Regione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, del Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, che raccoglie i dati regionali su rischi, eventi avversi e contenziosi vari trasmettendoli annualmente all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità.

Dal punto di vista legale invece, per stabilire la presenza o meno di un errore da parte del personale sanitario, il giudice dovrà tenere conto del rispetto di determinate linee guida. Il personale potrà essere accusato di omicidio o lesioni colpose solo in caso di negligenza e imprudenza, ma non per imperizia (incapacità di svolgere un compito che invece gli sarebbe spettato). Infine, per quanto riguarda i tempi: i pazienti avranno dieci anni per fare causa alla struttura sanitaria, che dovrà invece dimostrare di aver agito correttamente; se, invece, si vorrà fare causa direttamente ad un dottore, il tempo si ridurrà a cinque anni e l’onere della prova sarà a carico del paziente, che dovrà dimostrare l’errore medico.

La legge appena approvata costituisce senza dubbio una svolta in materia di responsabilità medica. Viene ritenuta da molti come il raggiungimento di un giusto equilibrio, che consentirebbe al medico di operare nel rispetto di norme ben definite, ma sotto molti aspetti sembra sbilanciarsi troppo a favore del personale sanitario. Infatti, i cittadini risulteranno penalizzati sotto molti aspetti, in primis per l’inversione dell’onere della prova (che sarà a carico del cittadino, appunto, non sempre in grado di esercitarla). Inoltre, è scorretto che un medico non possa essere punito per imperizia: pur lavorando seguendo pedestremente una procedura, infatti, il personale sanitario in quanto tale dovrebbe essere in grado di svolgere tutte le mansioni che gli competono.

Marika Sauria