Nella notte del 7 Aprile 2017 gli USA hanno sganciato 59 missili Tomahawk sulla Siria, esattamente su un obiettivo preciso, una base militare siriana (quella da cui sarebbe partito l’attentato chimico dei giorni scorsi). Un atto estremamente violento di “presenza”, che fortunatamente non ha coinvolto civili. Il pentagono conferma l’attacco ad Assad, invitando altre Nazioni Civili ad unirsi, mentre Putin parla di violazione di leggi internazionali e di premeditazione. La Siria, come la Russia, continua a negare responsabilità sull’accaduto, e sembrerebbe da fonti ufficiose che, come già successo in passato, effettivamente non sia stato un attentato terroristico del governo siriano, ma piuttosto l’esplosione di una base dei ribelli El Nusra, contenente vari tipi di armi, tra cui anche quelle chimiche. Altrimenti non si spiegherebbe un’azione di questo tipo da parte di Assad, contro lo stesso popolo che sta combattendo al suo fianco, in un momento storico in cui aveva praticamente vinto la guerra civile.  Ma, se davvero fosse esplosa una base ribelle, perché far ricadere la colpa di una strage così efferata, che tanto scuote l’opinione pubblica, sul regime siriano? La reazione USA era inevitabile di fronte a un crimine verso l’umanità così risonante. (Anche in Yemen ne stanno accadendo tanti ma non circola alcuna notizia perché in fondo l’Arabia Saudita nessuno se la vuole inimicare).

Come per ogni situazione o evento che si deve analizzare, diviene importante comprendere il contesto in cui un particolare fatto viene a verificarsi. La Siria, storicamente alleata della Russia, ospita una base militare russa, proprio sul mare a Tartus, consentendo al Cremlino di sfruttare una posizione geopolitica verso l’occidente particolarmente ambita. In sostanza, attraverso la Siria il potere geopolitico russo è arrivato in un punto particolarmente strategico e pericoloso. A marzo 2017 sono stati firmati gli accordi bilaterali tra Russia e Siria sull’ammodernamento e l’ampliamento della base russa di Tartus, consentendo così un imponente spostamento di mezzi militari russi, per la prima volta (o quasi) sul Mediterraneo.

I ribelli di El Nusra, proprio come quelli di Al Queda, o dell’Isis, sono finanziati dall’occidente, in particolare da Gran Bretagna e USA, le quali forniscono loro i mezzi per contrastare il regime, alimentando di fatto le guerre civili, attraverso la strumentalizzazione delle diverse frange religiose, convissute nei secoli precedenti sempre pacificamente. Se si entra in quest’ottica è facilmente prevedibile il motivo per cui si usa un attentato terroristico per giustificare una guerra, e anche questo è già accaduto in passato. Ma non si può e non si vuole convincere nessuno, quello che è scritto qui è reperibile in tanti libri universitari, ma anche online (se si ha un po’ di buona volontà), non si teme di essere tacciati per un qualunquismo complottista, ormai dilagante, quello che spaventa sono le informazioni che continuano a propinare i mass-media. Perché in quei bambini inermi, in fila uno accanto all’altro, c’è il popolo, tutto, ribelli, civili e militari, tutti ugualmente vittime dell’esasperato bisogno di potere di quei pochi detentori delle sorti del mondo.

Informatevi più che potete, approfondite sempre le notizie che vengono diffuse, abbattete le barriere che costruiscono intorno ai nostri occhi, perché è solo così che potremo davvero aiutare noi e gli altri.

Martina Marino