Dopo più di 15 anni, lo scorso gennaio, il premier Gentiloni ha firmato il Dpcm che definisce e modifica i nuovi LEA (livelli essenziali assistenziali) del Sistema Sanitario Nazionale, resi pubblici con la Gazzetta Ufficiale n°65. All’interno dei nuovi LEA, oltre al riconoscimento di più di 110 malattie tra quelle  rare, croniche e invalidanti, si definiscono nuovi servizi e prestazioni a carico del SSN, che saranno aggiornati annualmente attraverso l’istituto della Commissione Nazionale LEA, un’altra innovazione di questo provvedimento.

Tra le novità più rilevanti dei nuovi livelli essenziali assistenziali garantiti dal SSN troviamo:

  • PMA, procreazione medicalmente assistita eterologa e omologa
  • Adroterapia, radioterapia stereotassica per le cure anti-tumorali
  • Ausili protesici di vario genere tecnologicamente avanzati
  • Vaccino anti-meningococco B nel primo anno di vita, vaccino anti-papillomavirus per gli adolescenti maschi
  • Importanti novità nel percorso diagnostico e assistenziale connesso alle malattie rare, croniche e invalidanti esistenti (tra cui autismo e celiachia), corroborato dal riconoscimento di ulteriori 118 patologie (come l’endometriosi e la broncopneumopatia).

Una risposta reale e concreta ai bisogni sanitari di quelle persone, alcune almeno, che non vedevano rispettato il proprio diritto alla salute e alla pubblica sanità. L’impatto economico dei nuovi LEA rientra all’interno del più ampio Patto per la Salute, stimato nel 2016, per cui venivano previsti circa 115 miliardi di euro a fronte degli attuali 111 miliardi a disposizione della pubblica sanità. Nonostante siano stati previsti quasi 800 milioni di euro a favore del provvedimento (cifra che le Regioni ritengono minore rispetto alla spesa delle nuove prestazioni introdotte) il divario tra entrate e uscite del SSN si aggira intorno ai 3 miliardi di euro (su carta). In questo contesto, l’istituzione di una Commissione Nazionale dei LEA con la funzione ultima di garantire annualmente assistenza sanitaria aggiornata e pubblica a tutti i pazienti, rischia di trasformarsi in uno strumento per tirare la coperta (in questo caso copertura) sulle spese eccedenti rispetto i budget disponibili, innescando un meccanismo di estrema flessibilità dei servizi erogati dallo Stato. La riflessione che si invita a fare riguarda la garanzia di utilità sociale all’origine della Commissione, che rischia di essere condizionata da una pianificazione della spesa incoerente con le capacità economiche dello Stato, quindi da una logica economica e non più sanitario-assistenziale.

Martina Marino