« “Davvero non hai letto nessuno di questi libri?” Gli domandò. “I libri sono noiosi.” “I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro” rispose Julian.»

Julian è Julian Carax, lo scrittore “maledetto” intorno al cui mistero ruota la trama del romanzo L’ombra del vento, il primo ad aver reso famoso l’autore spagnolo Carlos Ruiz Zafòn. Il suo interlocutore è Jorge Aldaya, rampollo di una ricca famiglia presso la quale Julian, giovane di umili origini, troverà appoggio e protezione negli anni della giovinezza.

Perché ho scelto di partire da questa citazione? Perché, guardandomi intorno, scorgo nelle nuove generazioni numerosi “Jorge Aldaya” che, davanti alla copertina di un libro, mettono il broncio o assumono l’aria disinteressata di chi associa la lettura unicamente all’attività scolastica e quindi a un obbligo. Da questo punto di vista, è innegabile il condizionamento esercitato dal contesto familiare. Non si può pretendere che un ragazzo di sedici anni si lasci sedurre dalla scrittura vorticosa e ipnotica di Fëdor Dostoevskij, se a sette non gli abbiamo mostrato come volare sui tetti di Londra con Peter Pan o come addomesticare e lasciarsi addomesticare da una volpe insieme al Piccolo Principe.

Per provare anche solo il desiderio di avvicinare il proprio figlio alla lettura, basta ricordare che la vera libertà incomincia da un libro. L’ignoranza porta l’individuo a credere indiscriminatamente e ciò lo rende schiavo. Schiavo nel momento in cui proclama di non volerlo essere. Giorgio Gaber cantava “Libertà è partecipazione”, ma la partecipazione non può prescindere da quella conoscenza di noi stessi e del mondo che solo i libri possono offrire.

In conclusione, esistono delle mini strategie per avvicinare i piccoli alla lettura? Il primo consiglio è sicuramente quello di prendervi tutto il tempo che occorre, prima di proporre un libro a vostro figlio, tenendo conto che l’editoria per l’infanzia, oggi, propone una possibilità di scelta vastissima. L’errore potrebbe essere quello di lasciarsi trasportare verso un libro di per sé bellissimo, ma non adatto ad un bambino troppo grande, piccolo, sensibile, vivace ecc. Non essendo ancora in grado di concepire il ragionamento “Questo libro non mi piace! Ne prendo un altro…”, finirà per perdere qualunque interesse.

Scelto il libro, trasformate l’attività in un momento di gioiosa condivisione con mamma e papà. Prendete vostro figlio sulle ginocchia e iniziate a leggere per lui. La lettura, però, non deve apparire fredda o meccanica. Non state dettando un documento alla vostra segretaria! Modulate la voce, interagite con il bambino, lasciate che guardi le figure insieme a voi e, soprattutto, non perdete mai di vista il contatto fisico con lui, anche solo tenendogli la mano. Questo contribuirà a creare un’atmosfera piacevole e rilassante per entrambi, rafforzando ulteriormente quell’ideale di “Quality time” essenziale per la costruzione del vostro rapporto.

Naturalmente questi sono solo alcuni piccoli accorgimenti. È ovvio che l’unicità dell’individuo rende improponibile qualsiasi tipo di generalizzazione.

Fondamentale, però, è non demordere. Nel 2017, il voler insegnare ad un bambino il valore della lettura piuttosto che abbandonarlo di fronte allo schermo di un tablet non passa inosservato. Il rischio, guardando al futuro, non è sottovalutabile. I nostri figli saranno pur in grado di scaricare, gratuitamente, diecimila applicazioni al secondo, ma potrebbero ignorare i nomi di Italo Calvino, Umberto Eco, Elsa Morante e Pierpaolo Pasolini. Questo perché un genitore trovava “troppo noioso” prendere il proprio figlio e condurlo…nel Cimitero dei libri dimenticati o, più semplicemente, nella piccola libreria del quartiere.

Roberta Caccavale