No, non lo dico io ma diverse ricerche che hanno mostrato una strana inversione di tendenza nella vita sessuale di coppia della donna: sembrerebbe infatti che si avvicinino al sesso inizialmente attraverso pratiche soft e tradizionali, per poi arrivare, alla piena maturità sessuale (che generalmente corrisponde ai 30 anni o alla maternità) con il desiderio di pratiche decisamente più strong (di cui molte rimangono sorprese…e pensate i partner!).

Non si parla né di pratiche estreme, né di violenza, in quanto il rapporto sessuale è consenziente, sostenuto da un desiderio esplicitato degli stessi partner. La donna che emerge da queste ricerche non cerca affatto un uomo violento (o comunque affetto da qualche forma patologica derivante dall’insicurezza del sè), anzi proprio l’opposto. Sembrerebbe infatti che l’emancipazione femminile e la parità dei ruoli, che nella pratica quotidiana è avvenuta (ma in teoria ancora non si riesce a formalizzare adeguatamente), abbiano determinato nella donna quel desiderio istintivo di ristabilire nell’atto sessuale ruoli primitivi, tipici del dominio sessuale del regno animale, in cui la dinamica sessuale è vissuta, in termini arcaici, da un predatore e da una preda.

Nel 2017 lo chiamano rough sex, e per quanto sembrerebbe un desiderio inconfessabile di molte, alcune farebbero ancora fatica a condividerlo con il partner abituale, che tra l’altro non ne è sempre entusiasta. La motivazione che si delinea alla base di questo “ritorno alle origini”, potrebbe essere attribuibile in parte all’emancipazione femminile, che negli anni ha conferito sempre più responsabilità e potere alla figura femminile, specialmente in ambito domestico, che sempre più spesso oltre alla cura del suo focolare, lavora, studia e svolge tutte le faccende pratiche ed economiche della famiglia.

Con questo non si vuole sminuire il ruolo maschile, che vive anche lui un grande cambiamento socio-culturale, rispetto all’educazione affettiva ricevuta, e anzi ne emerge un uomo altrettanto efficace in tanti ambiti della vita domestica, anche molto distanti da quelli lavorativi. Così risulterebbe il profilo di un uomo, che (grazie al cielo!) ha riscoperto la propria interiorità, probabilmente grazie anche al riconoscimento del ruolo femminile nella società in termini finalmente positivi, e nello stesso momento la donna che si profila, sembrerebbe talmente abituata a dover dimostrare di non essere debole  e insicura, che si sobbarca quante più responsabilità riesce.

In questo spaccato entra in gioco il sesso, che in quanto pratica affettiva, tra le tante condivise nella famiglia attuale, può finalmente esprimere quei ruoli primitivi (appartenenti ad ognuno di noi e non relativi al genere sessuale) senza che questo comprometta poi il ruolo e il valore sociale dei singoli partner. Essi riconoscendosi l’un l’altro nella propria essenza qualitativa, approfitterebbero del sesso per liberare i propri istinti animali, come il predatore attraverso l’atto sessuale esprime il proprio dominio e la propria autorevolezza sulla preda, che viene rassicurata proprio da quella stessa determinazione.

Martina Marino