Genere: letteratura internazionale
Editore:Clichy
Collana:Rororo
Costo: 1 euro online

“Sul serio! Io sono nervoso, molto nervoso, e lo sono sempre stato. Ma perché pretendete che io sia pazzo? Si, è vero, la malattia ha reso più penetranti i miei sensi, ma non li ha rovinati, non li ha distrutti! Io avevo, finissimo, il senso dell’udito e ho ascoltato tutte le voci del cielo e della terra. E molte anche dell’Inferno. Come potrei esser pazzo, allora? State dunque attenti e notate con quanto giudizio e, soprattutto, con quanta calma io posso narrarvi tutt’intero il fatto.”

Così ha inizio il racconto breve “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe,  che come avrete capito è l’autore a cui Voci di Fondo ha deciso di dedicare il mese di Aprile, pubblicato per la prima volta nel “The Pioneer”  nel gennaio 1843. Poe lo ripubblicò, dopo averlo riveduto, nel suo periodico “The Broadway Journal” il 23 agosto 1845. Un inizio in medias res, una confessione da parte del narratore (ignoto, inattendibili e non identificale) che ci rivela fin da subito l’in-stabilità della sua mente e ci porta in un’ambientazione angosciante, tetra ed estremamente dettagliata, rievocata dalla sua memoria. L’assassino narra di aver ucciso il vecchio con il quale conviveva, pur volendogli bene, a causa di uno dei suoi occhi, “simile a quello di un avvoltoio”.

Quando finalmente lo uccide, dopo 7 notte di tentativi, nasconde il cadavere sotto le assi del pavimento: lo pervade allora una tale tranquillità da portarlo ad invitare in casa propria alcuni agenti di polizia che stavano ispezionando il quartiere. Mentre sono seduti a chiacchierare, proprio sopra al punto in cui era stato sepolto il corpo, un rumore di sottofondo ma fastidioso, quasi un ticchettio, giunge alle orecchie del protagonista; un ticchettio che ricorda proprio il battere del cuore:

“il rumore cresceva con regolarità, con assoluta costanza. Gran Dio; che cosa potevo fare? Mi agitavo, smaniavo, maledicevo! Scuotevo la seggiola sulla quale m’ero prima seduto, la facevo scricchiolare sull’impiantito, ma quel rumore aveva ormai sommerso tutto il resto, e cresceva e cresceva ancora, senza sosta, interminabilmente. E diventava più forte, sempre più forte, e gli uomini chiacchieravano e scherzavano e ridevano.”

Questo rumore costante porta alla pazzia la già fragile salute mentale del protagonista, che tra le urla rivela il delitto, fornendo così la prova della sua colpevolezza. È evidente come l’assassino non sia riuscito a reggere il senso di colpa; per quanto l’azione sia riferita con precisione, non vengono caratterizzati il luogo, la parentela tra l’assassino e il vecchio e le loro connotazioni al di fuori dell’occhio vitreo del secondo. Il significato profondo resta sconosciuto e questo aumenta l’alone di mistero, rendendo Il cuore rivelatore uno dei più attuali e conosciuti della produzione dell’autore, che nonostante la brevità si legge (soprattutto a scuola) che capire lo stile, le tematiche e la personalità di Edgar Allan Poe, una personalità enigmatica quanto i suoi scritti e che non finisce mai di impressionare e coinvolgere le persone che si interessano alla sua produzione.

Angelica Corà