• Titolo: Favole fuorilegge
  • Autore: Nicolai Lilin
  • Editore: Einaudi
  • Anno di pubblicazione: 2017
  • Numero di pagine: 166

Sinossi: Le favole sono sempre fuorilegge: basta dire «c’era una volta» per capovolgere la realtà con tutte le sue regole. Queste però lo sono davvero. Dopo averle ascoltate dalla bocca di suo nonno e averle custodite nella memoria, Lilin ce le regala accompagnate dai suoi disegni-tatuaggi, qui piú poetici e potenti che mai. Fiabe spiazzanti, dove i cattivi sono i servitori dello Stato e i lupi hanno molto da insegnare agli uomini. Negli spazi sconfinati di una Siberia mitica e selvaggia, non c’è albero, fiume, animale, che non prenda corpo e voce. L’universo può popolarsi di Madonne armate, sciabole che si fanno giustizia da sole, briganti che rubano l’oro per restituirlo al grande spirito della taiga. È la forza sovversiva della natura che permea ogni cosa e prende il sopravvento sull’ottusità e la prepotenza degli uomini.

Recensione: Nicolai Lilin torna nella sua terra d’origine e stavolta lo fa immergendosi nel folklore popolare, in modo da trasmetterci un’altra fetta di quella zona così lontana, bella e complicata che è la Siberia. Tutte le brevi favole da lui raccontate ci mostrano protagonisti umani e non che, a seconda delle proprie scelte, riescono o meno a raggiungere un certo risultato. Religione, amicizia, amore, principesse, demoni, orsi, volpi, pistole e Madonne si alternano in situazioni più o meno rocambolesche: alcune storie hanno un finale positivo, altre invece una triste fine che contiene una morale sul giusto comportamento; altre ancora servono invece a spiegare alcuni simboli della fredda terra siberiana ( come ad esempio, l’iconica “Madonna con le pistole”, protettrice dell’universo criminale russo). Tradizione e leggenda si fondono tra loro, unendosi però sotto un unico punto cardine, che dimostra essere ricorrente – a volte in maneria maggiormente palese, a volte meno – e che rappresenta la caratteristica “base” della società siberiana, o almeno di quella dei “criminali onesti”: la nobiltà d’animo, la sincerità della gente semplice, che non si fa corrompere dai soldi sporchi della politica zarista prima e comunista poi; che nonostante la dominazione politica non permette e non permetterà mai una dominazione personale. Un popolo, quello che emerge da queste favole, che ricorda immediatamente la fierezza e il fascino di una maestosa tigre, troppo fiera per essere ingabbiata. Una tigre che è anche pericolosa perché è nella sua natura e questo è quello che si capisce anche dai racconti, che non lesinano la violenza senza che però essa divenga gratuita, ma sempre “giustificata” da un fine nobile, quello appunto di difendere le vere e autentiche radici del popolo siberiano.

Nicolai Lilin è uno dei miei autori preferiti dai tempi di Educazione Siberiana (e non importa se, in seguito, sia stata sollevata più di una polemica riguardo la veridicità dei fatti narrati all’interno di quel libro, cosa che personalmente non mi ha fatto cambiare idea né sull’autore né su quello e sui successivi romanzi) e quando ho appreso dell’uscita di quest’altro libro ero molto curiosa di sapere come l’avrebbe sviluppato in modo da renderlo particolare. Acquistandolo, ho capito qual è la sua marcia in più: se da soli i racconti non bastassero per farvi immergere nelle gelide taighe siberiane, ci riusciranno di certo le illustrazioni, firmate dallo stesso Lilin – che per chi non lo sapesse, è un tatuatore professionista – che ci trasportano nell’universo carico di simboli, riti e tradizioni dei criminali “onesti”.  Malgrado si tratti di favole e quindi di un argomento che non a tutti potrebbe interessare, lo stile dell’autore, pulito, scarno e privo di inutili fronzoli iperletterari farà apprezzare queste storie anche a chi normalmente non ama il genere. Personalmente, ho adorato “La volpe e gli alci”, “L’inverno e l’estate” e “Vladimir e la saggia principessa”, che spiccano tra le altre per la trama e per l’incisività dei protagonisti.

E voi, cosa aspettate a viaggiare fino in Siberia?

Martina Mattone