Una Domenica delle Palme macchiata dal sangue di una guerra invisibile, quella vissuta nella Chiesa copta di Tanta, situata a nord del Cairo, colpita dall’interno da un ordigno nascosto sotto una delle panche in legno, azionato a distanza durante il momento di celebrazione della festività Cristiana sopracitata. Si contano 25 morti e 69 feriti gravi in questa manifestazione di brutale terrorismo e le televisioni locali egiziane hanno riferito che il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha ordinato agli ospedali militari di accogliere i feriti.

Più tardi, sempre nella mattina di ieri, un’altra bomba è esplosa in una chiesa di San Marco ad Alessandria d’Egitto, nella quale un terrorista kamikaze si è sacrificato in nome della sua sanguinaria causa, facendosi saltare in aria fuori dall’edificio religioso. Secondo le informazioni sono almeno due i morti e una ventina i feriti. Tra quelle due vittime, una è  il comandante delle forze di sicurezza, ucciso tentando di fermare il kamikaze.

Il doppio attentato nella Domenica delle Palme in Egitto arriva a pochi giorni dalla visita del Papa, che ha espresso solidarietà alla Chiesa copta e a tutto l’Egitto e nell’Angelus ha pregato: «Il Signore converta i cuori delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno il traffico d’armi»

Queste drammatiche notizie si presentano, tristemente, soltanto come i più recenti assalti alla vita umana. L’attacco nella città del Delta del Nilo, Tanta, è solo l’ultimo di una serie, ormai troppo lunga, di attentati che hanno nel mirino le minoranze cristiane, che rappresentano il 10% della popolazione. L’Isis non dorme e resta in allerta, pronta a sparare nel cuore delle altre religioni. Nel Dicembre scorso, infatti, un terrorista suicida si è fatto esplodere contro la Chiesa di San Marco al Cairo uccidendo 25 persone, tra cui sei bambini. Quella devastante esplosione  fu causata dalla bellezza di 12 chili di tritolo e avvenne nell’area della cattedrale dedicata alla preghiera delle donne, nella modesta cappella di San Pietro e Paolo, tangente la basilica principale. 

Stefano Delfino La Ferla