Il 6 Aprile 1943 fu pubblicato per la prima volta Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry.

È il racconto dell’incontro tra un pilota precipitato nel Sahara con il suo aereo ed un bambino, principe di un asteroide in cui vive con 3 vulcani, di cui uno non attivo, e una rosa vanitosa e scorbutica della quale si prende cura. È la storia dell’amicizia nata nella solitudine del deserto tra un uomo adulto, che rimpiange il sogno fanciullesco di essere pittore e la sua infanzia, e un principe bambino che rappresenta tutti i bimbi con il loro modo di guardare il mondo dei grandi, così strani. Ma soprattutto, è anche la scoperta di come la cura e l’affetto che proviamo rendono cose e persone speciali, e ci permettono di “addomesticarci” a vicenda senza che i legami di affetto ed amicizia diventino catene. Dopo aver compreso ciò il piccolo principe vuole tornare dalla sua rosa, simile a tante, ma unica per tutte le sue cure; che ricambia il suo affetto perché sono i fatti non l’apparenza che conta.

L’autore, che ha sempre considerato Il Piccolo principe un libro per bambini, fa riflettere sulla necessità di conservare la spontaneità dell’infanzia nonostante il potere, la fama, gli obblighi, così importanti per noi adulti. Questo periodo della vita, infatti, sarebbe l’unico ad avere la capacità di vedere l’essenziale, normalmente è “invisibile agli occhi”.

Ancor oggi Antoine de Saint-Exupéry ci insegna che è l’amicizia e l’affetto per ciò che vive accanto a noi ad illuminare il mondo in cui abitiamo, e che ci lascerebbe altrimenti indifferenti. Lo scrittore francese, aviatore  come il narratore, (abbattuto da un caccia tedesco durante la Seconda Guerra mondiale) attraverso le sue parole ci presenta un’infanzia non come età dei limiti, ma come ricchezza da conservare e riscoprire, troppo spesso soffocata dalla razionalità degli adulti. Un po’ come il sogno di divenire pittore di uno dei protagonisti.

Malgrado siano passati molti anni (quest’anno ricorre, infatti, il 74esimo anniversario dalla prima pubblicazione) è ancora attuale l’invito dello scrittore a non dimenticare il bambino in ognuno di noi perché “Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi se ne ricordano)”, apprendendo l’arte dei piccoli passi a cui de Saint- Euxpery dedicò una splendida preghiera.

Per molto tempo la sua morte fu un mistero ora forse svelato. L’autore scomparì in volo una mattina di luglio del 1946: io da bambina, pensavo sempre avesse raggiunto il piccolo principe tornato sul suo pianeta e tanto rimpianto dal narratore nel suo capolavoro.

Arianna Puri