• Titolo: Storie di ordinaria follia. Erezioni Eiaculazioni Esibizioni
  • Autore: Charles Bukowski
  • Editore: Feltrinelli
  • Anno di pubblicazione: 2014
  • Numero di pagine: 340

 

Sinossi: Il protagonista dei racconti è un personaggio che narra di esperienze vissute, personali, reali o fittizie, oniriche o visionarie, o ancora scritte in seguito a una sbronza. Insomma il “signor Bukowski” vive e sopravvive a quelle che sono le sue Storie di ordinaria follia, che lo vedono immerso e pervaso in relazioni sessuali occasionali, con una o più donne, ubriaco e dedito al gioco (per esattezza alla corsa dei cavalli). Così Bukowski, che spesso si cala nei panni di un altro se stesso con lo pseudonimo di Henry Chinasky, ci racconta di avventure stranianti, come le notti d’amore trascorse con una bellissima donna, Cass, e la macabra sorpresa di scoprire, il giorno seguente l’amplesso, come sia morta tragicamente; storie visionarie e nonsense come il racconto Sei pollici, in cui immagina di essere una sorta di folletto-Bukowski in ostaggio della moglie Sarah; storie dissacranti come quella di Violenza carnale, in cui narra con semplicità e tranquillo benessere uno stupro. Ogni racconto è imprevedibile, come l’autore e il suo folle protagonista.

Recensione: La raccolta è composta da 42 racconti, pubblicati su diverse riviste, tra le quali una rivista underground di Los Angeles, Open City, e poi pubblicati interamente nel 1972. Nonostante non ci sia una trama ben definita da seguire, ogni storia ha il suo perché, funziona da sola e accorpata alle altre: ognuna si configura come una mini narrazione a sé stante, slegata eppure interconnessa all’ordinaria follia che come un fil rouge intesse l’intero romanzo. Le Storie di ordinaria follia non sono nient’altro che le vicissitudini dell’autore, pertanto non devono avere un andamento cronologico o essere correlate da rapporti di causa-effetto, in quanto narrano la personale vicenda esistenziale e il flusso di coscienza interiore di Bukowski: ogni pagina trasuda dell’autore, di sesso, alcol e gioco d’azzardo.  Quando Charles Bukowski scrive queste storie ha all’incirca cinquant’anni e non ha né un lavoro, né una dimora fissa, ma è forte in lui il desiderio di raccontare se stesso e la realtà degradata che lo circonda.

Il lettore dunque si ritrova a dover fare i conti con una fetta reale della popolazione americana dopo la terribile crisi del ’29: Bukowski narra in prima persona e in presa diretta di donne ambigue e sfacciate, prostitute e vagabondi, barboni e perdigiorno con i quali ha a che fare nella sua vita sregolata. Charles insieme all’ampia porzione di personalità umane che lo circondano intende dare voce e rappresentare “l’altra America”, non il sogno americano, non la grande, splendida, giusta America, ma al contrario, l’America sbagliata, quella disillusa, l’America drogata e corrotta… forse la vera America?  È questo suo lato così crudo e così sincero ad avermi appassionata alla lettura delle sue Storie di ordinaria follia, perché in fondo ognuno di noi vive in maniera ordinaria la propria personale follia, chi in un modo, chi in un altro:

Cosa non è pazzia? Non è pazzia la vita stessa? Siamo come giocattoli con la carica…tutti quanti noi…Qualche giro di chiavetta e, quando la molla si scarica, addio…Finché dura, camminiamo, ci agitiamo, facciamo progetti, eleggiamo le giunte comunali, tosiamo l’erba… Pazzia, ma sì, sicuro, cosa NON è pazzia?

Sonia Longo